mercoledì 23 novembre 2016

Vaticano
Le prospettive pastorali di «Amoris laetitia». A concreto servizio del Vangelo
L'Osservatore Romano
(Lluís Martínez Sistach) Papa Francesco ha fatto un omaggio a tutte le famiglie con la sua esortazione apostolica Amoris laetitia; il cardinale Baldisseri ha giustamente detto che l’esortazione giunge in un momento in cui l’istituzione della famiglia vive una delle crisi più serie della sua storia.
Il Pontefice dedica due capitoli all’aspetto essenziale nel matrimonio e nella famiglia: l’amore. Pur essendo ovvio, lo spiega dicendo che «non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare» (n. 89). Da qui i titoli dei capitoli quarto e quinto: «L’amore nel matrimonio» e «L’amore che diventa fecondo».
In tutta l’esortazione si insiste sull’idea del matrimonio e della famiglia come intima comunità di vita e di amore. Ma lo stesso Papa riconosce che la parola «amore», che è una delle parole più utilizzate, molte volte appare sfigurata. Fa quindi un’analisi molto bella e intensa dell’inno alla carità di san Paolo (1 Corinzi, 13, 4-7), in cui troviamo alcune caratteristiche dell’amore vero. Si rimane colpiti dinanzi alla capacità d’introspezione psicologica del Papa. È un trattato sulla bellezza della quotidianità dell’amore.
I contenuti di Amoris laetitia esortano a una riflessione e a un rinnovamento della pastorale familiare, a un’autentica conversione pastorale nel senso espresso dall’Evangelii gaudium. Il compito che l’esortazione ci affida è arduo, in quanto negli interventi fatti durante le assemblee sinodali sono state presentate le diverse situazioni concrete della vita coniugale e delle famiglie in tutto il mondo. La realtà esige perciò uno sforzo rinnovato da parte di tutti.
Come ha riportato il Papa, i padri sinodali si sono trovati d’accordo nel dire che «il principale contributo alla pastorale familiare viene offerto dalla parrocchia, che è una famiglia di famiglie, dove si armonizzano i contributi delle piccole comunità, dei movimenti e delle associazioni ecclesiali» (n. 202). Occorre soffermarsi sulla preparazione remota e prossima al matrimonio, che ha inizio negli anni dell’adolescenza e continua nella gioventù. Bisogna aiutare i giovani a scoprire il valore e la ricchezza del matrimonio. Devono poter percepire il fascino di un’unione piena che eleva e perfeziona la dimensione sociale dell’esistenza, che attribuisce alla sessualità il suo senso migliore, e al tempo stesso promuove il bene dei figli e offre loro il contesto più idoneo per la maturazione e l’educazione. Importante è anche la preparazione immediata alla celebrazione del sacramento e l’accompagnamento dei coniugi, soprattutto nei primi anni.
Si tratta di avvicinarsi alle persone per conoscerle concretamente e per offrirsi di accompagnarle e di aiutarle sull’esempio del buon samaritano. La pastorale implica un’attenzione per le persone e per le famiglie concrete. Nelle pagine dell’esortazione c’è uno sguardo aperto, profondamente positivo, che si nutre non di astrazioni e progetti ideali, ma di attenzione pastorale per la realtà. Il Papa afferma che «ai Pastori compete non solo la promozione del matrimonio cristiano, ma anche il discernimento pastorale delle situazioni di tanti che non vivono più questa realtà» (n. 293).
In Amoris laetitia la vita cristiana viene continuamente presentata come un processo che si sta realizzando, e deve tendere al raggiungimento del suo ideale. Giovanni Paolo II ha proposto la «legge della gradualità» con la consapevolezza che l’essere umano conosce, valorizza e realizza il bene morale in base a diverse fasi di crescita. La pastorale deve tenere particolarmente conto di questa legge della gradualità, che è diversa dalla «gradualità della legge».
La coscienza non solo può comprendere che una situazione non risponde oggettivamente alla proposta generale del Vangelo, ma può anche discernere con sincerità e onestà quella che, per il momento, è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che è quello l’impegno che Dio le sta chiedendo in mezzo alla complessità concreta dei suoi limiti. Ma è anche vero che il pastore sa che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove fasi di crescita nel processo di vita cristiana e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.
Il magistero di Papa Francesco porta a riscoprire l’importanza della coscienza personale nella vita cristiana e nella vita della Chiesa. La coscienza, ci dice il Vaticano II, «è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità» (Gaudium et spes, n. 16). E poi aggiunge: «Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità» (ibidem).
L’esortazione raccomanda al sacerdote di accompagnare i divorziati e quanti sono coniugati solo civilmente o semplicemente uniti per un processo di discernimento interiore, per poter così riuscire a conoscere in coscienza qual è la loro situazione dinanzi a Dio, in vista di una loro maggiore integrazione nella comunità cristiana; infine, in presenza di circostanze attenuanti o esimenti, per permettere loro di ricevere l’aiuto dei sacramenti. Amoris laetitia applica il principio della morale tradizionale della Chiesa riportato nel Catechismo della Chiesa cattolica su queste circostanze che diminuiscono o eliminano la colpevolezza soggettiva grave (cfr. n. 1735 e 2352).
L’asse, o per meglio dire la finalità, del capitolo VIII di Amoris laetitia consiste nel cercare una maggiore integrazione di tutti nella comunità cristiana, anche di quanti vivono situazioni cosiddette “irregolari”.
Per concretizzare l’impegno di offrire a questi battezzati una maggiore integrazione nella comunità, bisogna fare quanto indicato da Amoris laetitia: occorre «discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate possano essere superate». Il Papa aggiunge che questa maggiore integrazione sarà un bene per loro e anche per l’educazione cristiana dei figli che devono essere considerati i più importanti. Bisogna rallegrarsi della maggiore integrazione dei battezzati nella comunità cristiana. Non si tratta di un ritorno alla casa paterna della Chiesa perché non sono stati scomunicati. Questa maggiore integrazione può però non essere compresa o non essere accettata da alcuni membri della comunità. Va ricordato che tutti noi cristiani siamo peccatori, come lo erano il figlio minore e il figlio maggiore della parabola evangelica, e che tutti dobbiamo convertirci ed essere misericordiosi. 
L'Osservatore Romano, 22-23 novembre 2016