mercoledì 30 novembre 2016

Siria
Aumentano i civili sfollati. Disastro umanitario ad Aleppo
L'Osservatore Romano
Disastro umanitario: questa l’espressione che ormai le diplomazie e le organizzazioni non governative usano per descrivere la situazione ad Aleppo. Sono salite a ventimila le persone in fuga dalle violenze in quella che un tempo era la seconda città siriana. Non conoscono tregua i combattimenti tra governativi e ribelli. Nelle ultime ore i soldati del presidente siriano Assad sono riusciti a riconquistare importanti aree e interi quartieri. I miliziani, ormai ridotti a poche centinaia, vedono restringersi le possibilità di una controffensiva. Assad potrebbe presto festeggiare una vittoria chiave in un conflitto che dura da almeno cinque anni e mezzo.
La situazione umanitaria ad Aleppo, in particolare nei quartieri orientali, è, appunto, disastrosa. Ieri il presidente russo, Vladimir Putin, ha decretato l’invio di un ospedale da campo e di personale medico nell’area, per fornire assistenza ai residenti della città. Come hanno reso noto fonti del Cremlino, i medici arriveranno in una località non precisata nei dintorni di Aleppo già oggi e saranno in grado di assicurare il ricovero immediato di almeno 100 pazienti e di seguirne 420 al giorno. Mosca ricorda l’assistenza di cui hanno urgente bisogno bambini, donne e anziani nella città dove le strutture ospedaliere sono state distrutte nei combattimenti che la Russia attribuisce a gruppi terroristi, ma per cui la stessa Russia è accusata da più parti.
Intanto, l’organizzazione Medici senza Frontiere (Msf) ha lanciato ieri un nuovo allarme per i 75.000 profughi siriani bloccati in un’area desertica denominata Berm al confine con la Giordania. Tra di essi, ci sono molte donne e bambini, che si apprestano a passare un altro duro inverno. Nonostante le Nazioni Unite, si sottolinea in un comunicato, abbiano annunciato la scorsa settimana di aver ripreso, dopo più di tre mesi, la fornitura di aiuti umanitari nel Berm, l’organizzazione ha duramente criticato i metodi usati, affermando che si tratta di pratiche poco efficaci e ha auspicato che i controlli sullo stato di salute delle persone siano effettuati con la supervisione di professionisti medici qualificati. Sono passati più di cinque mesi da quando la Giordania ha chiuso i confini con la Siria.
Sul piano politico, continua il lavoro delle diplomazie. Dovrebbe tenersi oggi stesso o al massimo domani la seduta straordinaria del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, della quale la Francia ha chiesto la convocazione «immediata» per discutere del «disastro umanitario» in atto ad Aleppo.
L'Osservatore Romano, 30 novembre - 1 dicembre 2016