domenica 27 novembre 2016

Svizzera
Martin Junge e la leadership ecumenica di Papa Francesco. Tre motivi di gratitudine
L'Osservatore Romano
(Fabrizio Contessa) Tre motivi per essere grati alla Chiesa cattolica e a Papa Francesco per la sua «leadership ecumenica». Li indica il cileno Martin Junge, dal 2010 segretario della Federazione luterana mondiale (Flm), primo latinoamericano a ricoprire tale incarico, il quale torna sull’importanza e sulle prospettive che scaturiscono dalle celebrazioni comuni del cinquecentenario della riforma protestante. In una intervista a «Il Regno», Junge legge la recente partecipazione del Pontefice all’appuntamento di Lund come un ulteriore «segno di speranza» e un «incoraggiamento a continuare» nel cammino comune intrapreso fin dal Vaticano II. Non solo.
Il segretario della Flm esprime «grande rispetto per la leadership di Papa Francesco». Assicurando, infatti, di riconoscere «veramente» questa leadership, Junge spiega come in questi anni il Pontefice abbia avuto modo di incontrare diversi leader di altre confessioni e religioni «aprendo dialoghi e stabilendo buone relazioni. Riconosciamo questo e ne siamo grati». In sostanza, aggiunge, «Papa Francesco sta dando continuità a un processo che diversi suoi predecessori hanno portato avanti». Così, nel caso dei luterani, «sta seguendo il percorso avviato dalla Dichiarazione di Augsburg nel 1999, con Giovanni Paolo II, e continuato con il rapporto Dal conflitto alla comunione del 2013, elaborato nel pontificato di Benedetto XVI. Per me è molto importante riconoscere al tempo stesso la leadership di Papa Francesco, e il suo porsi in continuità con i suoi predecessori».
Acconto a ciò, l’esponente luterano riconosce il ruolo determinante avuto dal Pontefice in altre due questioni di scottante attualità: l’accoglienza dei migranti e la difesa dell’ambiente. Nel primo caso: «Siamo molto grati a Papa Francesco per il suo ruolo guida sulla questione dei rifugiati nel mondo; ha dato sia ai leader sia alle persone comuni messaggi molto chiari, che hanno potuto cogliere anche quanti sono al di fuori delle Chiese. È una voce molto importante». Nel secondo, Junge ricorda di aver potuto constatare personalmente, nel corso dei lavori della Conferenza delle parti di Parigi (Cop 21), «l’impatto della Laudato si’ nella mentalità e nella strutturazione di tutto il processo negoziale. Il suo pressante invito ai leader mondiali a prendere sul serio il problema è stato uno dei fattori che ha contribuito al successo del negoziato della Cop 21». Insomma, è la conclusione, «siamo grati per la leadership di Papa Francesco, proviamo grande rispetto per quello che sta facendo e ci rendiamo conto di condividere moltissime delle sue preoccupazioni e priorità».
Dalle celebrazioni per l’anniversario della riforma, e in particolare all’evento di Lund, prende spunto anche il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Il porporato, che pochi giorni fa ha partecipato a Trento a un convegno su «Cattolici e protestanti a 500 anni dalla Riforma», promosso dalla Conferenza episcopale italiana in collaborazione con la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, ricorda il «carisma particolare» del Papa e mette in evidenza le «nuove prospettive» delle relazioni ecumeniche. In una intervista all’agenzia evangelica Nev.it, Kasper rileva come «la visita di Papa Francesco a Lund e il suo incontro con gli esponenti della Flm è emblematico di una situazione che è cambiata totalmente». Infatti, si è passati «dalla cacofonia polemica che a lungo ha accompagnato le nostre reciproche relazioni, non dico a una piena sintonia, ma di sicuro a un avvicinamento enorme». Il messaggio è che «oggi nell’ecumenismo non possiamo tornare indietro ma solo andare avanti. Dobbiamo guardare con più fiducia alle cose che ci uniscono, che sono poi i fondamenti della fede in Dio, un dato per nulla scontato nelle società in cui viviamo oggi». Un dialogo che la Chiesa cattolica, assicura il porporato, persegue a trecentosessanta gradi, sia con gli ortodossi, a volte ritenuti più vicini, che con i protestanti. «Entrambi i dialoghi sono importanti ed entrambi vanno seguiti. Si può dire che quelli con l’ortodossia e col protestantesimo sono dialoghi diversi, che possono anche completarsi l’un l’altro. Nessuno ha la precedenza. Piuttosto, entriamo in dialogo con chiunque si mostri aperto e interessato a esso. Sono poi convinto che anche il protestantesimo può beneficiare dall’incontro con le Chiese ortodosse».
L'Osservatore Romano, 26 - 27 novembre 2016