martedì 29 novembre 2016

Regno Unito
Incontro di Churches Together in Gran Bretagna e Irlanda. Esploratori dell’unità
L'Osservatore Romano
(Riccardo Burigana) «Come testimoniare e vivere l’unità visibile della Chiesa nella società contemporanea?»: questo è stato l’interrogativo tema centrale dell’incontro «Called to be One», promosso da Churches Together in Britain and Ireland (Ctbi), che si è tenuto in questi giorni a Edimburgo. Un’occasione per approfondire la riflessione sulla situazione del dialogo ecumenico in Gran Bretagna e Irlanda alla luce non solo dei tanti passi compiuti già nel XX secolo, ma soprattutto dei più recenti sviluppi che hanno portato a nuove iniziative, sempre più condivise tra le diverse confessioni cristiane, per rafforzare la comune testimonianza del vangelo nella società anglosassone.
Con questo incontro, in questo senso, si è voluto anche proseguire un cammino che, iniziato nel 1987 proprio con la fondazione della Ctbi, ha condotto le Chiese e le comunità ecclesiali a esplorare nuovi campi di confronto teologico, di collaborazione pastorale e di condivisione caritativa, con l’attiva partecipazione della Chiesa cattolica. L’incontro tenutosi nella capitale scozzese, come è stato ricordato nell’apertura del convegno, è stato dunque pensato per riflettere insieme sul presente che suscita tante speranze e attese per i nuovi gesti di comunione tra cristiani.
A Edimburgo si è pertanto parlato della dimensione quotidiana del dialogo ecumenico che coinvolge tante comunità locali creando dei rapporti di fraternità che hanno consentito, e consentono, di leggere le diverse tradizioni come dei doni da condividere nella prospettiva di una missione realmente efficace in una società secolarizzata che sembra sempre più lontana dai valori cristiani. Per questo si è osservato che occorre trovare dei modi per far conoscere le tante esperienze di ecumenismo di base che hanno favorito anche dei percorsi di riconciliazione, con i quali superare i pregiudizi, che a lungo hanno impedito ai cristiani di Gran Bretagna e di Irlanda di vivere insieme la missione dell’annuncio della buona novella.
Questo appare particolarmente importante in una stagione, come è stato ampiamente ricordato, nella quale la paura dell’altro determina gesti personali e politiche nazionali che niente hanno a che vedere con i valori cristiani. Il cammino per l’unità visibile è dunque anche un elemento fondamentale per vincere le paure di questa stagione nella quale i cristiani sono chiamati a promuovere una cultura dell’accoglienza nei confronti dei poveri e di quanti fuggono da guerre, violenze e miseria.
Nonostante numerosi interventi abbiano sottolineato come nel concreto il cammino ecumenico viva e cresca, spesso, a prescindere dalla conoscenza dello stato del dialogo teologico, andando anche oltre quelli che sono stati i risultati dei dialoghi bilaterali, nel corso dell’incontro si è discusso anche dello stato della riflessione teologica. In particolare, i partecipanti si sono soffermati sui progressi e le difficoltà nella definizione di un’ecclesiologia di comunione. Il confronto sullo stato della riflessione ecclesiologica ha tenuto conto inoltre del dibattito che ha coinvolto anche la Ctbi, per una valutazione del documento La Chiesa, verso una visione comune, redatto dalla Commissione fede e costituzione del World Council of Churches, sul quale, entro la fine del 2016, a ogni realtà impegnata nel cammino ecumenico è stato chiesto di esprimersi proprio per favorire un ulteriore approfondimento dell’ecclesiologia di comunione.
In questa prospettiva, nell’incontro di Edimburgo ci si è anche soffermati sul rilievo, per un ulteriore sviluppo del cammino ecumenico, della centralità del reciproco riconoscimento del battesimo, che è «un’espressione della decisione di Dio», come ha detto John Bremner della comunità riformata unita di Scozia. Di qui anche la necessità di condividere percorsi teologici che affrontino la dimensione dell’iniziazione cristiana, che sono così diversi da confessione a confessione, rinviando a visioni ecclesiologiche che prediligono aspetti della tradizione cristiana, come è stato detto, prendendo in esame le posizioni della Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse. Da Edimburgo, dunque, la Ctbi riparte riaffermando l’idea, centrale fin dalla sua fondazione, di quanto sia importante scoprire quali sono i percorsi da costruire e da percorrere per vivere in ogni comunità ciò che già unisce i cristiani nell’annuncio e nella testimonianza della Parola di Dio.
L'Osservatore Romano, 29-30 novembre 2016