martedì 8 novembre 2016

Regno Unito
Per vincere il tabù della morte
L'Osservatore Romano
Si chiama «L’arte di morire bene» ed è il nuovo sito promosso dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles nel quale si spiega il segreto della buona morte, quella che si vive a casa, circondati da parenti e amici, accompagnati — se possibile e per chi fosse interessato — da un sacerdote che incoraggia perché questo ultimo viaggio sarà il ritorno a quel Gesù che ci ama da sempre. Il sito comprende diverse sezioni, che affrontano argomenti come «La perdita di una persona cara», «Occuparsi di chi muore», «Parlare della morte» e offre consigli pratici insieme alle risorse spirituali sulle quali la Chiesa conta da secoli.
«Quello che vedo tutti i giorni, nel mio lavoro, accanto a pazienti malati terminali — spiega al Sir la dottoressa Kathryn Mannix, specialista in cure palliative, che ha collaborato, da consulente, alla messa a punto del nuovo sito della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles — è la paura di quello che non si conosce. I progressi compiuti dalla medicina fanno sì che vengano ricoverati in ospedale anche pazienti per i quali, ormai, non c’è più nulla da fare. Il risultato — ha aggiunto — è che si muore quasi sempre in ospedale e il resto della società non sa più che cos’è la morte. Sì, certo, vediamo fini drammatiche alla televisione o al cinema ma non si tratta certo della realtà». Secondo Mannix, sul sito i vescovi cattolici hanno messo quelle parole antichissime che, da sempre, accompagnano nell’ultimo passaggio della vita e che, ormai, quasi nessuno pronuncia più fatta eccezione per chi lavora nelle cure palliative. «E anche consigli molto pratici su come sia importante parlare con i propri cari di dove si vuole morire e come».
Anche secondo Scott Sinclair, portavoce di “Marie Curie”, una delle più importanti charities di cure palliative del Regno Unito, «i britannici non amano parlare di morte e dottori e infermieri non sono preparati per accompagnare i pazienti in questo ultimo viaggio. Il risultato è che molti arrivano alla morte da soli, anche se fisicamente circondati da altre persone».

L'Osservatore Romano, 7-8 novembre 2016