lunedì 21 novembre 2016

(Massimo Faggioli) Il primo livello è quello di un pontificato in cui la dimensione romana e curiale del papato è chiaramente meno distintivo della sua dimensione globale. Il livello istituzionale dell' azione di Francesco appare marginale, subordinato nell' agenda del Papa, ma è una marginalità che è in sé azione di riforma. Francesco ha istituito soltanto due nuovi dicasteri (il dicastero per i laici, la famiglia e la vita, e il dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale), in assenza (per ora) di una riforma complessiva del governo della chiesa.
Ma sarebbe una miopia non vedere i cambiamenti radicali concretizzati e culminati nel corso dell' anno giubilare: la continua enfasi sulla necessità di una umiltà istituzionale della chiesa; la nomina di nuovi cardinali da tutto il mondo in una ridefinizione del ruolo del cardinale da onorificenza a servizio; un governo della Curia romana che si può definire come in uno stato di sospensione, come un coma farmacologico indotto dal papa nel corpo della burocrazia vaticana: uno degli utilizzi della medicina della misericordia. Il secondo livello è quello ecclesiale. Francesco ha concluso il Sinodo dei vescovi del 2014-2015 con la pubblicazione nell' aprile scorso dell' esortazione Amoris Laetitia sull' amore nella famiglia, che contiene importanti nuove indicazioni sulla pastorale per le famiglie e le situazioni atipiche, cioè reali e non astratte. Si tratta del documento sulla famiglia più importante degli ultimi quarant' anni almeno, che rinnova il modo di interpretare una tradizione su amore e sessualità che risale almeno al concilio di Trento (1545-1563). Francesco ha nominato una commissione di studio sul diaconato delle donne, che dichiara aperto un dibattito che molti pretendevano chiuso per sempre, e che si inserisce in recenti sviluppi di altre chiese (è solo di qualche giorno fa la decisione del patriarcato ortodosso di Alessandria di restaurare il diaconato femminile). Inscindibile dal livello ecclesiale interno al cattolicesimo è il terzo livello, quello ecumenico: il terzo incontro (in tre anni) con il patriarca di Constantinopoli Bartolomeo a Lesbo, con i rifugiati; con il leader degli anglicani Justin Welby a Roma (che sosta in ginocchio in preghiera di fronte alla tomba di San Pietro, in un gesto di riconoscimento spirituale della funzione petrina del papa); con i luterani in Svezia per la commemorazione dei 500 anni dall' inizio della Riforma protestante. Questi incontri hanno cementato non solo la funzione ecumenica del papato romano, ma anche il suo riconoscimento da parte del vasto mondo delle chiese diverse da quelle storiche della Riforma, con molte meno riserve rispetto solo a qualche anno fa. Il quarto livello è quello interreligioso: l' incontro di Assisi per la Giornata mondiale di preghiera per la Pace; la pubblicazione dell' importante documento della Commissione per i rapporti religiosi con l' ebraismo che dichiara in maniera più forte che in passato la irrevocabilità dei doni di Dio a Israele; la visita alla sinagoga di Roma; l' udienza di papa Francesco al Grand Imam di al-Azhar, la scuola teologia più importante dell' Islam sunnita. Il quinto e ultimo livello è quello della profezia sociale sul piano mondiale e globale, che si interseca agli altri livelli. L' incontro con il patriarca di Mosca Kirill a Cuba ha confermato la funzione di Francesco di mediatore tra aree geopolitiche e tradizioni confessionali non solo diverse, ma anche divise da una storia di conflitti armati e straniamenti culturali. Il viaggio in Messico ha rappresentato la necessaria appendice per comprendere il viaggio del settembre 2015 negli Stati Uniti, ormai ex indiscussa potenza mondiale, il paese-chiave per comprendere le ambiguità morali del cristianesimo oggi di fronte alle questioni dell' immigrazione, esclusione economica e sociale, nazionalismo e militarismo in un contesto di crisi dell' ethos democratico. Il convegno vaticano su nonviolenza e pace, promosso dal dicastero «Giustizia e Pace» insieme al movimento Pax Christi, ha riaperto il dibattito su pace e guerra giusta nel magistero della chiesa e papale, in una sfida alle tentazioni di fare del cattolicesimo la legittimazione della reazione dell' occidente contro il terrorismo. Il viaggio a Lesbo (da cui Francesco ha portato a Roma dodici rifugiati, in un Vaticano riconvertito da rifugio del papa dopo la perdita del potere temporale a rifugio per i rifugiati) ha preceduto solo di qualche settimana il premio Karlspreis conferito a papa Francesco, con una Europa che nel tentativo di ritrovare se stessa si appella a un gesuita argentino. I viaggi in Armenia e in Georgia e Azerbaijan hanno portato il papa nelle periferie d' Europa ma soprattutto periferie di potenze imperiali che hanno usato e stanno tentando di tornare a usare la religione come instrumentum regni. Col suo discorso al terzo incontro mondiale dei movimenti popolari Francesco ha presentato un' alternativa radicale all' attuale sistema economico e sociale che esclude programmaticamente crescenti fasce della popolazione, facendo del papato la voce ormai sopita di un progressivismo politico assorbito dal liberalismo della «identity politics». In questi cinque livelli, durante il giubileo straordinario della misericordia il papato ha evidenziato in maniera sempre più inequivocabile la linea a tratti evidente a tratti sotterranea che collega Francesco a Giovanni XXIII e alla sua intuizione di convocare il concilio Vaticano II. Il pontificato di Francesco ripropone senza timori e senza apologetiche il messaggio del Vaticano II. Il cambiamento di paradigma teologico ed ecclesiale rispetto alle nostalgie preconciliari è irreversibile. Il giubileo straordinario appena conclusosi ha consolidato il progetto di papa Francesco, conducendo ad una radicalizzazione e isolamento dell' opposizione interna alla chiesa: questa è una sfida in via di soluzione. Nella chiesa cattolica globale oggi non c' è una alternativa intellettualmente e spiritualmente capace di proporsi come antagonista credibile e non caricaturale del cattolicesimo di Bergoglio. Il discorso si sta spostando dal piano interno ecclesiale al piano sociale e politico globale. La fondamentale opposizione tra lo spirito del tempo culminato (per ora) con l' elezione di Donald Trump e il messaggio sociale di papa Francesco è una sfida aperta di fronte a noi. Le parole chiave del giubileo e del pontificato di Francesco misericordia e poveri pongono il cattolicesimo sulla sponda opposta rispetto a una marea crescente: l' avanzata dei populismi, la paura dell' altro nei rifugiati, il collasso della fede nella democrazia come collasso dei legami di solidarietà non immediati, la popolarità dell' uomo forte come figura salvifica. La popolarità di Francesco è anche frutto della percezione di questo papa come ultimo bastione del noto contro l' avanzata dell' ignoto. La globalizzazione del cattolicesimo e del papato comporta anche la globalizzazione della definizione del vescovo come defensor civitatis. Non è più solo la civitas di Roma, ma la civiltà occidentale.