lunedì 7 novembre 2016

Il Messaggero
(Franca Giansoldati)   Un migliaio di detenuti a San Pietro per il Giubileo a loro dedicato: «Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare» - Contrariamente a quello che accadeva in passato, quando c' erano altri Papi, stavolta il maxi striscione della marcia dei Radicali con su scritto Amnistia ha avuto l' autorizzazione di entrare in piazza San Pietro. 
L' APPELLO. A mezzogiorno Francesco si è affacciato puntuale per l' Angelus dal palazzo apostolico dopo avere celebrato in basilica (causa maltempo) il Giubileo dei carcerati.
Per la prima volta erano presenti mille detenuti di varie nazionalità, alcuni dei quali hanno fatto anche da chierichetti portando i doni all' altare durante l' offertorio. Avrebbero dovuto essere presenti anche due ergastolani sottoposti al regime del 41 bis, ma all' ultimo momento qualcosa non ha funzionato e non sono stati fatti uscire. Forse troppo rischioso. «Cari detenuti, è il giorno del vostro Giubileo! Che oggi, dinanzi al Signore, la vostra speranza sia accesa. Il Giubileo, per sua stessa natura, porta con sé l' annuncio della liberazione. Non dipende da me poterla concedere, ma suscitare in ognuno di voi il desiderio della vera libertà è un compito a cui la Chiesa non può rinunciare». Poi si è fatto portavoce di un appello per un atto di clemenza che poi tradotto significa o amnistia o indulto. Una richiesta umanitaria alla quale sia il Parlamento che il governo italiano sembrano piuttosto sordi, benché il Premier Renzi, alcuni giorni fa, andando a visitare il carcere di Padova, si è detto favorevole a cambiare l' attuale modello di detenzione che è ormai al di fuori dei diritti umani. I NUMERI Carceri sovraffollate, celle senza i minimi standard di civiltà, violenze interne, suicidi e per finire l' impossibilità del recupero sociale di chi delinque. I rapporti annuali sullo stato carcerario nel nostro Paese sono agghiaccianti. Francesco conosce bene questa dimensione avendo visitato Rebibbia e Casal del Marmo ma soprattutto avendone parlato a lungo con Marco Pannella, il quale prima di morire gli indirizzò una lunga lettera, quasi un testimone per una battaglia durata una vita. Durante la messa in basilica Bergoglio ha denunciato «una certa ipocrisia generale che spinge a vedere nei carcerati solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l' unica via è quella del carcere». Poi a braccio ha aggiunto anche una frase carica di simbolismo: «Ogni volta che entro in un carcere penso sempre: perché loro sono qui e non io? Tutti hanno la possibilità di sbagliare». Un po' di tempo fa, durante un viaggio, ricordò a bruciapelo la vicenda del Buon Ladrone: il primo santo canonizzato da Cristo anche se era stato condannato a morte. L' intera mattinata si è sviluppata all' insegna della speranza. «La storia che inizia oggi, e che guarda al futuro, è ancora tutta da scrivere, con la grazia di Dio e con la vostra personale responsabilità. Imparando dagli sbagli del passato, si può aprire un nuovo capitolo della vita. Non cadiamo nella tentazione di pensare di non poter essere perdonati».
LA MARCIA. Fuori sulla piazza i manifestanti della marcia stavano a ricordare che il 35% dei detenuti è in attesa di giudizio, che i benefici alternativi al carcere potrebbero consentire un recupero nella società mentre il carcere, così come è ora, peggiora solo le situazioni. Durante l' omelia il pontefice è sembrato proseguire in sintonia la battaglia: «Non si pensa alla possibilità di cambiare vita c' è poca fiducia nella riabilitazione. Ma in questo modo si dimentica che tutti siamo peccatori». Don Luigi Ciotti e le Acli si sono rammaricati «della sordità delle istituzioni italiane alle richieste del Papa sui gesti di clemenza. Bisogna avere coraggio».