giovedì 17 novembre 2016

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
*** Udienze e nomine
*** Santa Marta: omelia del Santo Padre
La grazia di riconoscere quando Gesù passa, quando «bussa alla nostra porta», la grazia «di riconoscere il tempo in cui siamo stati visitati, siamo visitati e saremo visitati». È la preghiera rivolta al Signore per ogni cristiano da Papa Francesco al termine dell’omelia tenuta durante la messa celebrata a Santa Marta giovedì 17 novembre. Una preghiera per non cadere in un «dramma» ripetuto nella storia, dalle origini ai giorni nostri: quello di «non riconoscere l’amore di Dio».
La meditazione del Pontefice ha preso spunto dal brano evangelico in cui Luca (19, 41-44) descrive il pianto di Gesù sulla città di Gerusalemme. «Cosa sentì Gesù, nel suo cuore — si è chiesto il Papa — in questo momento del suo pianto? Perché piange Gesù su Gerusalemme?». E la risposta può venire sfogliando la Bibbia: «Gesù fa memoria e ricorda tutta la storia del popolo, del suo popolo. E ricorda il rifiuto del suo popolo all’amore del Padre».
(Osservatore Romano)
*** Incontro del Santo Padre Francesco con Sua Santità Mar Gewargis III, Catholicos - Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente
Discorso del Santo Padre
Alle ore 9.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco riceve in Udienza Sua Santità Mar Gewargis III, Catholicos- Patriarca della Chiesa Assira dell’Oriente. Dopo il colloquio privato, il Patriarca presenta al Papa la Delegazione; quindi Sua Santità Mar Gewargis III e Papa Francesco pronunciano i rispettivi discorsi, seguiti dallo scambio di doni. Infine, nella Cappella Redemptoris Mater, ha luogo un momento di preghiera in comune. Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre Francesco rivolge al Patriarca Mar Gewargis III e alla Delegazione nel corso dell’Incontro:
Discorso del Santo Padre
Santità, carissimi fratelli in Cristo,
è una grande gioia e un’occasione di grazia incontrarvi qui, nei pressi della tomba di San Pietro. Con affetto vi do il mio benvenuto, ringraziando per le gentili parole che mi sono state rivolte. Attraverso di voi, desidero estendere il mio cordiale saluto nel Signore a tutti i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli della Chiesa assira dell’Oriente. Con le parole dell’Apostolo Paolo, che in questa città versò il sangue per il Signore, vorrei dirvi: «Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm 1,7).
*** Udienza de Papa Francesco ai membri del Consiglio di Rappresentanza di Caritas Internationalis
"Le odierne urgenze sociali richiedono che si metta in campo quella che san Giovanni Paolo II aveva definito una «nuova fantasia della carità»".
Nel corso dell’incontro il Papa ha parlato a braccio, rispondendo ad alcune domande poste dai partecipanti all’udienza. Pubblichiamo di seguito il testo del discorso che era stato preparato dal Santo Padre per l’occasione e che è stato consegnato:
Discorso del Santo Padre
Cari fratelli e sorelle,
saluto cordialmente voi tutti, Membri del Consiglio di Rappresentanza e del personale della Caritas Internationalis. Sono lieto di accogliervi al termine della vostra Riunione istituzionale e di incontrare, attraverso voi, l’intera famiglia delle Caritas nazionali e quanti nei vostri rispettivi Paesi si impegnano nel servizio della carità della Chiesa. Ringrazio il Cardinale Antonio Tagle, vostro Presidente, per le parole con le quali ha introdotto questo incontro.
La Chiesa “esiste per evangelizzare”, ma l’evangelizzazione richiede di adattarsi alle diverse situazioni, tenendo conto della vita familiare e di quella sociale, come anche della vita internazionale con speciale attenzione alla pace, alla giustizia, allo sviluppo (cfr Evangelii nuntiandi, 29). All’apertura del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione Papa Benedetto XVI ricordava che i due pilastri dell’evangelizzazione sono “Confessio et Caritas”; e io stesso ho dedicato un capitolo dell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium alla dimensione sociale dell’evangelizzazione, riaffermando l’opzione preferenziale della Chiesa per i poveri. Per questo siamo chiamati ad agire contro l’esclusione sociale dei più deboli e operare per la loro integrazione. Le nostre società, infatti, sono spesso dominate dalla cultura dello “scarto”; hanno bisogno di superare l’indifferenza e il ripiegamento su sé stesse per apprendere l’arte della solidarietà. Poiché «noi che siamo i forti – dice S. Paolo – abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi» (Rm 15, 1).
*** Udienza del Papa ai partecipanti alla Conferenza Internazionale delle Associazioni di Imprenditori Cattolici (UNIAPAC)
Estimado Señor Cardenal,
Señor Presidente de UNIAPAC,
Queridos amigos:
Ustedes han venido a Roma —al Vaticano— respondiendo a la invitación del Cardenal Peter Turkson y de las autoridades de la Unión internacional de empresarios católicos, con el noble propósito de reflexionar sobre el papel de los empresarios como agentes de inclusión económica y social. Quiero asegurarles desde este momento mi aliento y mis oraciones para este trabajo. La Providencia de Dios ha querido que este encuentro de UNIAPAC coincida con la conclusión del Jubileo Extraordinario de la Misericordia. Todas las actividades humanas, también la empresarial, pueden ser un ejercicio de la misericordia, que es participación en el amor de Dios por los hombres.
La actividad empresarial asume constantemente multitud de riesgos. Jesús, en las parábolas del tesoro escondido en un campo (cf. Mt 13,44) y de la perla preciosa (cf. Mt 13,45), compara la obtención del Reino de los Cielos con el riesgo empresarial. Deseo reflexionar hoy con ustedes sobre tres riesgos: el riesgo de usar bien el dinero, el riesgo de la honestidad y el riesgo de la fraternidad.
(Testo)
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- "Non basta sperimentare la misericordia di Dio nella propria vita, bisogna anche diventare strumento di misericordia per gli altri." (giovedì 17 novembre 2016)