venerdì 11 novembre 2016

Stati Uniti
«Trump è riuscito a far leva le paure del fronte bianco e cristiano»
Avvenire
(Stefania Falasca) Si può dire che c’è come nel passato un voto che è espressione delle diverse chiese cristiane e se c’è qual è il peso delle istanze religiose nel voto a Trump?
Si può dire, anche se nella campagna elettorale le questioni religiose non hanno apparentemente giocato alcun ruolo: ma solo perché è stata una campagna priva di confronti sui contenuti. Ma Trump ha capito, al contrario di Clinton e Kaine, che la questione religiosa era ancora viva. Trump ha capitalizzato sulle paure del cristianesimo bianco di vedere un paese più multireligioso e più multiculturale all’interno dello stesso mondo cristiano americano. Il messaggio anti-musulmano di Trump era chiaro, più sottile e in codice il messaggio antisemita. Una spiegazione puramente materialista (la crisi dell’America industriale dei colletti blu) del successo di Trump non vuole vedere questi elementi.
La Bible Belt, l’area culturale del sud est degli Stati Uniti in cui tradizionalmente si concentrava la grande percentuale di cristiani protestanti, per lo più evangelici, ha appoggiato completamente Donald Trump? Si può fare un quadro di questo insieme e una percentuale di tutti gli Stati Uniti del loro voto? Come lo hanno sostenuto?
Una lieve maggioranza di cattolici e una grandissima maggioranza di evangelical bianchi hanno votato per Trump: il voto si è differenziato tra elettori religiosi e laici ancora di più che nelle elezioni passate, e si è differenziato ancora di più tra elettori religiosi bianchi (per Trump) e elettori religiosi non bianchi (latinos, asiatici, per Clinton). La parola “evangelical” ormai non significa niente in America, se non una politica reazionaria, xenofoba. I giovani evangelical se ne stanno distanziando, ma la strada è ancora lunga. La spaccatura politica attraversa tutte le chiese, come ai tempi della guerra civile. Il fatto nuovo è che oggi è evidente la spaccatura totale tra l’establishment informativo (giornali e riviste, tv, social media) e l’elettorato bianco conservatore che si dice cristiano. Anche la tv ultraconservatrice Fox News è stata scavalcata da una sottocultura che non è toccata da quello che l’informazione (anche conservatrice) ha scoperto e detto del candidato – ora presidente eletto – Donald Trump.
La personalità e la biografia di Trump sono difficilmente compatibili anche con le istanze espresse dai conservatori. Da che cosa è stata determinata l’adesione a favore del candidato repubblicano. Quali sono le ragioni che hanno portato al suo sostegno?
Trump si è presentato come difensore del cristianesimo in nome della libertà della chiesa contro il potere dello stato, contro la diversificazione religiosa e culturale del paese, e soprattutto come colui che nominerà alla Corte Suprema federale giudici contrari all’aborto legale. È stata una proposta politica slegata totalmente da un contenuto morale, ma unicamente funzionale al mantenimento di uno status quo. È una delle cose che i cristiani in America pagheranno, anche perché il futuro religioso del paese è fatto di latinos, non di cattolici e protestanti bianchi. Il sostegno a Trump è stato chiaro da parte delle chiese protestanti bianche degli evangelical, ma in alcuni casi anche da parte di cattolici.
E da parte cattolica? I cattolici sono una presenza composita nel Paese. Dove si è concentrato il maggior numero di sostenitori? Da quali settori è stato appoggiato e per quali motivi? E la gerarchia che parte ha avuto.
Si è concentrato nel Midwest, nel sud, e nelle zone industriali e post-industriali – i quattro stati chiave per la vittoria di Trump Wisconsin, Michigan, Ohio, Pennsylvania. Le riviste cattoliche che hanno evitato di prendere posizione su Trump lo hanno fatto anche per paura di perdere lo status legale di esenzione dalle tasse. I vescovi cattolici non hanno mai amato Obama e alcuni hanno votato Trump, altri hanno fatto votare per Trump ufficialmente solo per la questione dell’aborto. Solo alcuni vescovi hanno preso una posizione sfumata ma non ambigua contro il razzismo di Trump. La conferenza episcopale, che è stata totalmente silente, nei prossimi giorni si riunisce per eleggere il suo nuovo presidente e le nuove cariche e sarà interessante vedere come reagirà a questa elezione. Il paese è in stato di shock e molti (cristiani e cattolici compresi, specialmente immigrati) hanno paura come non mai nella storia americana.