venerdì 11 novembre 2016

Avvenire
(Stefania Falasca) «Papa Francesco non è attaccato alle sue parole. Le sue parole servono, alimentano noi ma lui non si attacca alle parole che pronuncia, va avanti, sempre va oltre. Neppure l' ombra di un narcisismo». È molto vera questa osservazione di padre Antonio Spadaro detta ieri alla presentazione a Borgo Santo Spirito della prima raccolta completa di messaggi, omelie e discorsi dell' allora arcivescovo di Buenos Aires dal 1999 al 2013. Nei tuoi occhi è la mia parola, è il titolo efficace che emerge dalla conversazione del direttore di Civiltà Cattolica avuta con Francesco e che è messa a incipit della raccolta: «Ho bisogno di avere un contatto, di guardare negli occhi, di ascoltare. Perché se non si guarda, non si ascolta la gente come si fa a predicare?». Nella conversazione con il confratello gesuita il Papa racconta di incontri ed esperienze vissute con le persone, in confessionale, nei dialoghi personali e di come tutto questo lo abbia sempre aiutato nel predicare. «Quanto più sei vicino alla gente più predichi meglio o più avvicini la Parola di Dio alla loro vita. Quanto più di allontani dalla gente e dai problemi della gente, tanto più ti rifugi in una teologia inquadrata del 'si deve e non si deve', che non comunica nulla, che è vuota, astratta, persa nel nulla, nei pensieri... A volte con le nostre parole rispondiamo a domande che nessuno pone». «Il ministero episcopale di Bergoglio non è fatto di discorsi, ma di fiuto» ha detto padre Arturo Sosa, preposito generale della Compagnia di Gesù, intervenuto alla presentazione del libro. «Francesco riconosce 'a fiuto' il modo in cui Dio agisce nel popolo che gli è stato affidato. Perché Dio non è da portare, Dio è già all' opera nel mondo, sempre». E questa è, per Sosa, una delle intuizioni di fondo di Bergoglio già da arcivescovo di Buenos Aires. E per lui l' omelia «è sempre politica», nel senso che contribuisce alla crescita del popolo. «Le parole del ministero pastorale di Bergoglio si nutrono di vita vissuta, di questioni aperte, frontiere attraversate, periferie percorse, sfide che hanno volti e nomi. Non sono dunque esercitazioni pastorali, riflessioni di scuola o meditazioni fatte al riparo dal mondo» ha voluto rilevare il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Nei quattordici anni di ministero episcopale che si susseguono nella raccolta edita da Rizzoli, «non ho trovato teorie o tecniche pastorali, ma vita vissuta, esperienza, saggezza», ha ripreso l' arcivescovo di Chicago, Blase Joseph Cupich, tirando fuori dalle quasi mille pagine di Bergoglio cinque modelli per un vescovo: «Annunciatore profondo delVangelo, della pace e della giustizia; formatore, servo della comunione ecclesiale; servo che serve il suo popolo; servitore di Gesù Cristo che trova Dio nel cuore del suo servizio ministeriale». «È la vita apostolica di papa Francesco, dove non c' è separazione tra vita spirituale e vita pastorale, sono intimamente connessi» ha detto Cupich. Per il prossimo membro del Collegio cardinalizio «egli incarna la spiritualità ministeriale del Concilio poi riproposta nel Sinodo sul sacerdozio del 1971». «La gente ha su di lui un forte potere trasformante. E noi vescovi dobbiamo imparare da lui a non separare mai l' azione pastorale dalla contemplazione». Padre Spadaro ha detto che non ha voluto raccogliere le omelie dell' allora cardinale Bergoglio in ordine tematico, ma semplicemente cronologico: «Avrebbe significato vivisezionare il suo vissuto». Un' intuizione felice perché non si vive per temi, si va avanti nel flusso della vita crescendo nella spiritualità, nell' esperienza, pensando non solamente 'con la Chiesa' ma, come diceva anche l' autore degli Esercizi spirituali, 'nella Chiesa'. E ciò implica insieme una fedeltà più profonda e una partecipazione più intima e di conseguenza un atteggiamento più spontaneo: l' attitudine di un vero figlio. In questo modo il suo mandato si è dispiegato fino all' elezione. Qualche giorno prima di quel 13 marzo del 2013 ci aveva detto - venendo a cena a casa nostra - dell' omelia già preparata che avrebbe pronunciato per la Messa Crismale del 28 marzo. Era un appuntamento atteso con la sua gente. Così come ci mostrò il biglietto aereo di ritorno già fissato. Ma il suo mandato apostolico era destinato a continuare qui, come successore del Pescatore di Galilea.