martedì 29 novembre 2016

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Ieri Papa Francesco, ai partecipanti della Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze - riuniti per discutere su "Scienza e Sostenibilità. Impatto delle conoscenze scientifiche e della tecnologia sulla società umana e sul suo ambiente", ha sottolineato un tema da lui molto sentito: "La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza che cercano anzitutto il profitto è dimostrata dalla “distrazione” o dal ritardo nell’applicazione degli accordi mondiali sull’ambiente, nonché dalle continue guerre di predominio mascherate da nobili rivendicazioni, che causano danni sempre più gravi all’ambiente e alla ricchezza morale e culturale dei popoli."
E' una riflessione che riecheggia il paragrafo 54 della Laudato si': "La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti."
Fermo restando la rilevanza del pensiero di Francesco nell'ambito della questione specifica dell'ambiente, non va sottovalutato il giudizio del Papa sulla politica sottomessa alla finanza e alla tecnologia, e cioè la sua patologica condizione di sudditanza nonostante appartenga proprio alla politica il primato della ricerca e della salvaguardia bene comune. 
E' questo un pensiero, quasi un'angoscia, che attraversa costantemente il magistero di Francesco, il quale sembrerebbe ritenere che in questa insolita condizione del bene comune, ostaggio dei meccanismi e interessi della finanza (spesso tramite la corruzione), vi sia la spiegazione ultima del fallimento della politica e dei politici, quest'ultimi sempre meno credibili agli occhi delle persone e dei popoli. Non è, ovviamente, una condanna e un rifiuto della politica bensì di una certa forma di fare politica ed essere uomo politico. 
La sudditanza della politica alla finanza significa, in concreto, che è sempre più assente e irrilevante il supremo criterio del bene comune che invece dovrebbe essere alla base e alla radice di ogni governo, di ogni potere. Da questa sottomissione della politica ne consegue dunque l'abbandono del destino dei popoli nelle mani di coloro che hanno come orizzonte il profitto, il guadagno, gli interessi di una parte minoritaria. Si tratta di una sconfitta dell’umanità e le conseguenze le vediamo ogni istante e ovunque.
Nella Laudato si', il Papa ha scritto inoltre: "L’alleanza tra economia e tecnologia finisce per lasciare fuori tutto ciò che non fa parte dei loro interessi immediati." E' un'altra verità da tener sempre presente, perché nell'intreccio finanza-economia-tecnologia la prima a perdere le sue prerogative, uniche ed esclusive, è stata proprio la politica.
Al tempo stesso, come conseguenza immediata, vediamo anche il deterioramento della tempra morale dei politici che addirittura sembrano aver convinto i popoli – a partire soprattutto dai media - che fa parte del gioco (politico) mentire senza limiti né scrupoli. La bugie di Trump durante la campagna vengono analizzate e proposte come “cose naturali nei politici” e ciò che conta ora, si aggiunge, è vedere “le cose che farà”. 
Una tale realtà, dove ingannatore e ingannato, sembrano accettare come naturale e normale il loro rapporto basato sulla menzogna in teoria dovrebbe essere suscitare uno scandalo ... e invece ci siamo lentamente assueffati a questo genere di condotta, in un torpore progressivo delle nostre coscienze.
E semplicemente ripugnante che si provi a convincere l’opinione pubblica sulla bontà della menzogna e nessuno o pochi reagiscano.