venerdì 11 novembre 2016

(Luis Badilla - ©copyright) Questa volta la conversazione tra Papa Francesco ed Eugenio Scalfari, due pagine de La Repubblica, è divisa in due parti: la prima un lungo e ampio racconto personale sul mondo dopo l’inattesa vittoria di Trump e poi seguono le 14 domande  al Santo Padre (alcuni piuttosto lunghe e articolate) e dunque le risposte.
La pagina dedicata a questa parte presenta questi richiami:
- (Il denaro) Crea disparità. Questo è il male maggiore che esiste al mondo e contro cui lottiamo.
- (Comunista?) Più volte me lo hanno detto, ma sono i comunisti che la pensano come i cristiani.
- (Il popolo) Il popolo dei poveri deve entrare nella politica grande, creativa, quella descritta da Aristotele.
- (Avversari) Non direi che ho molti avversai nella Chiesa. La fede ci unifica tutti, poi ciascuno ha visioni diverse.
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Ecco alcune domande e alcune risposte: 
- Santità, cosa pensa di Donald Trump? 
“Io no do giudizi sulle persone e sugli uomini politici, voglio solo capire quale sono le sofferenze che il loro modo di procedere causa ai poveri e agli esclusi” 
- Quale allora in questo momento tanto agitato la sua preoccupazione principale? 
“Quella dei profughi degli immigranti. In piccola parte cristiani ma questo non cambia la situazione per quanto ci riguarda, la loro sofferenza e il loro disagio: le cause sono molte e noi facciamo il possibile per farle rimuovere. Purtroppo molto volte sono soltanto provvedimenti avversati dalle popolazione che temono di vedersi sottrarsi il lavoro e ridurre i salari. Il denaro è contro i poveri oltreché contro gli immigranti e i rifugiati, ma ci sono anche i poveri dei Paesi ricchi i quali temono l’accoglienza dei loro simili provenienti da Paesi poveri. E’ un circolo perverso e deve essere interrotto. Dobbiamo abbattere i muri che dividono: tentare di accrescere il benessere e renderlo più diffuso, ma per raggiungere questo risultato dobbiamo abbattere i muri e costruire ponti che consentano di fa diminuire le diseguaglianze e accrescano la libertà e i diritti. Maggiore diritti e maggiore libertà.”
- Lei mi disse qualche tempo fa che il precetto ‘Ama il prossimo come te stesso’ doveva cambiare, dati i tempi bui che stiamo attraversando, è diventare ‘più di te stesso’.  Lei dunque vagheggia una società dominata dall’eguaglianza. Questo, come Lei sa, è il programma del socialismo marxiano e poi del comunismo. Lei pensa dunque una società del tipo marxiano?
“Più volte è stato detto e la mia risposta è stata sempre che, semmai, sono i comunisti che la pensano come i cristiani. Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere. Non i demagoghi, non i barabba, ma il popolo, i poveri, che abbiano fede nel Dio trascendente oppure non, sono loro che dobbiamo aiutare per ottenere l’eguaglianza e la libertà”.

- Mentre l’ascolto, sempre più mi confermo di ciò che provo per Lei: di un pontificato come il suo ce ne sono stati pochi. Del resto Lei ha parecchi avversari dentro la sua Chiesa.
Avversari non direi. La fede ci unifica tutti. Naturalmente ciascuno di noi individui vede le stesse cose in modo diverso; il quadro oggettivamente è il medesimo ma soggettivamente è diverso. Ce lo siamo detto più volte, lei ed io”.