mercoledì 16 novembre 2016

Vaticano
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Papa Francesco, ieri, in un videomessaggio ai vescovi statunitensi riuniti nella loro plenaria d'autunno a Baltimora, ha detto: "Durante tutta la sua storia, la Chiesa nel vostro paese ha accolto e integrato nuove ondate di immigrati. Nella ricca varietà delle loro lingue e tradizioni culturali, essi hanno forgiato il volto mutevole della Chiesa americana. In questo contesto, desidero elogiare il prossimo Quinto Encuentro Pastorale Nazionale Ispanico. La celebrazione di questo Quinto Encuentro inizierà nelle vostre diocesi nel gennaio prossimo e si concluderà con una celebrazione nazionale a settembre 2018."
Cosa sarebbero gli Stati Uniti e la Chiesa cattolica senza gli ispanici?
Come si vede la scelta di parlare ai presuli su questo argomento ha un senso storico e attuale ed è molto ben pensata e calzante. Come si sa, con l'irruzione sulla scena politica USA del fenomeno Trump, gli ispanici - sono 55,2 milioni (17% della popolazione) - che nel bene o nel male, da molti anni sono il simbolo, anche visibile, dell'immigrazione negli Stati Uniti, sono tornati ad essere un argomento centrale. Non solo sono numericamente rilevanti: 24 milioni erano iscritti ai registri elettorali dell'elezione presidenziale dell'8 novembre scorso e nel totale dei migranti rappresentano il 63%. Gli ispanici, o latinos, sono fisiologicamente e strutturalmente essenziali per l'andamento dell'economia statunitense e la solo ipotetica assenza del 10 % di loro metterebbe subito in crisi l'intera fragile economia e la vita quotidiana di milioni di famiglie statunitensi. Gli ispanici, inoltre, sono fondamentali anche per la Chiesa Cattolica del Paese la quale cresce, ed è cresciuta, quasi esclusivamente tra gli immigranti, in particolare ispanici.
Francesco lo dice chiaramente ai vescovi: "L’Encuentro cerca di riconoscere e valorizzare i doni specifici che i cattolici ispanici hanno offerto e continuano ad offrire alla Chiesa nel vostro paese. Ma è più di questo. È parte di un processo più ampio di rinnovamento e di impegno missionario, al quale tutte le vostre Chiese locali sono chiamate." E poi il Papa precisa: "Dobbiamo diventare sempre più pienamente una comunità di discepoli missionari, colmi di amore per il Signore Gesù e di entusiasmo per la diffusione del Vangelo. La comunità cristiana deve essere segno e profezia del piano di Dio per l’intera famiglia umana. Siamo chiamati ad essere portatori di buone notizie per una società attanagliata da sconcertanti cambiamenti sociali, culturali e spirituali e da una crescente polarizzazione."
Uscire per abbattere muri e creare ponti
Prima di concludere, Francesco, nel suo videomessaggio, esorta a tenere conto "del contributo che la comunità ispanica dà alla vita della nazione". "Prego - aggiunge - perché l’Encuentro rechi frutto per il rinnovamento della società americana e per l’apostolato della Chiesa negli Stati Uniti". Infine, Francesco chiede ai vescovi di "considerare come le vostre Chiese locali possono rispondere al meglio alla crescente presenza, ai doni e al potenziale della comunità ispanica".
Nelle sue parole più impegnative, da leggere alla luce dei momenti incerti che vive il Pase, il Papa delinea un orizzonte pastorale: "La nostra grande sfida - dice - è creare una cultura dell’incontro, che incoraggi gli individui e i gruppi a condividere la ricchezza delle loro tradizioni ed esperienze, ad abbattere muri e a costruire ponti. La Chiesa in America, come altrove, è chiamata ad “uscire” dal suo ambiente sicuro e ad essere un fermento di comunione. Comunione tra noi, con gli altri cristiani e con tutti coloro che cercano un futuro di speranza."