venerdì 11 novembre 2016

Vaticano
Il centenario del Pontificio istituto orientale. Una luce sul Medio oriente
L'Osservatore Romano
(Rossella Fabiani) A Damasco si deve fare ritorno, così come in tutto il Medio oriente.  È l’appello con cui si aprono le celebrazioni per il centenario del Pontificio istituto orientale (Pio) e a cui verrà data voce nel congresso internazionale  “Damasco prisma di speranze” che si apre oggi, venerdì 11, e che si concluderà domenica 13. Creato con il  motuproprio Orientis catholici  da Papa Benedetto xv nel mese di ottobre del 1917, a pochi mesi di distanza dalla creazione del dicastero della Congregazione per le Chiese orientali, e affidato alla Compagnia di Gesù nel 1922 da Pio xi, il Pio ha come sua missione quella di far conoscere alle Chiese dell’oriente «le immense ricchezze che sono conservate nei forzieri delle loro tradizioni» (san Giovanni Paolo ii, Orientale lumen 4) e al contempo rendere note all’occidente latino queste ricchezze così poco conosciute. Come ha scritto Papa Francesco in una lettera ai docenti e agli studenti del Pio in occasione del centenario, «le immense ricchezze che le Chiese d’oriente conservano nei forzieri delle loro tradizioni… ravvivano la percezione sacrale della liturgia, spalancano nuovi orizzonti di ricerca alla teologia e suggeriscono una lettura misericordiosa della normativa ecclesiale».
Fonte d’ispirazione per la preparazione del congresso è stato anche l’Instrumentum laboris dove, al punto 26, il Pio viene indicato come istituzione di riferimento per la formazione a Roma dei religiosi delle Chiese orientali. La missione del Pio ha come obiettivo la ricerca, l’insegnamento e le pubblicazioni in relazione alle tradizioni delle Chiese orientali su liturgia, teologia, patristica, storia, diritto canonico, letteratura e lingue, spiritualità, archeologia e questioni di rilevanza ecumenica e geopolitica. In questo modo, la Chiesa, «respirando a due polmoni», risponderà alla preghiera di Gesù «che tutti siano uno».
Un obiettivo portato avanti con tenacia dai padri gesuiti dell’Istituto che in occasione del centenario vogliono accendere una luce sulla situazione delle Chiese in Medio oriente. Forte è infatti il grido che sale da molti paesi logorati da conflitti che durano da decenni e che non sembrano avere fine. L’esodo dei popoli ha trasformato le Chiese locali di antica tradizione in Chiese della diaspora, dal futuro incerto. Il congresso “Damasco, prisma di speranze” vuole offrire un’opportunità di confronto e di dialogo rivolto alla ricostruzione e alla riconciliazione come pure si interroga sui concetti di identità e di appartenenza e su come educare al futuro.
Dopo un’analisi storica e attuale dell’area del Medio oriente affidata ai relatori e agli ospiti del primo giorno, tra i quali Michel Jalakh, segretario del Middle East Council of Churches, e moderata dal padre gesuita Gianpaolo Salvini, il convegno affronterà la questione dei cristiani di oggi nella regione siro-mesopotamica con le relazioni di Youssef Qozi, presidente del comitato per la lingua siriaca dell’Accademia delle scienze dell’Iraq a Baghdad, Joseph Yacoub, professore emerito dell’Università cattolica di Lione e di Herman Teule, direttore dell’Istituto di studi orientali cristiani all’università di Radboud Nijmegen nei Paesi Bassi. Alle risorse dell’educazione e della cultura è dedicato il secondo giorno del convegno con gli interventi di Salim Daccache, rettore dell’università Sant-Joseph di Beirut, monsignore Lévon Boghos Zékiyan, arcivescovo di Istanbul degli Armeni, Rami Elias, responsabile della catechesi e dei centri educativi delle Chiese cattoliche di Damasco e provincia, Frans Bouwen, esperto per il dialogo tra la Chiesa cattolica e ortodossa, Jacques Mourad, rettore del monastero di Mar Elian, e Antoine Audo, vescovo di Aleppo dei Caldei.
Nei segni di speranza come chiave per guardare al Medio oriente sono declinati gli interventi del terzo giorno. Dopo la prolusione del cardinale Leonardo Sandri, Prefetto per la Congregazione per le Chiese Orientali, interverranno Aram i, Catholicos della Grande Casa di Cilicia, Gregorios iii Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Louis Raphaël i Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, Justinus Boulos Safar, patriarca vicario in Zalheh e Beqqa della Chiesa siro ortodossa di Antiochia, Ignatius Alhoushi, metropolita di Francia della Chiesa greco ortodossa di Antiochia, e Antonios Ghattas, presidente copto dell’Organizzazione delle scuole cristiane in Egitto.
Le celebrazioni per il primo centenario del Pio continueranno anche nel 2017 con 4 appuntamenti: il 22, 23 e 24 febbraio, il 30 e 31 marzo e il 4 e 5 maggio, mentre nel mese di ottobre si terrà il congresso di chiusura.
L'Osservatore Romano, 10-11 novembre 2016