venerdì 11 novembre 2016

Vaticano
L’udienza del Papa ai partecipanti al giubileo delle persone socialmente escluse. Con il piccolo popolo dei poveri
L'Osservatore Romano
Davanti a Papa Francesco c’è “il piccolo popolo dei poveri”. Sono in tremilacinquecento tra uomini, donne, anziani: il “popolo” delle persone socialmente escluse, riunite venerdì mattina, 11 novembre, nell’Aula Paolo VI per celebrare il loro giubileo. Ad animare il pellegrinaggio è l’associazione francese Fratello, promotrice del festival europeo della gioia e della misericordia, che fino a domenica 13 porterà a Roma seimila persone fragili ed emarginate, insieme ai loro accompagnatori. All’inizio dell’incontro, è stato il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, a presentarli al Pontefice, sottolineando che l’incontro è avvenuto proprio nel giorno in cui la Chiesa ricorda san Martino, padre dei poveri.
Nell’assicurare che i poveri sono contenti di sentirsi nel cuore della Chiesa, il porporato ha ricordato che essi sono parte della grande fraternità della Chiesa, anzi, sono il suo tesoro. Non a caso, ciò che caratterizza gli amici di Gesù è di avere sempre con loro i poveri. Successivamente, Etienne Villemain, presidente di Fratello, ha raccontato al Papa le origini dell’associazione, nata poco più di dieci anni fa quando tre giovani e tre uomini che vivevano in strada decisero di condividere l’alloggio. Attualmente, sono circa trecento in Francia a usufruire di questi appartamenti condivisi. E a poco a poco questa esperienza si sta diffondendo in altre regioni d’Europa.
Villemain ha raccontato che in questi alloggi, al mattino, prima di uscire per andare al lavoro, vengono recitate le lodi e viene trascorso del tempo in adorazione del Santissimo Sacramento. Tutte le persone che vivono in strada, se lo desiderano, possono unirsi alla preghiera. Il presidente ha sottolineato che questa esperienza permette di condividere fraternamente la quotidianità, confidando che vivere con i poveri è una grande scuola d’evangelizzazione, perché con loro si respira il Vangelo, si impara ad amare e a perdonare, a diventare amici e fratelli, e si fa la scoperta di sentirsi poveri e vulnerabili.
È stata poi la volta di due persone che hanno sperimentato direttamente il disagio e la difficoltà della strada. Il primo a parlare è stato Christian, il quale ha raccontato la vicenda della sua malattia e degli anni passati in carcere. Ha ricordato l’incontro con Papa Francesco nel 2004, durante il primo pellegrinaggio organizzato dall’associazione Fratello, e ha detto di aver trovato la pace in Cristo scoprendo la tenerezza dell’amore di Dio. Negli ultimi tempi, ha spiegato, è entrato a far parte di una corale di strada a Nantes, creata per accompagnare la sepoltura dei senza tetto e dei poveri che venivano portati al cimitero nella più completa solitudine. Adesso, grazie anche al contributo di questa corale, le cose sono cambiate e tutti vengono sepolti con dignità. Christian ha chiesto al Papa di continuare la sua azione in favore della pace e gli ha assicurato la preghiera sua e di tutti i poveri per le sue intenzioni.
L’altra testimonianza è stata quella di Robert Swiderski, il quale, dopo aver ringraziato in particolare i camilliani che l’hanno aiutato attraverso un centro sociale, ha raccontato la sua esperienza, rivelando di essersi allontanato da Dio e dai valori cristiani, ma di aver incontrato qualcuno che lo ha aiutato a riflettere. Ha poi sottolineato come per tante persone che vivono in strada la vita è molto dura e difficile; ma esse hanno la certezza di sentirsi sostenute e amate dal Pontefice.
Al termine, il Pontefice ha recitato questa preghiera: «Dio Padre di tutti noi, di ciascuno dei tuoi figli, ti chiedo di darci forza, di darci gioia, di insegnarci a sognare per guardare avanti, di insegnarci a essere solidali, perché siamo fratelli e che ci aiuti a difendere la nostra dignità. Tu sei il padre di ciascuno di noi, il vicino Padre, benedicici». Quindi alcuni poveri lo hanno circondato, appoggiando le loro mani sulle sue spalle e pregando per lui.

L'Osservatore Romano, 11-12 novembre 2016