lunedì 21 novembre 2016

Vaticano
Tra novità e tradizione 
L'Osservatore Romano 
(José Rodríguez Carballo) Dopo sessantasei anni dalla pubblicazione di Sponsa Christi (SC), la costituzione apostolica che Pio XII diede alle contemplative, la vita consacrata contemplativa femminile ha una nuova costituzione apostolica: Vultum Dei quaerere (VDq). È il regalo, un grande regalo, che Papa Francesco ha fatto alle contemplative alla fine dell’anno della vita consacrata.
Dal titolo di questa nuova costituzione possiamo già dire che la vita contemplativa femminile viene definita come la ricerca del volto del Dio vero. In questo modo essa si colloca pienamente in continuità con la grande tradizione monastica occidentale, per la quale un criterio fondamentale di autenticità vocazionale è stata sempre si revera Deum quaerit, se veramente si cerca Dio (cfr. San Benedetto, Regola 58, 7; VDq 3); ma anche dentro alla storia degli uomini e delle donne di buona volontà di ogni tempo, orientati «alla ricerca dell’Assoluto, a Dio, del quale percepiscono — non sempre consapevolmente — il bisogno» (VDq i, 1).
La contemplativa è dunque una donna che entra in una «peregrinazione nella ricerca di Dio» (VDq, i, 1), in un processo dinamico della ricerca dell’Amato, sapendo fin dall’inizio che si tratta di «una ricerca sempre incompiuta», e cosciente, anche, che in questa ricerca si trova, ancora oggi, «il principale segno e criterio dell’autenticità» della sua vita contemplativa (cfr. VDq, i, 3).
La contemplativa sa molto bene, e la costituzione lo ricorda in diverse occasioni, che la meta della sua vocazione e della sua ricerca del volto di Dio è la trasfigurazione in Lui: l’amata che si trasforma nell’Amato, frutto sempre di un’attrazione a cui la contemplativa non può resistere al «più bello tra i figli dell’uomo» (Salmi 45, 3). Siamo di fronte al linguaggio e all’esperienza degli innamorati, dell’amore della sposa per lo Sposo, così come viene cantato nel Cantico dei cantici.
Tra la Sponsa Christi e Verbum Dei quaerere c’è certamente continuità, ma ci sono anche molte novità. Novità sulla clausura, con la possibilità di sceglierne la forma concreta (monastica, costituzionale e papale), dopo un serio discernimento, d’accordo con la propria tradizione carismatica e tenendo conto delle possibilità reali del monastero (cfr. VDq, ii, 10, 1-2); novità sulla autonomia, dando dei criteri chiari e precisi affinché all’autonomia sui iuris corrisponda un’autonomia reale, e disponendo anche come rivitalizzare o chiudere una presenza (cfr. VDq, ii, 8, 2-3); novità sulla formazione, insistendo nella formazione di chi è chiamata ad esercitare il servizio dell’autorità (cfr. VDq, ii, 7,1), delle formatrici (cfr. VDq ii, 3, 3-4); delle candidate (cfr. VDq, 3, 5-7). Nel campo della formazione si prevedono case comuni di formazione e la frequenza di corsi del proprio monastero (cfr. VDq, ii, 3, 4); e mentre si parla delle comunità internazionali come espressione «dell’universalità del carisma», si chiede di evitare «assolutamente il reclutamento delle candidate da altri Paesi con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero!» (cfr. VDq, i, 3, 6). Sempre in questo campo della formazione si chiede venga riservato alla formazione iniziale un “ampio spazio di tempo” (cfr. VDq, ii, 3, 5).
Un’altra novità della costituzione riguarda i mezzi di comunicazione, rimandando per il loro utilizzo al discernimento di ogni monastero, in modo tale che servano per la formazione e la comunicazione (cfr. VDq, i, 34). Novità sono anche l’obbligatorietà, almeno in partenza, di aderire a una federazione (cfr. VDq, ii, 9, 1), la richiesta di favorire «l’associazione, anche giuridica, dei monasteri all’ordine maschile corrispondente».
Particolare novità apportata dalla costituzione è la segnalazione degli elementi fondamentali della vita contemplativa: formazione, preghiera, centralità della Parola di Dio, sacramenti dell’Eucaristia e della riconciliazione, vita fraterna in comunità, l’autonomia, le federazioni, la clausura, il lavoro, il silenzio, i mezzi di comunicazione, e l’ascesi (cfr. VDq, i, 12-35); così come il fatto di insistere nel progetto di vita fraterna o comunitaria o nel riferimento frequente a «ogni monastero». È per me questa una novità che non può sfuggire all’attenzione delle contemplative. In questo modo si vuole che, tenendo conto della realtà di ogni comunità, tutti gli elementi costitutivi della vita contemplativa segnalati prima, siano oggetto di discernimento di ogni monastero.
Da sottolineare che tutte queste novità rispondono a quanto la maggioranza delle monache ha chiesto nelle numerosissime e ricche risposte che la congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica ha ricevuto attraverso un questionario inviato a tutti i monasteri federati e al quale hanno risposto anche tanti altri non federati. Per le novità individuate penso che si possa dire che la Vultum Dei quaerere è una costituzione apostolica aperta verso il futuro e quindi in processo dinamico di attuazione. Ed è proprio per questa ragione che richiederà tempo per essere assimilata e essere messa in atto, secondo lo spirito che la anima; e che, almeno nella prima parte, eminentemente programmatica e fondante, è chiamata a perdurare nel tempo, per quanto questo è possibile oggi. Credo si debba sottolineare l’invito di Papa Francesco alle sorelle contemplative ad assumere con forza profetica la loro missione nella Chiesa e nel mondo. In tale contesto il Pontefice chiede alle circa quarantaquattromila contemplative nel mondo di non rinunciare mai a essere “profezia e segno” mostrando la «ricchezza e la bellezza di una vita totalmente donata a Dio», mediante una vita «centrata nel Signore come primo ed unico amore» (VDq, i, 5). Anche se si tratta di una «missione nascosta», la Chiesa e il mondo hanno bisogno della testimonianza delle contemplative come fari «per i vicini e per i lontani, che indichino la rotta per giungere al porto»; come «fiaccole che accompagnino il cammino degli uomini e delle donne nella notte oscura del tempo»; come «sentinelle del mattino che annunciano il sorgere del sole» (VDq, i, 6).
Questa costituzione è un documento volutamente aperto, profondamente rispettoso delle persone e delle situazioni concrete, così come si sono manifestate nelle risposte che tanti monasteri hanno inviato al dicastero vaticano. Ed è proprio per questo che tante sorelle contemplative — nella costituzione non si parla di monache di clausura, anche se la clausura è valutata nella sua giusta importanza come mezzo per la contemplazione — hanno ringraziato Papa Francesco per questo grande dono e per l’apprezzamento che egli mostra per la vita contemplativa.
L'Osservatore Romano, 21-22 novembre 2016