domenica 6 novembre 2016

Vaticano
Domenica 6 novembre: la giornata del Papa
(a cura Redazione "Il sismografo")
*** Santa Messa in occasione del Giubileo dei carcerati. Omelia del Santo Padre
- "Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione"
Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco presiede la Celebrazione Eucaristica in occasione del pellegrinaggio giubilare dei detenuti con i loro famigliari, del personale penitenziario, dei cappellani delle carceri e delle associazioni che offrono assistenza all’interno o all’esterno delle carceri, indetto nei giorni 5-6 novembre nel contesto delle celebrazioni dell’Anno della Misericordia.
Omelia del Santo Padre
Il messaggio che la Parola di Dio oggi vuole comunicarci è certamente quello della speranza.
Uno dei sette fratelli condannati a morte dal re Antioco Epifane dice: «Da Dio si ha la speranza di essere di nuovo da lui risuscitati» (2 Mac 7,14). Queste parole manifestano la fede di quei martiri che, nonostante le sofferenze e le torture, hanno la forza di guardare oltre.
Una fede che, mentre riconosce in Dio la sorgente della speranza, mostra il desiderio di raggiungere una vita nuova.
Allo stesso modo, nel Vangelo, abbiamo ascoltato come Gesù con una risposta semplice ma perfetta cancelli tutta la banale casistica che i sadducei gli avevano sottoposto. La sua espressione: «Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (Lc 20,38), rivela il vero volto del Padre, che desidera solo la vita di tutti i suoi figli. La speranza di rinascere a una vita nuova, quindi, è quanto siamo chiamati a fare nostro per essere fedeli all’insegnamento di Gesù.
La speranza è dono di Dio. Essa è posta nel più profondo del cuore di ogni persona perché possa rischiarare con la sua luce il presente, spesso turbato e offuscato da tante situazioni che portano tristezza e dolore. Abbiamo bisogno di rendere sempre più salde le radici della nostra speranza, perché possano portare frutto. In primo luogo, la certezza della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione.
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
L'Angelus di Papa Francesco
- "Ma attenzione! La risurrezione non è solo il fatto di risorgere dopo la morte, ma è un nuovo genere di vita che già sperimentiamo nell’oggi"
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
A pochi giorni di distanza dalla solennità di Tutti i Santi e dalla Commemorazione dei fedeli defunti, la Liturgia di questa domenica ci invita ancora a riflettere sul mistero della risurrezione dei morti. Il Vangelo (cfr Lc 20,27-38) presenta Gesù a confronto con alcuni sadducei, i quali non credevano nella risurrezione e concepivano il rapporto con Dio solo nella dimensione della vita terrena. E quindi, per mettere in ridicolo la risurrezione e in difficoltà Gesù, gli sottopongono un caso paradossale e assurdo: una donna che ha avuto sette mariti, tutti fratelli tra loro, i quali uno dopo l’altro sono morti.
(Testo)
I saluti del Santo Padre dopo l'Angelus
- Un appello di Francesco in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti
Il ricordo dei 38 beati martiri albanesi
Car fratelli e sorelle,
in occasione dell’odierno Giubileo dei carcerati, vorrei rivolgere un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri in tutto il mondo, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti. Inoltre, desidero ribadire l’importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società. In modo speciale, sottopongo alla considerazione delle competenti Autorità civili di ogni Paese la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento.
Due giorni fa è entrato in vigore l’Accordo di Parigi sul clima del Pianeta. Questo importante passo avanti dimostra che l’umanità ha la capacità di collaborare per la salvaguardia del creato (cfr Laudato si’, 13), per porre l’economia al servizio delle persone e per costruire la pace e la giustizia. Domani, poi, comincerà a Marrakech, in Marocco, una nuova sessione della Conferenza sul clima, finalizzata, tra l’altro, all’attuazione di tale Accordo. Auspico che tutto questo processo sia guidato dalla coscienza della nostra responsabilità per la cura della casa comune.
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Ieri a Scutari, in Albania, sono stati proclamati Beati trentotto martiri: due vescovi, numerosi sacerdoti e religiosi, un seminarista e alcuni laici, vittime della durissima persecuzione del regime ateo che dominò a lungo in quel Paese nel secolo scorso. Essi preferirono subire il carcere, le torture e infine la morte, pur di rimanere fedeli a Cristo e alla Chiesa. Il loro esempio ci aiuti a trovare nel Signore la forza che sostiene nei momenti di difficoltà e che ispira atteggiamenti di bontà, di perdono e di pace.
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Saluto tutti voi pellegrini, venuti da diversi Paesi: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni. In particolare, saluto i fedeli di Sydney e di San Sebastián de los Reyes, il Centro Académico Romano Fundación e la Comunità cattolica venezuelana in Italia; come pure i gruppi di Adria-Rovigo, Mendrisio, Roccadaspide, Nova Siri, Pomigliano D’Arco e Picerno.
A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

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- "Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore: il suo amore arriva dappertutto. Prego perché ciascuno apra il cuore a questo amore."
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