martedì 29 novembre 2016

Vaticano
Fidel Castro «riconobbe nel Papa un’autorità morale». Padre Lombardi: inquieto sulle sorti del mondo
Il Mattino
(Antonio Manzo) «Quel che colpiva di Fidel era il tratto di una persona consapevole dell’importanza del ruolo morale di guida del Papa nel mondo e anche desiderosa di ascoltarne la saggezza nel contesto difficile del mondo di oggi. Il rapporto di Castro con la fede? Non mi sento di rispondere ad una domanda che attiene a quel che è di più inesplorabile nell’animo umano ed è noto solo agli occhi di Dio». Padre Federico Lombardi è il testimone degli incontri di Fidel Castro con tre Papi. Da direttore della Radio Vaticana e, poi, della Sala Stampa Vaticana è stato testimone diretto degli incontri tra Papa Benedetto XVI e Papa Francesco. La notizia della morte di Fidel Castro lo raggiunge proprio nella giornata della consegna del Premio Ratzinger 2016 (l’ex direttore della Sala Stampa è il presidente della Fondazione Benedetto XVI). Con i due vincitori monsignor Inos Biffi e Ioannis Kourempeles, padre Lombardi ha rivisto e salutato il Papa emerito che vive nel Monastero Mater Ecclesiae.
Come fu il colloquio tra Fidel Castro e Papa Benedetto?
«Fu un colloquio lungo che sfiorò un’ora di conversazione. Castro pose delle domande sul destino dell’umanità, sull’ambiente e la pace, e il Papa rispose con la sua chiarezza e grande lucidità. Benedetto XVI chiese ed ottenne che il Venerdì Santo potesse essere riconosciuto come giorno festivo».
Ma dietro questa visita del 2012 c’era stato già il lungo lavoro diplomatico di Giovanni Paolo II.
«Il rapporto tra i Papi e Cuba, tra i Papi di fine Novecento e Fidel Castro, ha segnato un lunghissimo cammino di riapertura dei rapporti ed ognuno di questi incontri hanno avuto un rilevantissimo ruolo in questo itinerario. Castro incontrò due volte Giovanni Paolo II. La prima volta fu nel novembre del 1996 quando Fidel Castro venne a Roma in occasione dell’incontro mondiale sull’alimentazione promosso dalla Fao. In quell’occasione andò in Vaticano, fu un colloquio che aprì il dialogo tra Fidel e il Papa che proclamava al mondo quel “non abbiate paura, aprite le porte a Cristo” come messaggio principale del suo pontificato».
Poi Papa Giovanni Paolo II andò a Cuba.
«Sì, in quel viaggio del 21 gennaio 1998, che rimane assolutamente storico perché il primo di un Papa in quell’isola, io non ero presente. Al di là delle parole e degli incontri che il Papa ebbe con Castro restano quegli sguardi quando il comandante accolse il Pontefice appena sceso dall’aereo all’Avana. Ognuno guardò il proprio orologio come a voler certificare quell’istante che si trasformava in storia».
In quali incontri lei è stato presente?
«Sono stato presente nei due viaggi successivi dei Papi, quello di Benedetto XVI del settembre 2012 e quello di Francesco in cui ci fu l’incontro con Fidel anche se non era più il capo del governo del Paese. Ricordo che il colloquio più recente dell’ultimo viaggio di Papa Francesco avvenne nella residenza di Castro mentre in quello precedente Fidel era ancora in condizioni fisiche per venire presso la nunziatura apostolica ad incontrare Papa Benedetto».
Ci racconti dell’incontro di Papa Francesco con Fidel Castro.
«L’incontro era prevedibile anche se non era nel programma ufficiale: bisognava vedere quando e come si sarebbe potuto realizzare, ma tutti sapevano che c’era un desiderio molto forte del comandante Fidel di vedere il Papa. Fidel aveva chiesto a Papa Benedetto di mandargli dei libri che potessero essere utili per il suo studio e la sua riflessione. Papa Francesco realizzò questo desiderio portando in dono a Fidel Castro dei libri, proprio sapendo di quella precedente richiesta».
Quali libri donò Papa Francesco a Castro?
«Il Papa incontro l’ex presidente cubano nella residenza dell’anziano leader. Erano presenti anche la sposa di Fidel e altri familiari. Il Papa donò a Castro alcuni libri di don Alessandro Pronzato sull’umorismo e la fede, una copia dell’Enciclica “Laudato si’” e della Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”. Ai libri, Papa Francesco volle aggiungere alcuni cd con delle riflessioni del padre gesuita Armando Llorente, scomparso nel 2010, già professore di Fidel».
Fidel con che regali ricambiò?
«Con una copia del libro “Fidel e la religione” scritto nel 1997 dal teologo brasiliano Frei Beto. Castro scrisse una dedica: “Per Papa Francesco in occasione della sua visita a Cuba con l’ammirazione e il rispetto del popolo cubano”».
Chi parlò di più nell’incontro il Papa o Fidel?
«Tutti immaginavamo che Castro avrebbe voluto fare un lungo discorso al Papa. Nella realtà fu esattamente il contrario. Fece al Papa grandi domande, molto profonde, sul destino dell’umanità, sulla fede e sulla Chiesa. Le domande di Fidel erano frutto di una fase della sua vita segnata da una riflessione molto ampia sulla condizione dell’umanità. E ascoltò attentissimo la riflessione di una grande autorità morale del mondo di oggi, come il Papa della Chiesa cattolica».