lunedì 21 novembre 2016

Rwanda
(a cura Redazione "Il sismografo")
(LB) Per quasi 22 anni, la Chiesa cattolica in Rwanda non si era mai pronunciata sul ruolo avuto da alcuni membri del clero e dei singoli cattolici nel genocidio che ha causato la morte di oltre un milione di persone nel Paese, tra aprile e luglio 1994. Ieri, in una lettera pastorale in occasione della chiusura del Giubileo straordinario della Misericordia, i presuli hanno toccato apertamente, e per la prima volta, la drammatica questione di questo genocidio e hanno chiesto perdono per le colpe che in questa orrenda tragedia si possono attribuire a membri della comunità ecclesiale.
Nel 2000 la Chiesa rwandese aveva già fatto un mea culpa ma generico, con riferimento alla violazione dei comandamenti. Ora i vescovi parlano chiaramente degli errori e dei peccati commessi da cattolici, laici e sacerdoti, che si sono macchiati le mani con il sangue innocente dei loro fratelli e scrivono: “Signore, perdonaci per aver odiato i fratelli nostri a causa della loro origine etnica”.
Da ricordare che lo scorso 3 aprile 2014 Papa Francesco indirizzò ai vescovi del Rwanda queste parole: "Il Rwanda tra qualche giorno commemorerà il ventesimo anniversario dell’inizio dell’orribile genocidio che ha provocato tante sofferenze e ferite, che sono ancora lungi dall’essersi rimarginate. Mi unisco di tutto cuore al lutto nazionale, e vi assicuro della mia preghiera per voi, per le vostre comunità spesso lacerate, per tutte le vittime e le loro famiglie, per l’intero popolo rwandese, senza distinzione di religione, di etnia o di opzione politica. Venti anni dopo quei tragici eventi, la riconciliazione e la guarigione delle ferite restano certamente la priorità della Chiesa in Rwanda. Vi incoraggio a perseverare in questo impegno, che avete già assunto attraverso numerose iniziative. Il perdono delle offese e la riconciliazione autentica, che potrebbero sembrare impossibili all’occhio umano dopo tante sofferenze, sono tuttavia un dono che è possibile ricevere da Cristo, mediante la vita di fede e la preghiera, anche se il cammino è lungo e richiede pazienza, rispetto reciproco e dialogo. La Chiesa ha dunque un posto importante nella ricostruzione di una società rwandese riconciliata; con tutto il dinamismo della vostra fede e della speranza cristiana, andate quindi risolutamente avanti, rendendo senza posa testimonianza alla verità."