venerdì 18 novembre 2016

Stati Uniti
L’esortazione apostolica «Amoris laetitia». Modello di sinodalità
L'Osservatore Romano
A Houston. «Papa Francesco: nuove prospettive sulla sinodalità»: questo il titolo dell’intervento che il cardinale arcivescovo di Washington ha tenuto a Houston, in Texas, aprendo l’annuale congresso della Canon Law Society of America. Ne pubblichiamo ampi stralci.
(Donald Wuerl) Dal punto di vista ecclesiologico Papa Francesco è riuscito a rimettere nuovamente a fuoco il ministero del collegio dei vescovi così come era stato definito nella Lumen gentium del concilio Vaticano II. Possiamo avere un’immagine della prospettiva del Papa sulla sinodalità considerando l’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia. Tale documento è stato il risultato di due sinodi dei vescovi, nel 2014 e nel 2015, in cui si sono discusse le sfide del matrimonio e della famiglia oggi, e che riflette il consenso di quegli incontri e di molte voci. Possiamo chiaramente vedere nel lavoro del sinodo, nella preparazione dei suoi documenti, e nell’esortazione finale l’apprezzamento e l’impegno alla sinodalità di Papa Francesco.
Il Santo Padre ha sottolineato, ancora una volta, il ruolo dei vescovi in collaborazione con lui nelle responsabilità generali per la guida, l’insegnamento e il ministero pastorale della Chiesa. Nel febbraio 2014, il Papa, durante il concistoro dei cardinali, ci ha chiesto di cominciare a riflettere sulle sfide del matrimonio oggi. Poi ha convocato un sinodo nel 2014 che studiasse le difficoltà che il matrimonio deve affrontare. Ci ha fatto presente la greve cultura secolare in cui viviamo, il materialismo che è parte della mentalità di tanta gente e l’individualismo che domina la nostra società, in modo speciale nel mondo occidentale e negli Stati Uniti.
Era chiaro che la maggioranza dei vescovi avevano la stessa visione del Santo Padre e cioè che ci fosse un modo di presentare gli insegnamenti della Chiesa con un nuovo ardore, metodo e espressione piuttosto che semplicemente ritrovarsi a ripetere e ridefinire le cose che erano già conosciute. Come poi è stato riportato, un vescovo ha detto che se lo scopo del sinodo del 2014 era semplicemente di ripetere con la dottrina e con la pastorale l’insegnamento della Chiesa, si sarebbe potuto chiuderlo già il secondo giorno e non sarebbe stato necessario il sinodo del 2015.
La discussione aperta nel sinodo è chiaramente un tratto distintivo della visione di Papa Francesco sulla sinodalità. In nessun momento c’era disaccordo sulla dottrina della Chiesa. C’era invece un vivace dialogo su come l’insegnamento viene ricevuto, capito, assorbito e vissuto nella nostra cultura moderna, e come dobbiamo rispondere in modo efficace e pastorale alle circostanze del nostro tempo.
La decisione di Papa Francesco di aprire una libera discussione, rispettare le divergenze di opinione, mantenere trasparenza nel processo con la pubblicazione dei risultati delle votazioni dei vescovi a ogni fase di ambedue i sinodi ha creato un’apertura nuova il cui risultato è stato un rinnovato apprezzamento del sinodo. Ho partecipato in varie forme a undici sinodi e come vescovo membro a sette. Gli ultimi due, gli incontri del 2014 e del 2015, sono stati, a mio parere, i più aperti, coinvolgenti e indicativi di collaborazione e consultazione episcopale.
Alla fine di tutte le discussioni e di tutte le riflessioni svolte nei due anni, è nata nel 2016 l’esortazione apostolica Amoris laetitia che vorrei chiamare “un’esortazione di consenso”. Questa esortazione apostolica ci conferma la validità della chiamata del concilio Vaticano II alla riflessione collegiale, e cioè i vescovi si incontrano e lavorano insieme sempre con e mai senza Pietro.
In Amoris laetitia, Papa Francesco attinge profondamente e nella maniera più ricca agli insegnamenti dei suoi predecessori e al cuore della tradizione teologica cattolica. Questo impegno è evidente nella riaffermazione della dottrina della Chiesa riguardo il matrimonio e la vita morale — un punto che il Papa sottolinea ripetutamente. L’insegnamento sul matrimonio e sull’amore umano del beato Paolo VI, di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI è posto in massimo rilievo nel documento. Particolarmente degno di nota è il ricco uso della catechesi di Giovanni Paolo II sul corpo e sull’amore umano.
Papa Francesco segue la lunga tradizione del magistero della Chiesa nel sollecitare passi concreti per sostenere coppie sposate e famiglie, e per portare speranza e guarigione a chi è in situazioni difficili. La continuità è resa evidente dal numero sbalorditivo di citazioni dei pontificati precedenti e dalla tradizione della Chiesa in generale. Per esempio, ci sono 41 citazioni degli insegnamenti di san Giovanni Paolo II, 25 del Vaticano II, 14 di san Tommaso d’Aquino, 13 del Catechismo della Chiesa cattolica, 8 citazioni del magistero di Benedetto XVI, 6 del beato Paolo VI. Dato che ci riferiamo ad Amoris laetitia come a un documento di “consenso”, noi potremmo anche dargli il nome di “esortazione di continuità”.
Ora Papa Francesco raccoglie i punti fondamentali della nuova visione piena di energia del concilio poggiandosi sul lavoro fondamentale dei suoi predecessori. Ma questo è molto di più di una semplice ripetizione di alcuni punti dottrinali. Si può quindi vedere in questa esortazione un rinnovato invito a riconoscere la nostra identità cattolica, il nostro legame alla Chiesa e come il nostro ministero sia convalidato proprio nella nostra partecipazione e adesione al magistero articolato della Chiesa. Questa articolazione include quella di tutti i papi, non solo di quelli che alcuni ritengono essere più cattolici di altri.
In Amoris laetitia troviamo un insegnamento di lunga data, ben fondato teologicamente e che mostra la realtà di una guida pastorale che viene offerta a chi, come tutti noi, sta lottando per vivere in fedeltà alle norme ma è immerso in quelle circostanze e situazioni particolari in cui si trova. In molti modi l’insegnamento del documento è un’ulteriore risposta alla chiamata del concilio per un rinnovamento dell’insegnamento della morale cattolica e del suo modo di viverlo e la risposta a questa chiamata da parte del successivo magistero pontificio.
L’affermazione del primato dell’amore non vuole in alcun modo sminuire il ruolo della legge. Quello che l’esortazione ci chiama a fare è un riconoscimento del fatto che il punto di partenza o il principio dal quale fluiscono le nostre azioni pastorali deve essere la rivelazione dell’amore e della misericordia di Dio. La legge della Chiesa ha certamente una grande importanza, ma non è l’unico punto di riferimento nel ministero pastorale.
Il documento di per sé contiene chiare e importanti note, e contribuisce significativamente all’applicazione di questi tratti distintivi di rinnovamento post-conciliare. L’attenzione per la persona e la sua dignità viene portata avanti nella critica del Papa a quella che lui chiama «una cultura del provvisorio» — cultura che vede e tratta gli altri come fonti di piacere affettivo o sessuale per essere poi scartati quando questo piacere si esaurisce. Questa ricerca di una felicità superficiale non ha niente a che fare con la gioia di cui parla l’esortazione. Come era vero per il concilio, la dignità della persona umana è pienamente rivelata in Cristo, ma in questo caso soprattutto nell’abbraccio di Cristo alle famiglie con le loro difficoltà, ai bambini e alle altre persone vulnerabili, e ai peccatori.
Si può dire che Amoris laetitia è di per sé il frutto di un intensissimo “ascolto” da parte di Papa Francesco. I due sinodi sulla famiglia sono stati preceduti dalla consultazione delle Chiese locali in tutto il mondo sulla situazione vissuta dalle famiglie con le loro sfide ed esperienze. Papa Francesco capisce che il processo di ascolto del fedele e dei suoi fratelli vescovi è una parte fondamentale del suo ministero pastorale. È parte della “sinodalità” o “camminare insieme” che vede come essenziale per la Chiesa a ogni livello.
Un aspetto su cui il documento si concentra è l’“accompagnamento”, l’accompagnamento pastorale a tutti quelli che cercano di avvicinarsi a Dio. Il cammino insieme di tutti i membri della Chiesa implica questo accompagnamento. Ma richiede anche un cambiamento di stile e di intensità pastorale. Papa Francesco chiama i pastori a fare molto di più che solo insegnare la dottrina della Chiesa — anche se devono chiaramente farlo. I pastori devono assumere «l’odore delle pecore» che servono in modo che «le pecore riconoscano e ascoltino la loro voce». Questo richiede una formazione più accurata e intensa dei ministri, di tutti quelli che invitano il popolo a rinnovare la loro fede.
Il ministero pastorale della Chiesa è inteso ad aiutare i fedeli a crescere nell’arte del “discernimento”. E un elemento chiave del discernimento è la formazione delle coscienze. Il Papa insiste che i pastori della Chiesa devono «dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (Amoris laetitia, 37).
Parte di questa formazione richiede di presentare l’insegnamento della Chiesa nella sua pienezza e senza compromessi anche se con un linguaggio aperto piuttosto che difensivo o unilaterale. Ma le famiglie stesse devono essere invitate a capire come applicare e cominciare a concretizzare questo insegnamento nella particolarità delle loro situazioni. Quelle che si trovano in situazioni molto serie, come i divorziati risposati civilmente, dovrebbero essere invitate a una più profonda inclusione nella vita della Chiesa. Ma è chiaro che il Santo Padre non intende affatto cambiare la dottrina della Chiesa e neppure è sua intenzione operare delle modifiche generali alla pratica dei sacramenti o al diritto canonico. Amoris laetitia non è un elenco di risposte ad ogni problema. Piuttosto, è una chiamata all’accompagnamento compassionevole per aiutare tutti a vivere l’amore e la misericordia di Cristo. Nella misura in cui il nostro ministero fa questo, diventa anche un’azione evangelizzatrice. Mentre ricordiamo la sfida di uscire, di incontrare, e di accompagnare, riconosciamo anche che questo è nel suo fulcro un atto del discepolo evangelizzatore.
L'Osservatore Romano, 18-19 novembre 2016