domenica 20 novembre 2016

(a cura Redazione "Il sismografo")
Domenica 13 novembre 2016
*** Santa Messa in occasione del Giubileo delle persone socialmente escluse
- "Quando si parla di esclusione, vengono subito in mente persone concrete; non cose inutili, ma persone preziose. La persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata, perché si preferiscono le cose che passano. E questo è inaccettabile, perché l’uomo è il bene più prezioso agli occhi di Dio".
Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco presiede la Celebrazione Eucaristica in occasione del “Giubileo delle persone socialmente escluse”, indetto dall’11 al 13 novembre nel contesto dell’Anno della Misericordia. Pubblichiamo di seguito l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato dopo la proclamazione del Vangelo:
Omelia del Santo Padre
«Per voi […] sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia» (Ml 3,20).
Le parole del profeta Malachia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, illuminano la celebrazione di questa giornata giubilare. Si trovano all’ultima pagina dell’ultimo profeta dell’Antico Testamento e sono rivolte a coloro che hanno fiducia nel Signore, che ripongono la loro speranza in lui, scegliendolo come sommo bene della vita e rifiutando di vivere solo per sé e per i propri interessi.
Per costoro, poveri di sé ma ricchi di Dio, sorgerà il sole della sua giustizia: essi sono i poveri in spirito, cui Gesù promette il regno dei cieli (cfr Mt 5,3) e che Dio, per bocca del profeta Malachia, chiama «mia proprietà particolare» (Ml 3,17). Il profeta li oppone ai superbi, a coloro che hanno posto nella loro autosufficienza e nei beni del mondo la sicurezza della vita. Di fronte a questa pagina finale dell’Antico Testamento, nascono domande che interpellano il senso ultimo della vita: dove cerco io la mia sicurezza? Nel Signore o in altre sicurezze che non piacciono a Dio? Dov’è diretta la mia vita, dove punta il mio cuore? Verso il Signore della vita o verso cose che passano e non saziano?
Questioni simili appaiono nell’odierno brano evangelico. Gesù si trova a Gerusalemme, per l’ultima e più importante pagina della sua vita terrena: la sua morte e risurrezione. È nei pressi del tempio, «ornato di belle pietre e di doni votivi» (Lc 21,5). La gente sta proprio parlando delle bellezze esteriori del tempio, quando Gesù dice: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra» (v. 6). Aggiunge che non mancheranno conflitti, carestie, sconvolgimenti nella terra e nel cielo. Gesù non vuole impaurire, ma dirci che tutto quel che vediamo, inesorabilmente, passa. Anche i regni più potenti, gli edifici più sacri e le realtà più stabili del mondo, non durano per sempre; prima o poi, cadono.
(Testo)
*** L'Angelus di Papa Francesco"L’Anno Santo ci ha sollecitati, da una parte, a tenere fisso lo sguardo verso il compimento del Regno di Dio e, dall’altra, a costruire il futuro su questa terra, lavorando per evangelizzare il presente, così da farne un tempo di salvezza per tutti"
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
L’odierno brano evangelico (Lc 21,5-19) contiene la prima parte del discorso di Gesù sugli ultimi tempi, nella redazione di san Luca. Gesù lo pronuncia mentre si trova di fronte al tempio di Gerusalemme, e prende spunto dalle espressioni di ammirazione della gente per la bellezza del santuario e delle sue decorazioni (cfr v. 5). Allora Gesù dice: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta» (v. 6).

(Testo)
*** I saluti del Santo Padre dopo l'Angelus. Franceso ricorda il più antico crocifisso ligneo della Basilica di San Pietro
(Testo)
Lunedì 14 novembre 2016
*** Riunione del Santo Padre con i Capi Dicastero della Curia Romana 
Alle ore 9.30 di questa mattina, nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha presieduto una riunione dei Capi Dicastero della Curia Romana. 
*** Udienza alla Squadra nazionale di calcio della Germania. Saluto del Santo Padre
Poco prima delle 9.00, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza la Squadra nazionale di calcio della Germania (Deutsche Fußballnationalmannschaft) e ha rivolto le parole di saluto che riportiamo di seguito:
Saluto del Santo Padre
Gentili Signori e Signore,
sono lieto di salutare gli attuali campioni del mondo di calcio qui in Vaticano. Ringrazio il Presidente, Signor Grindel, e il Capitano, Signor Neuer, per le loro cortesi parole. Ho sentito spesso dire che le vostre vittorie sono vittorie di squadra. Per questo “la Mannschaft” è diventata una definizione comune del vostro gruppo. In effetti, lo sport agonistico richiede non soltanto tanta disciplina e sacrificio personale, ma anche rispetto per il prossimo e spirito di squadra. Ciò vi porta al successo come “Mannschaft” e vi porta nello stesso tempo a riconoscere la vostra responsabilità al di là del campo di calcio, soprattutto verso i giovani che spesso vi prendono come modello.
(Testo)

Martedì 15 novembre 2016
*** Santa Messa per il Pellegrinaggio delle Diocesi dei Paesi Bassi. 
Alle ore 10 di questa mattina, presso l’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, ha avuto la Santa Messa per il Pellegrinaggio delle Diocesi dei Paesi Bassi in occasione dell’Anno Giubilare della Misericordia. Al termine della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre Francesco arrivato in Basilica e ha rivoltoe il suo saluto ai partecipanti al pellegrinaggio giubilare. Pubblichiamo di seguito le parole del Santo Padre:
Parole del Santo Padre
*** Messaggio del Santo Padre al Presidente della 22ª sessione della Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP22) (Marrakech, 7-18 novembre 2016)
Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione del Regno del Marocco e Presidente della 22a sessione della Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP22), in corso a Marrakesh dal 7 al 18 novembre: (...)
[Text: Français, Italiano]
*** Santa Marta: l'omelia del Santo PadreSignore «forte», che rimprovera aspramente — anche se sempre per amore — quello proposto da Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 15 novembre. È l’immagine, suggerita dalla liturgia, di Gesù «che sta davanti a noi», e lo fa «per rimproverarci, perché ci ama, o per invitarci o per farsi invitare». Il rimprovero è quello che si trova nel libro dell’Apocalisse (3, 1-6.14-22) e che il Signore rivolge ai cristiani della Chiesa di Laodicea. Si tratta — ha spiegato il Pontefice — dell’«esempio di una Chiesa», ma che si ritrova «dappertutto». Si può infatti applicare a tutti «quei cristiani che non sono né freddi, né caldi: sono tiepidi. Sono acque tranquille, sempre». Al Signore che li rimprovera, costoro chiedono: «Ma perché mi rimproveri, Signore? Io non sono cattivo».
L'Osservatore Romano
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Mercoledì 16 novembre 2016
*** L'Udienza generale di Papa Francesco
- "Insegnare a guardare all’essenziale è un aiuto determinante, specialmente in un tempo come il nostro che sembra aver perso l’orientamento e inseguire soddisfazioni di corto respiro"
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Dedichiamo la catechesi di oggi a un’opera di misericordia che tutti conosciamo molto bene, ma che forse non mettiamo in pratica come dovremmo: sopportare pazientemente le persone moleste e ci sono eh! Siamo tutti molto bravi nell’identificare una presenza che può dare fastidio: succede quando incontriamo qualcuno per la strada, o quando riceviamo una telefonata... Subito pensiamo: “Per quanto tempo dovrò sentire le lamentele, le chiacchiere, le richieste o le vanterie di questa persona?”. Succede anche, a volte, che le persone fastidiose sono quelle più vicine a noi: tra i parenti c’è sempre qualcuno; sul posto di lavoro non mancano; e neppure nel tempo libero ne siamo esenti. Che cosa dobbiamo fare con le persone moleste? ma anche noi tante volte siamo molesti agli altri, anche noi! Perché tra le opere di misericordia è stata inserita anche questa, sopportare pazientemente le persone moleste?
Nella Bibbia vediamo che Dio stesso deve usare misericordia per sopportare le lamentele del suo popolo. Ad esempio nel libro dell’Esodo il popolo risulta davvero insopportabile: prima piange perché è schiavo in Egitto, e Dio lo libera; poi, nel deserto, si lamenta perché non c’è da mangiare (cfr 16,3), e Dio manda le quaglie e la manna (cfr 16,13-16), ma nonostante questo le lamentele non cessano. Mosè faceva da mediatore tra Dio e il popolo, e anche lui qualche volta sarà risultato molesto per il Signore. Ma Dio ha avuto pazienza e così ha insegnato a Mosè e al popolo anche questa dimensione essenziale della fede.
*** Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. L'appello di Papa Francesco
Parole del Santo Padre al termine dell'Udienza generale oggi in Piazza San Pietro:
"Domenica prossima, 20 novembre, si celebrerà la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Faccio appello alla coscienza di tutti, istituzioni e famiglie, affinché i bambini siano sempre protetti e il loro benessere venga tutelato, perché non cadano mai in forme di schiavitù, reclutamento in gruppi armati e maltrattamenti. Auspico che la Comunità internazionale possa vigilare sulla loro vita, garantendo ad ogni bambino e bambina il diritto alla scuola e all’educazione, perché la loro crescita sia serena e guardino con fiducia al futuro."
(NdR)
La data ricorda il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Sono oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione. In Italia la sua ratifica è avvenuta nel 1991.
Giovedì 17 novembre 2016
*** Santa Marta: omelia del Santo Padre
La grazia di riconoscere quando Gesù passa, quando «bussa alla nostra porta», la grazia «di riconoscere il tempo in cui siamo stati visitati, siamo visitati e saremo visitati». È la preghiera rivolta al Signore per ogni cristiano da Papa Francesco al termine dell’omelia tenuta durante la messa celebrata a Santa Marta giovedì 17 novembre. Una preghiera per non cadere in un «dramma» ripetuto nella storia, dalle origini ai giorni nostri: quello di «non riconoscere l’amore di Dio».
La meditazione del Pontefice ha preso spunto dal brano evangelico in cui Luca (19, 41-44) descrive il pianto di Gesù sulla città di Gerusalemme. «Cosa sentì Gesù, nel suo cuore — si è chiesto il Papa — in questo momento del suo pianto? Perché piange Gesù su Gerusalemme?». E la risposta può venire sfogliando la Bibbia: «Gesù fa memoria e ricorda tutta la storia del popolo, del suo popolo. E ricorda il rifiuto del suo popolo all’amore del Padre».
(Osservatore Romano)
*** Incontro del Santo Padre Francesco con Sua Santità Mar Gewargis III, Catholicos - Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente
Discorso del Santo Padre
Alle ore 9.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco riceve in Udienza Sua Santità Mar Gewargis III, Catholicos- Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente. Dopo il colloquio privato, il Patriarca presenta al Papa la Delegazione; quindi Sua Santità Mar Gewargis III e Papa Francesco pronunciano i rispettivi discorsi, seguiti dallo scambio di doni. Infine, nella Cappella Redemptoris Mater, ha luogo un momento di preghiera in comune. Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre Francesco rivolge al Patriarca Mar Gewargis III e alla Delegazione nel corso dell’Incontro:
Discorso del Santo Padre
Santità, carissimi fratelli in Cristo,
è una grande gioia e un’occasione di grazia incontrarvi qui, nei pressi della tomba di San Pietro. Con affetto vi do il mio benvenuto, ringraziando per le gentili parole che mi sono state rivolte. Attraverso di voi, desidero estendere il mio cordiale saluto nel Signore a tutti i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli della Chiesa assira dell’Oriente. Con le parole dell’Apostolo Paolo, che in questa città versò il sangue per il Signore, vorrei dirvi: «Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm 1,7).
*** Udienza de Papa Francesco ai membri del Consiglio di Rappresentanza di Caritas Internationalis
"Le odierne urgenze sociali richiedono che si metta in campo quella che san Giovanni Paolo II aveva definito una «nuova fantasia della carità»".
Nel corso dell’incontro il Papa ha parlato a braccio, rispondendo ad alcune domande poste dai partecipanti all’udienza. Pubblichiamo di seguito il testo del discorso che era stato preparato dal Santo Padre per l’occasione e che è stato consegnato:
Discorso del Santo Padre
Cari fratelli e sorelle,
saluto cordialmente voi tutti, Membri del Consiglio di Rappresentanza e del personale della Caritas Internationalis. Sono lieto di accogliervi al termine della vostra Riunione istituzionale e di incontrare, attraverso voi, l’intera famiglia delle Caritas nazionali e quanti nei vostri rispettivi Paesi si impegnano nel servizio della carità della Chiesa. Ringrazio il Cardinale Antonio Tagle, vostro Presidente, per le parole con le quali ha introdotto questo incontro.
La Chiesa “esiste per evangelizzare”, ma l’evangelizzazione richiede di adattarsi alle diverse situazioni, tenendo conto della vita familiare e di quella sociale, come anche della vita internazionale con speciale attenzione alla pace, alla giustizia, allo sviluppo (cfr Evangelii nuntiandi, 29). All’apertura del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione Papa Benedetto XVI ricordava che i due pilastri dell’evangelizzazione sono “Confessio et Caritas”; e io stesso ho dedicato un capitolo dell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium alla dimensione sociale dell’evangelizzazione, riaffermando l’opzione preferenziale della Chiesa per i poveri. Per questo siamo chiamati ad agire contro l’esclusione sociale dei più deboli e operare per la loro integrazione. Le nostre società, infatti, sono spesso dominate dalla cultura dello “scarto”; hanno bisogno di superare l’indifferenza e il ripiegamento su sé stesse per apprendere l’arte della solidarietà. Poiché «noi che siamo i forti – dice S. Paolo – abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi» (Rm 15, 1).
*** Udienza del Papa ai partecipanti alla Conferenza Internazionale delle Associazioni di Imprenditori Cattolici (UNIAPAC)
Estimado Señor Cardenal,
Señor Presidente de UNIAPAC,
Queridos amigos:
Ustedes han venido a Roma —al Vaticano— respondiendo a la invitación del Cardenal Peter Turkson y de las autoridades de la Unión internacional de empresarios católicos, con el noble propósito de reflexionar sobre el papel de los empresarios como agentes de inclusión económica y social. Quiero asegurarles desde este momento mi aliento y mis oraciones para este trabajo. La Providencia de Dios ha querido que este encuentro de UNIAPAC coincida con la conclusión del Jubileo Extraordinario de la Misericordia. Todas las actividades humanas, también la empresarial, pueden ser un ejercicio de la misericordia, que es participación en el amor de Dios por los hombres.
La actividad empresarial asume constantemente multitud de riesgos. Jesús, en las parábolas del tesoro escondido en un campo (cf. Mt 13,44) y de la perla preciosa (cf. Mt 13,45), compara la obtención del Reino de los Cielos con el riesgo empresarial. Deseo reflexionar hoy con ustedes sobre tres riesgos: el riesgo de usar bien el dinero, el riesgo de la honestidad y el riesgo de la fraternidad.
Venerdi 18 novembre 2016
*** Santa Marta: omelia del Santo Padre
Un esame di coscienza chiesto a ogni cristiano e in particolare ai sacerdoti: è Dio «il mio Signore» oppure il mio cuore «è attaccato ai soldi»? È stato questo il cuore della meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta venerdì 18 novembre. Tra i concelebranti, nella cappella della Domus, c’erano il cardinale Pietro Parolin con i superiori e gli officiali della Segreteria di Stato e il folto gruppo dei collaboratori di ruolo delle rappresentanze pontificie, i quali, proprio con la partecipazione all’Eucaristia, hanno cominciato la giornata dedicata alla celebrazione del giubileo della misericordia.
La riflessione del Papa ha preso le mosse dal vangelo del giorno (Luca, 19, 45-48) nel quale si legge di Gesù che caccia i mercanti dal tempio. Si tratta, ha detto Francesco, di «un gesto molto definitivo», perfettamente inserito nella catechesi della parola che si incontra «in queste due settimane dell’anno liturgico» in cui la Chiesa «ci fa riflettere sulle cose finali, le cose definitive», e ci suggerisce «gesti definitivi, sia di Gesù, sia presi dal libro dell’Apocalisse, per aiutarci a guardare al di là, a quello che ci aspetta, alla patria definitiva».
Conversazione di Papa Francesco con Stefania Falasca di Avvenire. "La Chiesa esiste solo come strumento per comunicare agli uomini il disegno misericordioso di Dio"  (testo integrale) 
Nota della Redazione. Quest'edizione dell'intervista ha titoli e sottotitoli di nostra responsabilità. La versione dell'Avvenire è stata pubblicata con questo titolo: Misericordia e unità. Intervista a papa Francesco: "Giubileo, ecumenismo, sono frutti del Concilio, ma ci vorrà ancora molto tempo per recepire tutto il Vaticano II". Nessuna svendita della dottrina. Servire i poveri è servire Cristo. La Chiesa è il Vangelo.
- Alcuni - pensa a certe repliche ad Amoris Laetitia - continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere.
- La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi.
- È il cammino dal Concilio che va avanti, s'intensifica. Ma è il cammino, non sono io. Questo cammino è il cammino della Chiesa.
- Per chiedere l'unità tra noi cristiani possiamo solo guardare Gesù e chiedere che operi tra noi lo Spirito Santo.
- Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione.
- L'unità non si fa perché ci mettiamo d'accordo tra noi ma perché camminiamo seguendo Gesù.
- Continuo a pensare che il cancro nella Chiesa è il darsi gloria l'un l'altro.
(Avvenire)
*** Incontro con i partecipanti al Corso di formazione per i Vescovi sul nuovo processo matrimoniale promosso dalla Rota Romana (17-19 novembre 2016)
Cari Fratelli,
la vostra presenza a questo corso di formazione, promosso dal Tribunale Apostolico della Rota Romana, sottolinea quanto i Vescovi, pur costituiti in forza dell’Ordinazione come maestri della fede (cfr Lumen gentium, 25), abbiano la necessità di apprendere continuamente. Si tratta di comprendere i bisogni e le domande dell’uomo di oggi e cercare le risposte nella Parola di Dio e nelle verità della fede, studiate e conosciute sempre meglio. L’esercizio del munus docendi è intimamente congiunto con quelli sanctificandi e regendi. Mediante queste tre funzioni si esprime il ministero pastorale del Vescovo, fondato nel volere di Cristo, nell’assistenza dello Spirito Santo e finalizzato ad attualizzare il messaggio di Gesù. L’inculturazione del Vangelo si fonda proprio su questo principio che vede unite la fedeltà all’annuncio evangelico e la sua comprensione e traduzione nel tempo.
Il Beato Paolo VI, nella Evangelii nuntiandi, esortava ad evangelizzare non in modo superficiale, ma calandosi nella concretezza delle situazioni e delle persone. Queste le sue parole: «Occorre evangelizzare non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici, […] partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio» (n. 20). Proprio l’attenzione alle persone è il motivo teologico ed ecclesiologico sotteso a questo corso di formazione. La salute spirituale, la salus animarum delle persone a noi affidate costituisce il fine di ogni azione pastorale.
Nella Prima Lettera di Pietro troviamo un punto di riferimento fondamentale dell’ufficio episcopale: «Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti, ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge» (5,2-3).
(Testo)
Sabato 19 novembre 2016
*** Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di 17 nuovi Cardinali. Omelia del Santo Padre
- "Proveniamo da terre lontane, abbiamo usanze, colore della pelle, lingue e condizioni sociali diversi; pensiamo in modo diverso e celebriamo anche la fede con riti diversi. E niente di tutto questo ci rende nemici, al contrario, è una delle nostre più grandi ricchezze"
- "Caro fratello neo Cardinale, il cammino verso il cielo inizia nella pianura, nella quotidianità della vita spezzata e condivisa, di una vita spesa e donata. Nel dono quotidiano e silenzioso di ciò che siamo. La nostra vetta è questa qualità dell’amore; la nostra meta e aspirazione è cercare nella pianura della vita, insieme al Popolo di Dio, di trasformarci in persone capaci di perdono e di riconciliazione."
Alle ore 11 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco tiene un Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di 17 nuovi Cardinali, per l’imposizione della berretta, la consegna dell’anello e l’assegnazione del Titolo o Diaconia. In apertura di Concistoro, l’Arcivescovo titolare di Zuglio e Nunzio Apostolico in Siria, Mario Zenari, primo tra i nuovi Cardinali, rivolge al Papa un indirizzo di saluto e gratitudine, a nome di tutti i neo-porporati.
La celebrazione inizia con il saluto, l’orazione e la lettura di un passo del Vangelo secondo Luca (6, 27-36). Quindi il Papa pronuncia la sua omelia.
Il Santo Padre legge poi la formula di creazione e proclama solennemente i nomi dei nuovi Cardinali, annunciandone l’Ordine presbiterale o diaconale. Il Rito prosegue con la professione di fede dei nuovi Cardinali davanti al popolo di Dio e il giuramento di fedeltà e obbedienza a Papa Francesco e ai Suoi successori.
I nuovi Cardinali, secondo l’ordine di creazione, si inginocchiano poi dinanzi al Santo Padre che impone loro lo zucchetto e la berretta cardinalizia, consegna l’anello e assegna a ciascuno una chiesa di Roma quale segno di partecipazione alla sollecitudine pastorale del Papa nell’Urbe.
Dopo la consegna della Bolla di creazione cardinalizia e di assegnazione del Titolo o della Diaconia, il Santo Padre Francesco scambia con ciascun neo Cardinale l’abbraccio di pace. Di seguito riportiamo l’omelia che il Santo Padre Francesco pronunciata nel corso del Concistoro:
Omelia del Santo Padre
Il brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato (cfr Lc 6,27-36), molti lo hanno chiamato “il discorso della pianura”. Dopo l’istituzione dei Dodici, Gesù discese con i suoi discepoli dove una moltitudine lo aspettava per ascoltarlo e per farsi guarire. La chiamata degli Apostoli è accompagnata da questo “mettersi in cammino” verso la pianura, verso l’incontro con una moltitudine che, come dice il testo del Vangelo, era “tormentata” (cfr v. 18). 
[Text: Italiano, English, Español, Français, Português]
*** I neo cardinali incontrano Benedetto XVIDopo il Concistoro nella Basilica San Pietro, i neo cardinali hanno voluto recarsi, guidati da  Papa Franceso, al monastero Mater ecclesiae per incontrare Benedetto XVI. L'Osservatore Romano racconta che nel cortile Francesco è stato accolto dall’arcivescovo Georg Gänswein, mentre il predecessore attendeva nella cappella. Dopo un lungo abbraccio con il suo successore, Benedetto XVI ha abbracciato uno a uno i neoporporati. Infine, invitato da Francesco, il Papa emerito ha guidato la preghiera e impartito la benedizione. 
Tweet della settimana
-  Se vuoi trovare Dio, cercalo dove Lui è nascosto: nei più bisognosi, nei malati, negli affamati, nei carcerati. (domenica 13 novembre 2016)
- "In un mondo colpito dal virus dell’indifferenza, le opere di misericordia sono il miglior antidoto." (lunedì 14 novembre 2016)
- "Se ognuno di noi, ogni giorno, fa un’opera di misericordia, ci sarà una rivoluzione nel mondo."  (martedì 15 novembre 2016)
-  "Non dobbiamo cercare chissà quali imprese da realizzare: spesso sono le persone più vicine a noi che hanno bisogno del nostro aiuto." (mercoledì 16 novembre 2016)
- "Non basta sperimentare la misericordia di Dio nella propria vita, bisogna anche diventare strumento di misericordia per gli altri." (giovedì 17 novembre 2016)
- "Se volete un cuore pieno di amore, siate misericordiosi!" (venerdì 18 novembre 2016)
- "La misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo." (sabato 19 novembre 2016)