martedì 22 novembre 2016

Sole 24 Ore
(Carlo Marroni) Si chiudono le porte sante del Giubileo, ma Francesco lascia aperto il portone della Misericordia. E lo fa anche concretamente, verso chi sente l' esigenza di riavvicinarsi alla Chiesa dopo aver traversato esperienze di vita molto dure. Come l' aborto. Il Papa ha deciso e messo in pratica una nuova norna: d' ora in avanti tutti i sacerdoti del mondo potranno assolvere le persone che vi si rivolgono dal peccato di procurata interruzione di gravidanza. In questo modo Bergoglio ha reso permanente la disposizione che aveva introdotto in fase di indizione dell' anno santo rispetto alla normativa "ordinaria", che prevedeva l' intervento del vescovo o di un suo delegato (in genere in canonico penitenziere, ma a Roma questa facoltà era data a tutti i preti) per il perdono di questo peccato. «Perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d' ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l' aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell' accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione». Così stabilisce la Lettera Apostolica "Misericordia et Misera", il documento programmatico che è una sorta di mini-enciclica, dove il Papa fissa i cardini della misericordia secondo la sua visione, in un legame ideale con gli altri documenti finora emessi nel suo pontificato. Una questione è chiara: l' aborto resta un "orrendo crimine", ma non può essere escluso dal perdono. Quindi permane la scomunica latae sententiae (scatta cioè senza una dichiarazione ma al momento del fatto stesso), ma questa potrà essere tolta da un sacerdote - laddove riscontri i principi ordinari del sacramento della confessione - senza più l' intervento del vescovo. In questo senso dovranno essere modificate le norme del codice di diritto canonico. L' annuncio ha scosso l' opinione pubblica, che vede un nuovo segno di vicinanza verso le persone "ferite", e del resto lo stesso Bergoglio in passato aveva più volte evocato esempi di persone che aveva traversato questa esperienza e che tentavano di riavvicinarsi ai sacramenti. La lettera apostolica chiude l' anno giubilare, ma lascia segni tangibili che l' esperienza prosegue, come dimostra anche la decisione di lasciare attivi i "missionari della Misericordia", i circa mille sacerdoti sparsi nel mondo che in questo periodo hanno avuto la facoltà di perdonare i delitti "gravi", tradizionalmente riservati alla Santa Sede (tra cui la profanazione dell' eucarestia, la rottura del segreto confessionale e l' ordinazione non autorizzata di vescovi). Poi i numeri, forniti dall' organizzatore in capo del Giubileo, l' arcivescovo Rino Fisichella, a cui il Papa ha riconosciuto il ruolo molto importante per il successo dell' evento: a Roma hanno traversato le porte sante oltre 21 milioni di persone, e nel mondo la cifra sale fino a 950 milioni, quindi quasi a lambire la soglia del miliardo. A Roma sono arrivati pellegrini da tutta Italia, (il gruppo più numeroso), e da altri 156 Paesi. «Abbiamo fatto studiare, per quanto possibile, i dati in nostro possesso», ha detto Fisichella a proposito del giubileo nelle altre diocesi del mondo. «Nei Paesi in cui il cattolicesimo è più profondamente radicato la percentuale di fedeli che hanno attraversato la porta santa ha superato l' 80% del numero di cattolici totali". Poi c' è il capitolo dei lefebvriani, il gruppo di vescovi, sacerdoti e fedeli tradizionalisti (contrari al Concilio), verso cui è da tempio in atto un dialogo per una completa riammissione alla comunione con Roma. Anche verso di loro il Papa ha teso la mano: «Nell' Anno del Giubileo avevo concesso ai fedeli che per diversi motivi frequentano le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X di ricevere validamente e lecitamente l' assoluzione sacramentale dei loro peccati. Per il bene pastorale di questi fedeli (..) stabilisco per mia propria decisione di estendere questa facoltà oltre il periodo giubilare, fino a nuove disposizioni in proposito, perché a nessuno venga mai a mancare il segno sacramentale della riconciliazione attraverso il perdono della Chiesa». In generale il documento papa tocca molti punti della vita della Chiesa ma anche del "valore sociale" del messaggio giubilare: «Le opere di misericordia corporale e spirituale costituiscono fino ai nostri giorni la verifica della grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale. Essa infatti spinge a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone che sono nostri fratelli e sorelle». Non avere il lavoro «e non ricevere il giusto salario; non poter avere una casa o una terra dove abitare; essere discriminati per la fede, la razza, lo stato sociale» sono «condizioni che attentano alla dignità della persona».