lunedì 21 novembre 2016

Repubblica.it
(Marco Ansaldo) In 70mila a San Pietro per l' atto finale del Giubileo "Chiudo la Porta Santa, resti aperta quella del perdono" -  Tra nemmeno un mese, il 17 dicembre, Jorge Mario Bergoglio compirà 80 anni. E al termine del suo terzo Concistoro, e anche alla conclusione del Giubileo con la chiusura della Porta Santa, Francesco ha risposto in un' intervista alla domanda su quale sia il segreto dei suoi 80 anni così pieni d' energia. «C' è un tè speciale? Non so come faccio, ma... io prego: quello mi aiuta tanto. Prego. La preghiera è un aiuto per me, è stare con il Signore. Poi, dormo bene: è una grazia del Signore, questa. Dormo come un legno». Lo fa per 6 ore di fila, svelano a Casa Santa Marta. Dalle 10.30, quando si addormenta con un libro in mano, alle 4.45, quando il Pontefice è solito levarsi. Nemmeno ha sentito il terremoto dell' agosto scorso, quando in Vaticano lo avevano avvertito tutti, ha confessato lui stesso a TV2000, il canale della Conferenza episcopale italiana. Un colloquio frizzante, intenso, pieno di dettagli gustosi. In puro stile bergogliano. Gli viene chiesto: fa più fatica a sopportare gli insulti dei suoi detrattori o la finta ammirazione degli adulatori? E lui: «Il secondo! Io ho allergia degli adulatori. Ho allergia. Perché adulare un altro è usare una persona per uno scopo, nascosto o che si veda, ma per ottenere qualcosa per sé stesso. Anche, è indegno. Noi, a Buenos Aires, gli adulatori li chiamiamo "lecca calze", e la figura è proprio di quello che lecca le calze dell' altro. È brutto masticare le calze dell' altro». Poi aggiunge: «Ma i detrattori parlano male di me, e io me lo merito, perché sono un peccatore: così mi viene di pensare [ride]. Quello non mi fa pensare, non mi preoccupa. Ma l' adulatore è... non so come si dice in italiano, ma è come l' olio», viscido. E ancora: «Il senso dell' umorismo è una grazia che chiedo tutti i giorni. E prego quella bella preghiera di san Tommaso Moro: "Dammi, Signore, il senso dell' umorismo; che io sappia ridere davanti a una battuta". È bellissima, quella preghiera, no? Perché il senso dell' umorismo ti solleva, ti fa vedere il provvisorio della vita e prendere le cose con uno spirito di anima redenta. È un atteggiamento umano, ma è il più vicino alla grazia di Dio». Al mattino il Papa aveva chiuso davanti a 70mila fedeli la Porta nella Basilica di San Pietro, l' ultimo battente rimasto aperto nel mondo, concludendo il Giubileo straordinario della Misericordia aperto l' 8 dicembre scorso, e che aveva simbolicamente anticipato nella cattedrale della martoriata Bangui, in Centrafrica. Guai però, per il "regista" dell' Anno Santo, monsignor Rino Fisichella, a parlare di flop: per la fine dell' evento - assicura - saranno passati sotto le porte sante di Roma più di 20 milioni di pellegrini. Un evento dal sapore nettamente spirituale, dice lo stesso Francesco, che parla piuttosto di «avvicinamento della gente alla Chiesa». Al termine della celebrazione, il Papa ha poi firmato la Lettera Apostolica "Misericordia et misera", che sarà presentata oggi in Vaticano, ed è «indirizzata a tutta la Chiesa per continuare a vivere la misericordia con la stessa intensità sperimentata durante l' intero Giubileo straordinario ». Molto significativo il fatto, secondo gli osservatori più attenti, che Francesco l' abbia consegnata, oltre ad alcuni vescovi, sacerdoti e suore, a un solo cardinale: Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila. Che è sì il custode spirituale di una delle più grandi metropoli del mondo. Ma è notoriamente un porporato giovane, dinamico e capace, su cui la Chiesa punta per il futuro. E sul quale Francesco ancora una volta ha posato lo sguardo.