domenica 20 novembre 2016

Vaticano
(a cura Redazione "Il sismografo")
*** Papa Francesco chiude l'ultima Porta Santa del Giubileo della Misericordia 
Papa Francesco alle ore  09.58 ha chiuso la Porta Santa della Basilica di San Pietro, l'ultima delle migliaia che sono state aperte l'anno scorso all'inizio del Giubileo straordinario della misericordia.
*** Santa Messa di chiusura dell’Anno Santo della Misericordia. Omelia di Papa Francesco
- "Anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera porta della misericordia, che è il Cuore di Cristo. Dal costato squarciato del Risorto scaturiscono fino alla fine dei tempi la misericordia, la consolazione e la speranza"
- "Chiediamo anche noi il dono di questa memoria aperta e viva. Chiediamo la grazia di non chiudere mai le porte della riconciliazione e del perdono, ma di saper andare oltre il male e le divergenze, aprendo ogni possibile via di speranza. Come Dio crede in noi stessi, infinitamente al di là dei nostri meriti, così anche noi siamo chiamati a infondere speranza e a dare opportunità agli altri.Dal costato squarciato del Risorto scaturiscono fino alla fine dei tempi la misericordia, la consolazione e la speranza."
Omelia del Santo Padre
La solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo corona l’anno liturgico e questo Anno santo della misericordia. Il Vangelo presenta infatti la regalità di Gesù al culmine della sua opera di salvezza, e lo fa in un modo sorprendente. «Il Cristo di Dio, l’eletto, il Re» (Lc 23,35.37) appare senza potere e senza gloria: è sulla croce, dove sembra più un vinto che un vincitore.
La sua regalità è paradossale: il suo trono è la croce; la sua corona è di spine; non ha uno scettro, ma gli viene posta una canna in mano; non porta abiti sontuosi, ma è privato della tunica; non ha anelli luccicanti alle dita, ma le mani trafitte dai chiodi; non possiede un tesoro, ma viene venduto per trenta monete.
Davvero il regno di Gesù non è di questo mondo (cfr Gv 18,36); ma proprio in esso, ci dice l’Apostolo Paolo nella seconda lettura, troviamo la redenzione e il perdono (cfr Col 1,13-14). Perché la grandezza del suo regno non è la potenza secondo il mondo, ma l’amore di Dio, un amore capace di raggiungere e risanare ogni cosa. Per questo amore Cristo si è abbassato fino a noi, ha abitato la nostra miseria umana, ha provato la nostra condizione più infima: l’ingiustizia, il tradimento, l’abbandono; ha sperimentato la morte, il sepolcro, gli inferi. In questo modo il nostro Re si è spinto fino ai confini dell’universo per abbracciare e salvare ogni vivente. Non ci ha condannati, non ci ha nemmeno conquistati, non ha mai violato la nostra libertà, ma si è fatto strada con l’amore umile che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta (cfr 1 Cor 13,7). Solo questo amore ha vinto e continua a vincere i nostri grandi avversari: il peccato, la morte, la paura.
Oggi, cari fratelli e sorelle, proclamiamo questa singolare vittoria, con la quale Gesù è divenuto il Re dei secoli, il Signore della storia: con la sola onnipotenza dell’amore, che è la natura di Dio, la sua stessa vita, e che non avrà mai fine (cfr 1 Cor 13,8). Con gioia condividiamo la bellezza di avere come nostro re Gesù: la sua signoria di amore trasforma il peccato in grazia, la morte in risurrezione, la paura in fiducia.
Sarebbe però poca cosa credere che Gesù è Re dell’universo e centro della storia, senza farlo diventare Signore della nostra vita: tutto ciò è vano se non lo accogliamo personalmente e se non accogliamo anche il suo modo di regnare. Ci aiutano in questo i personaggi che il Vangelo odierno presenta. Oltre a Gesù, compaiono tre figure: il popolo che guarda, il gruppo che sta nei pressi della croce e un malfattore crocifisso accanto a Gesù.
Anzitutto, il popolo: il Vangelo dice che «stava a vedere» (Lc 23,35): nessuno dice una parola, nessuno si avvicina. Il popolo sta lontano, a guardare che cosa succede. È lo stesso popolo che per le proprie necessità si accalcava attorno a Gesù, ed ora tiene le distanze. Di fronte alle circostanze della vita o alle nostre attese non realizzate, anche noi possiamo avere la tentazione di prendere le distanze dalla regalità di Gesù, di non accettare fino in fondo lo scandalo del suo amore umile, che inquieta il nostro io, che scomoda. Si preferisce rimanere alla finestra, stare a parte, piuttosto che avvicinarsi e farsi prossimi. Ma il popolo santo, che ha Gesù come Re, è chiamato a seguire la sua via di amore concreto; a domandarsi, ciascuno ogni giorno: “che cosa mi chiede l’amore, dove mi spinge? Che risposta do a Gesù con la mia vita?”
(Testo)
*** Le parole di Papa Francesco prima della recita dell’Angelus
Al termine della Santa Messa celebrata sul sagrato della Basilica Vaticana per la chiusura dell’Anno Santo della Misericordia, Papa Francesco guida la recita dell’Angelus con i fedeli ed i pellegrini presenti in Piazza San Pietro. Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana:
Cari fratelli e sorelle,
al termine di questa Celebrazione, innalziamo a Dio la lode e il ringraziamento per il dono che l’Anno Santo della Misericordia è stato per la Chiesa e per tante persone di buona volontà. Saluto con deferenza il Presidente della Repubblica Italiana e le Delegazioni ufficiali presenti. Esprimo viva riconoscenza ai responsabili del Governo italiano e alle altre Istituzioni per la collaborazione e l’impegno profuso. Un grazie caloroso alle Forze dell’Ordine, agli operatori dei servizi di accoglienza, di informazione, sanitari e ai volontari di ogni età e provenienza. Ringrazio in modo particolare il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e coloro che hanno cooperato nelle diverse sue articolazioni.Un grato ricordo rivolgo a quanti hanno contribuito spiritualmente alla riuscita del Giubileo: penso a tante persone anziane e malate, che hanno incessantemente pregato, offrendo anche le loro sofferenze per il Giubileo. In modo speciale vorrei ringraziare le monache di clausura, alla vigilia della Giornata Pro Orantibus che si celebrerà domani.
Invito tutti ad avere un particolare ricordo per queste nostre Sorelle che si dedicano totalmente alla preghiera e hanno bisogno di solidarietà spirituale e materiale.
Ieri ad Avignone, in Francia, è stato proclamato Beato il padre Maria Eugenio del Bambino Gesù, dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, fondatore dell’Istituto secolare “Nostra Signora della Vita”, uomo di Dio, attento ai bisogni spirituali e materiali del prossimo. Il suo esempio e la sua intercessione sostengano il nostro cammino di fede.
Desidero salutare cordialmente tutti voi, che da vari Paesi siete venuti per la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. La Vergine Maria ci aiuti tutti a conservare nel cuore e a far fruttificare i doni spirituali del Giubileo della Misericordia.
*** Papa Francesco firma la Lettera Apostolica "Misericordia et misera"
(Nota)

*** Intervista di Tv2000 e inBlu Radio con il Santo Padre (trascrizione di lavoro integrale)
TV2000-inBluRadio
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-"Il Giubileo della Misericordia, che oggi si conclude, continui a portare frutti nei cuori e nelle opere dei credenti."
- "Chiudiamo oggi la Porta Santa, ringraziando Dio per averci concesso questo tempo straordinario di grazia."
- "A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi." 
 - "Affidiamo la Chiesa, l’umanità intera e il cosmo immenso al Signore, perché effonda la sua misericordia su tutte le creature."