martedì 15 novembre 2016

Vaticano
Messaggio per la Giornata Mondiale della Pesca (21 novembre 2016)
Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti 
Dal 1998, il 21 novembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Pesca per sottolineare l’importanza di preservare gli oceani e la vita marina che dà nutrimento a miliardi di persone nel mondo e opportunità di impiego ad oltre 50 milioni. Nella Lettera enciclica Laudato Sì, Papa Francesco menziona alcune delle minacce alle risorse marine naturali che ne provocano la distruzione: “Molte delle barriere coralline del mondo oggi sono sterili o sono in continuo declino: ‘Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?’(1).
 Questo fenomeno è dovuto in gran parte all’inquinamento che giunge al mare come risultato della deforestazione, delle monoculture agricole, dei rifiuti industriali e di metodi distruttivi di pesca, specialmente quelli che utilizzano il cianuro e la dinamite” (n. 41). Poiché si tratta di un patrimonio comune dell’umanità, Papa Francesco interpella ciascuno di noi a “ ... collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità” (n. 14).
Per questo motivo, attendiamo con impazienza l’attuazione dell’Accordo sulle misure dello Stato di approdo intese a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (PSMA), adottato come trattato FAO nel 2009. Dopo vari anni di sforzi diplomatici, esso è finalmente entrato in vigore il 5 giugno scorso ed è attualmente giuridicamente vincolante per i 29 Paesi e l’organizzazione regionale che l’hanno firmato(2) . Mediante l’adozione e la messa in atto di misure effettive dello Stato di approdo, tale accordo (PSMA) è il primo trattato internazionale obbligatorio inteso a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU), un problema ambientale importante che provoca gravi danni economici e rappresenta una minaccia alla sicurezza alimentare di numerosi Paesi(3) .
Tuttavia la nostra preoccupazione non si limita alle risorse marine. È ampiamente riconosciuto che l’industria della pesca è tra le più pericolose al mondo per i frequenti incidenti sul lavoro e l’elevato tasso di mortalità. In questa Giornata Mondiale della Pesca, vogliamo pertanto richiamare l’attenzione anche sui numerosi pescatori che vivono situazioni di sfruttamento ed abuso.
Purtroppo non è a tutti nota la tragica realtà in cui, nell’industria della pesca, centinaia di migliaia di migranti interni/transnazionali sono vittime del traffico di esseri umani e destinati al lavoro forzato a bordo delle navi da pesca.
Ciò è favorito da una rete di organizzazioni criminali e individui che sfruttano persone che provengono da situazioni di miseria e sono alla disperata ricerca di un lavoro che possa aiutarli a spezzare il cerchio della povertà. Essi, invece, finiscono per cadere vittime della tratta e della schiavitù per debiti, spesso senza alcuna via di uscita. Questo perché le navi da pesca restano lunghi periodi in mare (che vanno da alcuni mesi a diversi anni) e ciò rende difficile, per non dire impossibile, per le vittime di questi crimini denunciare tali situazioni.
In risposta all’appello di Papa Francesco: “La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre alle singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale”(4) , noi, come Chiesa cattolica, ci rivolgiamo nuovamente ai Governi affinché ratifichino la Convenzione dell’Ufficio Internazionale del Lavoro sul Lavoro nella Pesca del 2007 (ILO, n. 188), per creare un ambiente sicuro a bordo delle navi da pesca e migliori condizioni di benessere per i pescatori. Nell’ottobre 2016, la Convenzione è stata ratificata da nove Stati costieri(5) , e quindi occorre ancora la ratifica di un solo Paese perché possa entrare in vigore.
Mentre esprimiamo la nostra gratitudine ai cappellani e ai volontari dell’Apostolato del Mare per la loro dedizione e il loro impegno, li invitiamo ad essere vigili e ad intensificare la loro presenza nei porti di pesca, al fine di identificare e soccorrere le vittime della tratta. È altresì necessario che l’Apostolato del Mare lavori a più stretto contatto con i responsabili delle comunità di pesca per educare e prevenire la tratta di esseri umani proponendo alternative possibili di lavoro e sussistenza.
Maria, Stella Maris, continui ad essere fonte di forza e protezione per tutti i pescatori e le loro famiglie.
Antonio Maria Card. Vegliò
Presidente
P. Gabriele Bentoglio, cs
Sotto-Segretario