domenica 13 novembre 2016

(a cura Redazione "Il sismografo")
Domenica 6 novembre 2016
*** Santa Messa in occasione del Giubileo dei carcerati. Omelia del Santo Padre
- "Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione"
Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco presiede la Celebrazione Eucaristica in occasione del pellegrinaggio giubilare dei detenuti con i loro famigliari, del personale penitenziario, dei cappellani delle carceri e delle associazioni che offrono assistenza all’interno o all’esterno delle carceri, indetto nei giorni 5-6 novembre nel contesto delle celebrazioni dell’Anno della Misericordia.
Omelia del Santo Padre
Il messaggio che la Parola di Dio oggi vuole comunicarci è certamente quello della speranza.
Uno dei sette fratelli condannati a morte dal re Antioco Epifane dice: «Da Dio si ha la speranza di essere di nuovo da lui risuscitati» (2 Mac 7,14). Queste parole manifestano la fede di quei martiri che, nonostante le sofferenze e le torture, hanno la forza di guardare oltre. Una fede che, mentre riconosce in Dio la sorgente della speranza, mostra il desiderio di raggiungere una vita nuova.
Allo stesso modo, nel Vangelo, abbiamo ascoltato come Gesù con una risposta semplice ma perfetta cancelli tutta la banale casistica che i sadducei gli avevano sottoposto. La sua espressione: «Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38), rivela il vero volto del Padre, che desidera solo la vita di tutti i suoi figli. La speranza di rinascere a una vita nuova, quindi, è quanto siamo chiamati a fare nostro per essere fedeli all’insegnamento di Gesù.
La speranza è dono di Dio. Essa è posta nel più profondo del cuore di ogni persona perché possa rischiarare con la sua luce il presente, spesso turbato e offuscato da tante situazioni che portano tristezza e dolore. Abbiamo bisogno di rendere sempre più salde le radici della nostra speranza, perché possano portare frutto. In primo luogo, la certezza della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione.
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
L'Angelus di Papa Francesco
- "Ma attenzione! La risurrezione non è solo il fatto di risorgere dopo la morte, ma è un nuovo genere di vita che già sperimentiamo nell’oggi"
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
A pochi giorni di distanza dalla solennità di Tutti i Santi e dalla Commemorazione dei fedeli defunti, la Liturgia di questa domenica ci invita ancora a riflettere sul mistero della risurrezione dei morti. Il Vangelo (cfr Lc 20,27-38) presenta Gesù a confronto con alcuni sadducei, i quali non credevano nella risurrezione e concepivano il rapporto con Dio solo nella dimensione della vita terrena. E quindi, per mettere in ridicolo la risurrezione e in difficoltà Gesù, gli sottopongono un caso paradossale e assurdo: una donna che ha avuto sette mariti, tutti fratelli tra loro, i quali uno dopo l’altro sono morti.
(Testo)
I saluti del Santo Padre dopo l'Angelus
- Un appello di Francesco in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti
Il ricordo dei 38 beati martiri albanesi
Car fratelli e sorelle,
in occasione dell’odierno Giubileo dei carcerati, vorrei rivolgere un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri in tutto il mondo, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti. Inoltre, desidero ribadire l’importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società. In modo speciale, sottopongo alla considerazione delle competenti Autorità civili di ogni Paese la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento.
Due giorni fa è entrato in vigore l’Accordo di Parigi sul clima del Pianeta. Questo importante passo avanti dimostra che l’umanità ha la capacità di collaborare per la salvaguardia del creato (cfr Laudato si’, 13), per porre l’economia al servizio delle persone e per costruire la pace e la giustizia. Domani, poi, comincerà a Marrakech, in Marocco, una nuova sessione della Conferenza sul clima, finalizzata, tra l’altro, all’attuazione di tale Accordo. Auspico che tutto questo processo sia guidato dalla coscienza della nostra responsabilità per la cura della casa comune.
***
Ieri a Scutari, in Albania, sono stati proclamati Beati trentotto martiri: due vescovi, numerosi sacerdoti e religiosi, un seminarista e alcuni laici, vittime della durissima persecuzione del regime ateo che dominò a lungo in quel Paese nel secolo scorso. Essi preferirono subire il carcere, le torture e infine la morte, pur di rimanere fedeli a Cristo e alla Chiesa. Il loro esempio ci aiuti a trovare nel Signore la forza che sostiene nei momenti di difficoltà e che ispira atteggiamenti di bontà, di perdono e di pace.
***
Saluto tutti voi pellegrini, venuti da diversi Paesi: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni. In particolare, saluto i fedeli di Sydney e di San Sebastián de los Reyes, il Centro Académico Romano Fundación e la Comunità cattolica venezuelana in Italia; come pure i gruppi di Adria-Rovigo, Mendrisio, Roccadaspide, Nova Siri, Pomigliano D’Arco e Picerno.
A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

Lunedì 7 novembre 2016
*** Udienza ai partecipanti all’Incontro sulla Tratta degli esseri umani promosso da “RENATE” (Religious in Europe Networking Against Trafficking and Exploitation)
Discorso del Santo Padre
Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla II Assemblea di “RENATE” (Religious in Europe Networking Against Trafficking and Exploitation) sul tema: “Ending trafficking begins with us”, che ha luogo a Roma dal 6 al 12 novembre 2016.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’incontro:
Discorso del Santo Padre
Care sorelle e fratelli,
do il cordiale benvenuto a voi che prendete parte a questa Seconda Assemblea della Rete Religiosa Europea contro la Tratta e lo Sfruttamento. Ringrazio Suor Imelda Poole per le sue gentili parole di saluto da parte vostra e vi offro i miei più sinceri auguri perché queste giornate di preghiera, riflessione e confronto siano fruttuose. Opportunamente questa vostra Assemblea ha luogo a Roma durante il Giubileo Straordinario della Misericordia. In questo tempo di grazia, tutti noi siamo invitati ad entrare più profondamente nel mistero della misericordia di Dio e, come il Buon Samaritano, portare il balsamo di tale misericordia alle tante ferite presenti nel nostro mondo.
[Text: Italiano, English]
*** Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa, Greg Burke, sulle presunte ordinazioni episcopali senza il Mandato Pontificio in Cina Continentale
(Comunicato) 
Martedì 8 novembre 2016
*** Papa Francesco ha ricevuto in Udienza alla signora Emma Bonino
*** Santa Marta: omelia del Santo Padre
Servo ma libero, figlio e non schiavo: è questo l’aspetto dell’identità del cristiano approfondito da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta nella mattina di martedì 8 novembre. Punto di partenza della riflessione è stato il brano del Vangelo di Luca (17, 7-10) nel quale Gesù afferma: «Siamo servi inutili».
Ma cosa significa questa espressione? Per aiutare la comprensione, il Pontefice ha attinto da un altro elemento della liturgia quotidiana, la preghiera della colletta, nella quale, ha ricordato, «abbiamo pregato chiedendo tre grazie», ovvero: «Allontana, Signore, ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché nella serenità del corpo e dello spirito possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio». Un’orazione nella quale sono riassunti i passi necessari per raggiungere la giusta dimensione del servizio, che è quella di essere «servi inutili».
Innanzitutto, ha detto il Papa, «la prima cosa che abbiamo chiesto è che il Signore allontani gli ostacoli, per servirlo bene, per servirlo liberamente, come figli». Dei tanti ostacoli che un cristiano può trovare sul suo cammino e che «impediscono di diventare servi», se ne possono ricordare almeno due. Uno è, sicuramente, «la voglia di potere». Una difficoltà comune, che si incontra facilmente nella vita quotidiana: quante volte, ha esemplificato Francesco, «forse a casa nostra» c’è chi dice: «Qui comando io!», o quante volte, anche «senza dirlo», abbiamo fatto sentire agli altri questa nostra «voglia di potere»? Invece Gesù «ci ha insegnato che colui che comanda diventi come colui che serve» e che «se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti». Gesù, cioè, «capovolge i valori della mondanità, del mondo».
*** Radio María. Videomessaggio del Papa: “Seminate verità, chi semina mezze verità fa danno”
Mercoledì 9 novembre 2016
*** L'Udienza generale di Papa Francesco
- "Gesù ci ha donato la possibilità di essere liberi nonostante i limiti della malattia e delle restrizioni"
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La vita di Gesù, soprattutto nei tre anni del suo ministero pubblico, è stata un incessante incontro con le persone. Tra queste, un posto speciale hanno avuto gli ammalati. Quante pagine dei Vangeli narrano questi incontri! Il paralitico, il cieco, il lebbroso, l’indemoniato, l’epilettico, e innumerevoli malati di ogni tipo… Gesù si è fatto vicino a ognuno di loro e li ha guariti con la sua presenza e la potenza della sua forza risanatrice. Pertanto, non può mancare, tra le opere di misericordia, quella di visitare e assistere le persone malate.Insieme a questa possiamo inserire anche quella di essere vicino alle persone che si trovano in prigione. Infatti, sia i malati che i carcerati vivono una condizione che limita la loro libertà.
E proprio quando ci manca, ci rendiamo conto di quanto essa sia preziosa! Gesù ci ha donato la possibilità di essere liberi nonostante i limiti della malattia e delle restrizioni. Egli ci offre la libertà che proviene dall’incontro con Lui e dal senso nuovo che questo incontro porta alla nostra condizione personale.
Con queste opere di misericordia il Signore ci invita a un gesto di grande umanità: la condivisione. Ricordiamo questa parola: la condivisione. Chi è malato, spesso si sente solo. Non possiamo nascondere che, soprattutto ai nostri giorni, proprio nella malattia si fa esperienza più profonda della solitudine che attraversa gran parte della vita. Una visita può far sentire la persona malata meno sola e un po’ di compagnia è un’ottima medicina! Un sorriso, una carezza, una stretta di mano sono gesti semplici, ma tanto importanti per chi sente di essere abbandonato a se stesso. Quante persone si dedicano a visitare gli ammalati negli ospedali o nelle loro case! È un’opera di volontariato impagabile. Quando viene fatta nel nome del Signore, allora diventa anche espressione eloquente ed efficace di misericordia. Non lasciamo sole le persone malate! Non impediamo loro di trovare sollievo, e a noi di essere arricchiti per la vicinanza a chi soffre. Gli ospedali sono vere “cattedrali del dolore”, dove però si rende evidente anche la forza della carità che sostiene e prova compassione.
(Testo)
Parolin: auguri a Trump, possa lavorare per la pace nel mondo (Radio Vaticana)
Giovedì 10 novembre 2016
*** Santa Marta: omelia del Santo Padre
È dalla tentazione di rimanere affascinati dai «fuochi d’artificio della religione dello spettacolo» in cerca sempre di «cose nuove, rivelazioni, messaggi» e per questo «dura un istante e poi svanisce» che il Papa ha messo in guardia nella messa celebrata giovedì mattina, 10 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta. E Francesco ha proposto anche un esame di coscienza per verificare se davvero «custodiamo la speranza»: l’atteggiamento giusto di chi lavora per far crescere «il regno di Dio che è già in mezzo a noi». Prendendo spunto dal passo evangelico di Luca (17, 20-25), proposto oggi dalla liturgia, il Papa ha fatto subito notare come «a quel tempo c’era la curiosità di conoscere il tempo del regno di Dio: quando sarebbe venuta la liberazione dai romani o la liberazione del popolo di Dio».
In realtà quelle persone «non sapevano bene che cosa fosse quel regno di Dio e così lo domandavano a Gesù». E «Lui rispondeva con chiarezza: “È già venuto, è in mezzo a voi”». Spiegando poi che «il regno di Dio in mezzo a noi è come il seme di senape che è piccolino ma viene seminato e cresce, cresce, cresce, cresce, ma con il tempo». E «il seme di grano, lo stesso».
(Osservatore Romano)
*** Udienza ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani
- "L’unità dei cristiani è un’esigenza essenziale della nostra fede, un’esigenza che sgorga dall’intimo del nostro essere credenti in Gesù Cristo"
Sala stampa della Santa Sede
Alle ore 11.45 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco riceve in Udienza i partecipanti alla Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani sul tema: “Unità dei cristiani: quale modello di piena comunione?”. Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:
Discorso del Santo Padre
Signori Cardinali, cari fratelli Vescovi e Sacerdoti, cari fratelli e sorelle,
sono lieto di incontrarvi in occasione della vostra Sessione Plenaria, che tratta il tema “Unità dei cristiani: quale modello di piena comunione?”. Ringrazio il Cardinale Koch per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi.
Nel corso di quest’anno ho avuto l’opportunità di vivere tanti significativi incontri ecumenici, sia qui a Roma sia durante i viaggi. Ognuno di questi incontri è stato per me fonte di consolazione, perché ho potuto constatare che il desiderio di comunione è vivo e intenso. In quanto Vescovo di Roma e Successore di Pietro, consapevole della responsabilità affidatami dal Signore, desidero ribadire che l’unità dei cristiani è una delle mie principali preoccupazioni, e prego perché essa sia sempre più condivisa da ogni battezzato.
L’unità dei cristiani è un’esigenza essenziale della nostra fede, un’esigenza che sgorga dall’intimo del nostro essere credenti in Gesù Cristo. Invochiamo l’unità, perché invochiamo Cristo. Vogliamo vivere l’unità, perché vogliamo seguire Cristo, vivere il suo amore, godere del mistero del suo essere uno con il Padre, che poi è l’essenza dell’amore divino. Gesù stesso, nello Spirito Santo, ci associa alla sua preghiera: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi [...] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me [...] Perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,21.23.26). Secondo la preghiera sacerdotale di Gesù, ciò a cui aneliamo è l’unità nell’amore del Padre che viene a noi donato in Gesù Cristo, amore che informa anche il pensiero e le dottrine. Non basta essere concordi nella comprensione del Vangelo, ma occorre che tutti noi credenti siamo uniti a Cristo e in Cristo.
(Testo)
Venerdì 11 novembre 2016
*** Santa Marta: omelia del Santo Padre
L’amore cristiano è sempre «concreto», con tanto di «opere di misericordia», perché ha come unico criterio l’incarnazione di Cristo; per questa ragione non si deve cadere nel seducente «processo» di «intellettualizzare e ideologizzare» che «scarnifica l’amore», arrivando così al «triste spettacolo di un Dio senza Cristo, di un Cristo senza Chiesa e una Chiesa senza popolo». È proprio dal rischio di credere a «un amore da romanzo o telenovela, mondano, filosofico, astratto e soft» che il Papa ha messo in guardia nella messa celebrata venerdì mattina, 11 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta.
Per la sua riflessione, Francesco ha preso le mosse dal passo della seconda lettera di san Giovanni (1,3-9) proposto dalla liturgia: «Sembra — ha fatto notare — una lettera di un innamorato: è il dialogo di amore fra il pastore e la sua sposa, la Chiesa». Un dialogo «tanto delicato, tanto rispettoso», a tal punto che l’apostolo chiama la Chiesa «signora eletta da Dio».
(Osservatore Romano)

Udienza di Papa Francesco ai partecipanti al Giubileo dei senza fissa dimora
- "Di fronte alla povertà non smettere mai di avere passione e di sognare a partire dal Vangelo"
- "La guerra è la povertà più grande perché distrugge ogni cosa".
- "Vi chiedo perdono per tutti i cristiani che davanti a un povero si sono girati dall'altra parte".

(Francesco Gagliano) (L'elaborazione del testo è una sintesi che la redazione ha fatto delle parole pronunciate dal Santo Padre)
Grazie a tutti voi, per essere qui, per avermi incontrato, per pregare per me. Il fatto di appoggiarvi a me, per trovare forza e pace, grazie per questo.
Ho preso nota di alcune parole, di questi testimoni e dei loro gesti, una cosa che Roberto diceva (come esseri umani noi non siamo diversi dai grandi del mondo, abbiamo i nostri sogni e passioni che cerchiamo di portare avanti a piccoli passi) la passione e il sogno ci portano avanti, la passione a volte ci fa soffrire ma è anche positiva e ci porta a sognare in questo caso.
(Il Sismografo)

*** Discorso del Santo Padre ai partecipanti al Giubileo delle Persone socialmente escluse
Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, Español]

*** Intervista - Nell'incontro con Eugenio Scalfari il pontefice esorta i cattolici a un nuovo impegno in politica: "Non per il potere ma per abbattere muri e diseguaglianze" Papa Francesco. "Trump? Non giudico Mi interessa soltanto se fa soffrire i poveri" (Testo completo)
*** 11.mo Venerdì della Misericordia di Papa Francesco. Incontro del Santo Padre con i sacerdoti che hanno lasciato il ministero (prima visita)
*** Incontro del Santo Padre con i sacerdoti che hanno lasciato il ministero (racconto e conclusione della visita)
Sabato 12 novembre 2016
*** L'Udienza generale giubilare di Papa Francesco
- "Dio, nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno, ma vuole includere tutti ... Questo aspetto della misericordia, l’inclusione, si manifesta nello spalancare le braccia per accogliere"
- Undicesima e ultima Udienza giubilare dell'Anno della Misericordia. Udienze giubilari precedenti:  20 gennaio, 20 febbraio, 12 marzo, 9 aprile, 30 aprile, 14 maggio, 18 giugno, 30 giugno, 10 settembre, 22 ottobre.
***
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In questa ultima udienza giubilare del sabato, vorrei presentare un aspetto importante della misericordia: l’inclusione. Dio infatti, nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno, ma vuole includere tutti. Ad esempio, mediante il Battesimo, ci fa suoi figli in Cristo, membra del suo corpo che è la Chiesa.
E noi cristiani siamo invitati a usare lo stesso criterio: la misericordia è quel modo di agire, quello stile, con cui cerchiamo di includere nella nostra vita gli altri, evitando di chiuderci in noi stessi e nelle nostre sicurezze egoistiche.Nel brano del Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, Gesù rivolge un invito realmente universale: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (11,28). Nessuno è escluso da questo appello, perché la missione di Gesù è quella di rivelare ad ogni persona l’amore del Padre. A noi spetta aprire il cuore, fidarci di Gesù e accogliere questo messaggio d’amore, che ci fa entrare nel mistero della salvezza.
Questo aspetto della misericordia, l’inclusione, si manifesta nello spalancare le braccia per accogliere senza escludere; senza classificare gli altri in base alla condizione sociale, alla lingua, alla razza, alla cultura, alla religione: davanti a noi c’è soltanto una persona da amare come la ama Dio. Colui che trovo nel mio lavoro, nel mio quartiere, è una persona da amare, come ama Dio. “Ma questo è di quel Paese, dell’altro Paese, di questa religione, di un’altra…
(Testo)
*** Messaggio del Santo Padre ai partecipanti alla XXXI Conferenza Internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute) sulle patologie rare
[Text: Italiano, English, Español, Français]

Tweet della settimana
- "Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore: il suo amore arriva dappertutto. Prego perché ciascuno apra il cuore a questo amore." (domenica 6 novembre 2016)
 - "La profezia è dire che c’è qualcosa di più vero, di più bello, di più grande, di più buono al quale tutti siamo chiamati." (lunedì 7 novembre 2016)
 - "Facciamo risplendere la misericordia di Dio nel nostro mondo attraverso il dialogo, l’accoglienza reciproca e la collaborazione fraterna." (mercoledì 9 novembre 2016)
"Non dimentichiamoci della bellezza! L’umanità ne ha tanto bisogno." (giovedì 10 novembre 2016)
- " Cari amici, non dimentichiamo mai che nelle persone bisognose si incontra Gesù stesso." (venerdì 11 novembre 2016)
 "Davanti alla Porta Santa preghiamo: “Signore, aiutami a spalancare la porta del mio cuore!” (sabato 12 novembre 2016)