venerdì 25 novembre 2016

Russia
Un’iniziativa senza precedenti. Capolavori vaticani a Mosca
L'Osservatore Romano
(Silvia Guidi) Un’iniziativa che sarebbe piaciuta moltissimo allo scrittore russo Vassilij Grossman, perdutamente innamorato della Madonna Sistina di Raffaello e conquistato dalla dolcezza della pittura italiana, in particolare dei capolavori custoditi nei Musei vaticani. Grossman, autore dello splendido affresco letterario Vita e destino, per tutta la sua esistenza non ha mai smesso di riflettere e interrogarsi sul valore estetico della grande arte, e soprattutto sul suo potente, misterioso messaggio simbolico e spirituale. Stiamo parlando della mostra «Roma Aeterna» appena inaugurata presso la Galleria Tetryakov di Mosca, che porta sul suolo russo un gran numero di tesori e capolavori vaticani, da Raffaello a Caravaggio.
Gli ambasciatori non sono solo persone in carne e ossa; possono esserlo o diventarlo anche le grandi opere d’arte, ha ribadito l’arcivescovo Celestino Migliore, nunzio della Santa Sede nella Federazione russa durante i festeggiamenti per l’inaugurazione. «Crediamo fermamente — ha detto Migliore — che i buoni rapporti tra le persone e le religioni siano di vitale importanza al fine di favorire la crescita e il progresso della società umana e ci auguriamo che questa mostra di alcuni capolavori dei Musei vaticani, ospitata dalla Galleria Tetryakov, così come lo scambio di esposizioni che avverrà nei Musei vaticani, favoriscano la reciproca conoscenza, comprensione e cooperazione tra la Santa Sede e la Federazione russa. In realtà, la Santa Sede e la Federazione russa hanno mantenuto buoni rapporti ufficiali e diplomatici nell’antico passato e più recentemente, ormai da un quarto di secolo. Indubbiamente, lo storico incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill, lo scorso febbraio all’Avana, fu un punto di arrivo di questa mutua intesa e allo stesso tempo un punto di partenza per una rinnovata e sempre più intensa cooperazione». Lo Stato della Città del Vaticano — ha detto il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, parlando ai moscoviti presenti all’inaugurazione — è nel cuore di quella città eterna che è stata nei secoli passati, ed è ancora oggi, oggetto di grande ammirazione e amore da parte del popolo russo.
«Questa iniziativa non ha precedenti: per la prima volta nella storia dei Musei vaticani sono state prestate opere d’arte in numero e qualità così eccezionali. I 42 capolavori ora esposti nella Galleria Tetryakov rappresentano un’importante nucleo della raccolta di dipinti della Pinacoteca vaticana. Pietro Lorenzetti, Beato Angelico, Melozzo da Forlì, Giovanni Bellini, Perugino, Raffaello, Correggio, Veronese, Guido Reni, Guercino e Caravaggio sono solo alcuni dei numerosi artisti presenti in questa mostra. Ci sono voluti tre anni di preparativi e una complessa organizzazione, ma i Musei vaticani hanno voluto che queste meraviglie arrivassero nella vostra città in un emblematico esempio della loro missione». Iniziative come questa rappresentano una vera eccezione.
Tre anni fa — conferma Barbara Jatta, vice direttore dei Musei vaticani — Antonio Paolucci e la direttrice della Galleria Tetryakov Zelfira Tregulova hanno iniziato a prendere gli accordi preliminari che hanno portato alla selezione delle opere ora esposte a Mosca. Quarantadue capolavori che di rado escono dallo Stato della Città del Vaticano, e se questo avviene, mai tutti insieme. «Si è voluto dar conto — spiega Jatta — della specificità della collezione di dipinti mobili della Pinacoteca vaticana, che è parte del complesso sistema dei Musei. Le opere esposte sono state selezionate da ognuna delle sale, operando una scelta cronologica che desse conto della specificità della raccolta e in grado di offrire un sintetico viaggio nell’arte italiana di sette secoli».
L’itinerario viene aperto cronologicamente da una preziosa immagine, databile al XII secolo del Cristo Benedicente, prototipo ancora bizantineggiante del culto del Cristo Pantocrator. Il secolo successivo, il Trecento è narrato da artisti come Pietro Lorenzetti (Cristo di fronte a Pilato), probabile parte di un piccolo altare portatile, o il giottesco Alesso d’Andrea e l’elegante Mariotto di Nardo. Al gusto del gotico internazionale rimanda l’immagine di san Nicola che salva una nave da un naufragio, predella del noto Polittico Quarantesi di Gentile da Fabriano, e le due opere di Giovanni di Paolo, la Natività e L’annuncio ai pastori. «Tra i più noti, Beato Angelico, che nelle Storie di san Nicola ci illustra il lato cristiano del linguaggio figurativo rinascimentale, limpide e chiare immagini di religione e preghiera, teologia in figura» spiega Jatta.
Il Seicento ha il suo massimo capolavoro nella Deposizione di Caravaggio, attorniata da un gruppo di dipinti di altissimo valore come Trinità con Cristo morto di Ludovico Carracci, o le pitture eteree di Guido Reni, o quelle coloristiche e intense di Guercino. Ma anche la Giuditta con la testa di Oloferne di Orazio Gentileschi o le opere di Pietro da Cortona. «È un allestimento — continua Jatta — che ha spogliato la Pinacoteca Vaticana di alcuni dei suoi pezzi più celebri e lasciato dei vuoti nelle sale che abbiamo dovuto faticosamente colmare con sostituzioni e iniziative espositive che non facessero sentire la loro mancanza (nella dodicesima sala, quella Barocca di Caravaggio, Poussin e Guercino abbiamo aperto la scorsa settimana una mostra dedicata a Giovan Lorenzo Bernini). Ma il sacrificio di questi prestiti, che pure è stato grande, ha avuto per noi il significato di un atto di gratitudine nei confronti dell’antico amore della Russia per la città eterna».
L'Osservatore Romano, 25-26 novembre 2016