giovedì 10 novembre 2016

NEV
Dopo la storica celebrazione ecumenica svoltasi nella cattedrale di Lund (Svezia) il 31 ottobre scorso, dalla Svizzera prendono avvio le celebrazioni europee per i Cinquecento anni della Riforma protestante. Giovedì 3 novembre, a Ginevra, alla presenza delle autorità cittadine, del consigliere federale Alain Berset e di duecento invitati tra autorità civili e religiose, i responsabili delle chiese evangeliche svizzere hanno inaugurato il viaggio del “camion della Riforma”: una mostra itinerante che toccherà 67 città di 19 paesi europei (in Italia Roma e Venezia) per approdare nel mese di maggio a Wittenberg, la città in cui operò Martin Lutero, per inserirsi nell’esposizione mondiale della Riforma.A promuovere questo viaggio d’eccezione sono la Comunione di chiese protestanti in Europa (CPCE), la Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (FCES) e la Chiesa evangelica in Germania (EKD). Ospitata all’interno del Museo Internazionale della Riforma di Ginevra, la conferenza stampa che ha salutato la partenza del “camion” ha messo in luce la centralità del messaggio protestante in un continente sempre più secolarizzato. Per il consigliere federale Alain Berset, nonostante compia mezzo millennio, la Riforma è "un movimento la cui dinamica spirituale, culturale, sociale e politica continua a segnare tutto il mondo". Dal canto suo il pastore Gottfried Locher, presidente FCES e CPCE, ha insistito sull’ecumenismo, ricordando come i riformatori non volessero dividere la chiesa, ma cercassero di rinnovarla: “Il loro era un messaggio di emancipazione e di libertà”.
Per festeggiare la ricorrenza altre manifestazioni avranno luogo non soltanto in Svizzera ma nel resto del Vecchio Continente. Sempre secondo Locher l’obiettivo delle iniziative che si susseguiranno sino al 31 ottobre 2017 non è quello di costruire “una retrospettiva trionfalistica e confessionale, ma di domandarci cosa significhi la Riforma per le generazioni di domani, di riscoprire i valori sempre attuali della Riforma, in particolare quello spirito di libertà così necessario anche oggi, uno spirito che va ben oltre i confini del protestantesimo”.
Dopo la prima tappa – Losanna – in queste ore il camion-museo sta raggiungendo Neuchâtel, nella Svizzera romanda. Dopodiché sarà la volta di Basilea, quindi Villach, Graz e a fine mese Vienna e Praga. Il “camion della Riforma” sosterà in ogni città per 36 ore. Per seguire il suo percorso, il sito “Reformation 2017”, che l’EKD dedica alle celebrazioni ufficiali, mette a disposizione questo link. La sosta a Roma è prevista per il 18 gennaio: il primo giorno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Elezioni USA. Prime reazioni dal movimento ecumenico e mondo protestante Olav Fykse Tveit (CEC): pellegrinaggio per giustizia e pace, ora più che mai Roma (NEV), 9 novembre 2016 - “La campagna presidenziale negli USA si è conclusa. Il pellegrinaggio della giustizia e della pace continua. Ora più che mai”, è il commento del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), pastore Olav Fykse Tveit, twittato a pochi minuti dalla notizia dell’elezione di Donald Trump a 45esimo presidente degli Stati Uniti. Più diretto il vescovo luterano Heinrich Bedford-Strohm, presidente della Chiesa evangelica in Germania (EKD) che da Magdeburgo, dov’è in corso il Sinodo annuale della EKD, si è detto “sconcertato”. Ora, per Bedford-Strohm, l’Europa e la Germania avranno una responsabilità ancora maggiore nello scacchiere mondiale, a cominciare dall’impegno per i più deboli, a favore dell’amore per il prossimo e dell’empatia. “I discorsi di Donald Trump durante la campagna elettorale erano talmente divisivi e svalorizzanti nei confronti di alcuni gruppi di persone, che ora che ha questo potere politico non possiamo che dirci preoccupati”, ha dichiarato all’agenzia
stampa EPD. Tuttavia, ha aggiunto, bisogna guardare al futuro, “dobbiamo far capire i valori che come cristiani sosteniamo e fare in modo che entrino nel dibattito pubblico”. Eppure, stando agli analisti, a fare da ago della bilancia a favore di Trump è stato un particolare gruppo cristiano affiliato alla destra religiosa: secondo i primi exit-poll a fare la differenza sarebbero stati gli “evangelicali bianchi”, che rappresentano il 26% del corpo elettorale, votando all’81% per Trump, e al 16% per la candidata democratica Hillary Clinton. Secondo quanto riferisce il Washington Post, le cosiddette mainline churches - tutte quelle espressioni cioè del protestantesimo storico più progressista - e le chiese evangeliche afro-americane, al 59% avrebbero preferito alla Casa Bianca la metodista Clinton. Interessante anche il dato riferito ai cattolici, che al 52% avrebbero votato per Trump, mentre alle elezioni precedenti erano a maggioranza a favore di Barack Obama. Nella mattinata di oggi anche il moderatore della Tavola valdese, il pastore Eugenio Bernardini, con un tweet ha rivolto “un pensiero e una preghiera per il popolo americano. In particolare, per coloro che, come noi, NON si riconoscono nei cosiddetti ‘valori’ di Trump”.