martedì 22 novembre 2016

Corriere della Sera
(M. De Bac) Donne, personale medico, infermieri. Tutti vanno perdonati dal confessore per aver commesso il peccato di aborto. Lo annuncia il Papa nella Lettera apostolica «Misericordia et misera» pubblicata a conclusione del Giubileo. Una svolta definitiva, impressa ieri e per sempre. Il Codice canonico verrà presto aggiornato annunciano in Vaticano. «Perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d' ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo», è la formula utilizzata da Francesco. Il giudizio sull' interruzione volontaria di gravidanza resta severo, chiarisce il Pontefice: «Vorrei ribadire con tutte le mie forze che è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere o distruggere, quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre». Quindi Bergoglio conclude: «Ogni sacerdote si faccia guida, sostegno e conforto nell' accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione». In un' intervista a TV2000 il Papa aveva raccontato l' esperienza vissuta durante una visita alla maternità dell' ospedale romano San Giovanni: «C' era una donna che piangeva davanti ai suoi due gemellini, piccolini e bellissimi... Lei piangeva per il terzo gemello, morto. E ho pensato all' abitudine di mandar via i bambini prima della nascita. Grande responsabilità». Il prossimo rapporto del ministero della Salute sullo stato di applicazione della legge 194 sull' interruzione volontaria di gravidanza, atteso in queste settimane, indica un ulteriore calo di interventi, scesi nel 2015 sotto i 97 mila. Resta alto il numero di obiettori, più di 7 su 10 ginecologi in servizio, fino a 9 su 10 al Sud. «Le parole del Papa sono molto significative. Non dimentichiamo però che con l' obiezione dilagante i diritti delle donne sono violati», osservano Filomena Gallo, Associazione Luca Coscioni, e Riccardo Magi, segretario dei Radicali. Il documento «Misericordia et misera», tra l' altro, istituisce una Giornata mondiale dei Poveri, a metà novembre. «È un richiamo alle responsabilità per i governanti di tutto il mondo a rinnovare la lotta contro la fame. Un orrore senza limiti che richiede fermezza», afferma Paola Binetti, deputata di Ap. I cattolici accolgono la Lettera con favore. Per la parlamentare di Idea, Eugenia Roccella, «le donne pentite non dovranno andare dal vescovo per ottenere il perdono». Il presidente del Movimento Vita, Rodolfo Gigli, teme solo la «banalizzazione del peccato da parte dei preti». Monsignor Fisichella spiega: «Non c' è nessuna forma di lassismo nella Lettera che a scanso di equivoci insiste sulla gravità del peccato di cui si è consapevoli se si è pentiti». In una giornata storica, a Mosca risuonano le parole sferzanti del patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa. Che in un' intervista a una rete tv vicina al Cremlino paragona l' introduzione in Occidente delle nozze gay «all' apartheid in Sudafrica o alle leggi naziste. È una scelta che va contro la natura morale degli esseri umani».