giovedì 24 novembre 2016

Vaticano
È morto Antonio Dante Zavatta. Il preseparo del Vaticano
L'Osservatore Romano
(Giovanni Zavatta) Giovanni Paolo II, poi Benedetto XVI: l’orgoglio di essere “il preseparo del Papa”, come lui diceva in giro, agli amici, ai conoscenti, ma anche a chiunque incontrasse, fosse il pensionato in fila alla posta o il medico di turno. Antonio Dante Zavatta — morto ieri, mercoledì, a 79 anni circondato dall’affetto dei suoi cari — la passione per i presepi l’aveva trasformata in arte.
Lui, nato a Milano ma emigrato a Roma da bimbo alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, non immaginava certo che la sua vita sarebbe stata al servizio della Santa Sede, per più di cinquant’anni cartotecnico della Tipografia poliglotta vaticana. Ma le sue mani d’oro andarono oltre la rilegatura dei documenti pontifici. Scoprì che assemblando materiali poveri — soprattutto cartone sotto tutte le sue forme — poteva creare piccoli capolavori, grotte della Natività ambientate nel Ghetto di Roma come nel centro storico di Viterbo, sotto il castello di Trequanda (il borgo toscano dove si rifugiava spesso) come all’ombra delle piramidi. I suoi presepi hanno impreziosito per anni i locali della Tipografia, delle Poste, del Governatorato, fino a diventare “famosi” e raggiungere gli appartamenti privati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. A lui, umile, povero come povera era la sua arte, bastava un “bravo”, una stretta di mano. A me, invece, solo l’orgoglio di essere il figlio di quello straordinario papà.
L'Osservatore Romano, 24-25 novembre 2016