venerdì 18 novembre 2016

(Luis Badilla - ©copyright) Tecnicamente quella di Stefania Falasca (Avvenire) a Papa Francesco è un'intervista, ma in realtà è una "conversazione" tra una persona, la giornalista Stefania Falasca, preparata e desiderosa di colloquiare veramente con il Papa, e un Francesco che accetta con umiltà e disponibilità la sfida giornalistica: spiegare il suo pensiero, il suo "intimo" del ministero e del magistero pontificio. Non solo uno splendido momento del giornalismo italiano ma anche un'istantanea del pontificato del quale si sentiva un enorme bisogno. Stefania Falasca, precisa, puntuale, coraggiosa e senza sconti né eufemismi, si rivolge a Papa Francesco chiamandolo semplicemente "padre" (Jorge Mario Bergoglio a più riprese ha detto: "Ciò che mi piace di più è essere prete" e perciò "preferisco essere chiamato padre").
E' vero, tra loro esiste una vecchia amicizia, lontana nel tempo, ma la giornalista resta sempre centrata nel suo ruolo senza cercare lo scoop, la frase per il caso mediatico, ciò che serve per vendere e per squillare sulla piazza dove si piazzano merci. E' chiara la sua intenzione e il suo progetto: porre al Papa domande su questioni di fondo, rilevanti, necessarie e a volte urgenti affinché lui si possa spiegare con calma, ragionando, denudando i passi del suo agire quotidiano nonché del suo pensiero. 
Il Papa partecipa con sincerità e generosità. In molti passaggi il racconto somiglia molto ad una "confessione". Viene in mente  François de La Rochefoucauld e la sua celebre  frase: "La confidenza alimenta la conversazione più dell'intelligenza". Leggendo questa conversazione si ha l'impressione di prendere parte ad un viaggio sul mare: “Ci si stacca da terra quasi senza accorgersene, per avvedersi poi di aver lasciato riva solo quando si è già molto lontani."
Fra le numerose interviste rilasciate da Papa Francesco, questa di oggi, resterà fra quelle da non dimenticare e tenere sempre a portata di mano.