martedì 15 novembre 2016

Avvenire
(Emilo Barucci) Uno dei primi messaggi che il nuovo presidente degli Stati Uniti ha lanciato dopo la sua elezione è che intende abolire il Dodd-Frank Act, un complesso atto legislativo voluto dal presidente Obama per regolare in modo più stringente il mondo della finanza e per proteggere in modo più efficace i risparmiatori. Su questo fronte la normativa prevede l' istituzione di una nuova autorità di vigilanza: il Consumer Financial Protection Bureau.
Il problema non è scomparso dopo la crisi finanziaria. Basta pensare allo scandalo della banca Wells Fargo: negli ultimi cinque anni i dipendenti della banca americana hanno aperto due milioni di conti fittizi, all' insaputa dei clienti, fatturando servizi al fine di raggiungere i loro obiettivi commerciali e ottenere bonus, e alla fine circa 5.300 dipendenti sono stati licenziati per avere partecipato alla truffa. È difficile capire quali siano le reali intenzioni di Trump. Leggendo il comunicato del suo team e la piattaforma del partito repubblicano presentata alla convention di luglio, sembra di poter individuare due linee di attacco: 1) la regolamentazione introdotta da Obama avrebbe creato una montagna burocratica (oltre 2.000 pagine e nuove autorità di regolamentazione non assoggettate al potere politico) che impedirebbe alle banche di sostenere l' economia reale e di essere vicine ai bisogni delle persone; 2) le grandi banche sono diventate sempre più grandi mentre le banche piccole, che finanziano i risparmiatori, le piccole imprese e gli agricoltori, stanno scomparendo. La prima posizione è in linea con la tradizione repubblicana orientata al mercato, la seconda parla invece alle posizioni anti-finanza che sono fiorite dopo la crisi. Difficile capire quanto questa seconda posizione sia strumentale o quanto Trump lo pensi davvero. La piattaforma repubblicana si è addirittura spinta a suggerire il ritorno al Glass Steagall Act, la norma introdotta dopo la crisi del '29 e abolita da Clinton a fine anni 90, che distingueva in modo netto tra attività bancaria commerciale (quella che riguarda il comune cittadino) e il mondo dell' investment banking che è orientato alla consulenza e ai mercati finanziari. Se introdotta, una misura di questo tipo sarebbe davvero contro le grandi banche e segnerebbe una discontinuità rispetto alle ultime tendenze in tema di regolamentazione. Trump ha sostenuto esplicitamente questa posizione nel corso di uno degli ultimi comizi, ed è da notare che Bernie Sanders era a favore di una misura simile mentre la Clinton si è sempre opposta. Sembra un paradosso, un magnate repubblicano che, per quanto atipico, si erge a paladino dei piccoli imprenditori e dei piccoli risparmiatori contro le grandi banche che invece sarebbero state dalla parte della Clinton. Cerchiamo di capire qualcosa. È improprio affermare che l'epoca della deregolamentazione finanziaria sia coincisa con l'amministrazione Clinton. La deregolamentazione finanziaria è un processo che va avanti da oltre trenta anni. Si tratta di una tendenza che vede intrecciarsi gli interessi degli operatori finanziari con alcune idee forti della teoria economica. C' è poco da dire riguardo ai primi: gli operatori sono sempre alla ricerca di nuovi spazi per svolgere la loro attività in modo lecito con l'obiettivo di incrementare i loro guadagni, del tutto legittimo quindi che facciano attività di lobby in tal senso. Quanto allo sviluppo della teoria economica, l'idea forte è che uno sviluppo della finanza (nuovi mercati, nuovi prodotti finanziari) porti dei benefici per l'economia nel suo complesso in quanto mercati finanziari efficienti permetterebbero una migliore allocazione delle risorse finanziarie. In ultima analisi, a trarre beneficio sarebbero gli imprenditori e i risparmiatori che avrebbero la possibilità di avere credito ad un prezzo onesto e di investire senza brutte sorprese. Questo approccio ha portato a costruire un sistema finanziario in cui il raggio di azione degli operatori (banche, compagnie di assicurazione, hedge funds, private equity) si è ampliato a dismisura con l'apertura di nuovi mercati/sviluppo di nuovi prodotti finanziari. Gli operatori finanziari potevano operare su tutti i mercati a condizione che fossero in grado di valutare adeguatamente i rischi che si assumevano e che fossero in possesso di un livello di capitale adeguato a fronteggiare eventuali perdite. Questi presidi dovevano garantire la solidità dell' operatore e questo avrebbe assicurato la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso. L e cose sono andate in modo diverso. La crisi finanziaria ci ha mostrato che nelle pieghe della regolazione gli operatori hanno trovato il modo di collezionare guadagni significativi mettendo le basi per l' insorgere di una bolla speculativa a discapito di un' ampia platea di risparmiatori. I requisiti di capitale e i modelli per valutare i rischi non sono stati in grado di garantire la stabilità del sistema nel suo complesso in quanto è difficile catturare tutti i rischi in modo adeguato. Dopo la crisi finanziaria, si potevano battere due strade. Proseguire quella della deregolamentazione finanziaria rafforzando i presidi di capitale e di gestione del rischio degli intermediari finanziari assieme a maggiori tutele dei risparmiatori e ad un rafforzamento nella gestione del rischio a livello di sistema. Tornare a imporre vincoli stringenti sull' operatività degli intermediari con l'obiettivo di segmentare i mercati e l' attività degli operatori. Il Dodd-Frank Act, come tutta la regolazione introdotta recentemente a livello europeo, non sconfessa l' approccio seguito negli ultimi anni, ma pone dei correttivi che l' industria finanziaria ha mal digerito. Nel tentativo di coprire tutte le falle emerse con la crisi finanziaria la nuova regolamentazione è divenuta molto complessa e questo può essere molto oneroso per le piccole banche. Da non sottovalutare che i requisiti di capitale sono cresciuti in misura significativa negli ultimi anni e questo rischia di rendere poco redditizia l' attività bancaria. La normativa prevede anche di introdurre la cosiddetta Volcker rule che mira ad evitare che le banche commerciali utilizzino i depositi dei clienti per fare trading sui mercati finanziari effettuando operazioni rischiose. Si tratta di una forma di separazione tra banche commerciali e investment banking in forma debole. L a posizione di Trump è chiara sul fronte destruens: meno regole, con il depotenziamento tra l' altro dell' autorità posta tutela dei risparmiatori. Coglie in larga misura nel segno quando sostiene che perseguire sulla strada che abbiamo battuto sino ad oggi può portare ad un sistema complicatissimo che potrebbe rendere assai difficile svolgere l' attività di intermediazione creditizia. È da capire invece quale sarà la parte costruttiva. Tornare a forme più stringenti di regolazione con un vincolo sulla dimensione delle banche e con una separazione forte tra attività bancaria tradizionale e quella di investment banking andrebbe nella giusta direzione. Staremo a vedere se, oltre alla retorica, il nuovo presidente adotterà azioni concrete in questa direzione e non si limiterà soltanto a mettere in pratica il motto 'meno regole per tutti', una prospettiva che sarebbe davvero dannosa.