martedì 29 novembre 2016

Regno Unito
Dichiarazione di vescovi cattolici e anglicani. Sotto la croce chiedendo perdono
L'Osservatore Romano
“Walking Together: Common Service to the Word and Witness to the Gospel” (“Camminare insieme: servizio comune alla parola e testimonianza al Vangelo”) è il titolo della dichiarazione che alcuni vescovi cattolici e anglicani, membri della commissione internazionale anglicano-cattolico per l’unità e la missione (Iarccum) hanno diffuso in merito allo stato del dialogo ecumenico. Nel testo, però, messo a punto al termine del pellegrinaggio comune che si è tenuto, da Canterbury a Roma, dal 30 settembre al 7 ottobre, i presuli hanno riconosciuto le responsabilità delle due comunità religiose nella cattiva protezione dei bambini, delle donne e delle popolazioni indigene e hanno esortato al pentimento e all’impegno affinché sia portata giustizia alle vittime.
«Ai piedi della croce, noi vescovi, abbiamo riflettuto su un ecumenismo di umiliazione. Deploriamo i nostri fallimenti e condividiamo la rottura delle nostre comunità ecclesiali. Non siamo riusciti — prosegue il testo — a proteggere le persone più vulnerabili: i bambini dagli abusi sessuali, le donne dalla violenza, e le popolazioni indigene dallo sfruttamento. In questa comunione di vergogna, confessiamo che la nostra debole testimonianza della chiamata di Dio alla vita in comunità ha contribuito all’isolamento di individui e famiglie, e perfino a quella secolarizzazione che toglie Dio dallo spazio pubblico. Noi vescovi siamo chiamati a guidare la Chiesa in pentimento e a chiedere giustizia per le vittime».
Nella dichiarazione, i presuli hanno sottolineato che «mentre Cristo ci avvicina sempre più all’unità visibile che è la sua volontà, veniamo condotti ai piedi della croce, dove stiamo insieme con Colui che porta il dolore dell’umanità spezzata. Anche questa — prosegue la dichiarazione — è un’esperienza profonda di comunione che alcuni hanno descritto come una comunione di povertà, di persecuzione e anche di sangue».
I vescovi, durante le giornate trascorse insieme, hanno condiviso testimonianze dei fedeli di entrambe le comunità che lottano per affrontare alcune questioni diventate pressanti: fra queste, il degrado ambientale; le migrazioni; le decisioni politiche che erodono la dignità della vita umana; il traffico di esseri umani. Questo «“ecumenismo della croce” — spiegano i presuli — ci unisce mentre portiamo insieme la piaga del nostro popolo che affronta le sfide di un mondo travagliato». Una dimensione fondamentale di questo ecumenismo è dunque «stare dalla parte dei poveri, e impegnarci insieme per rivelare la presenza di Cristo fra chi è ai margini del nostro mondo».
I vescovi erano guidati da parte cattolica dall’arcivescovo di Regina (Canada) Donald Joseph Bolan e da parte anglicana dal vescovo di Quebec Dennis Paul Drainville.
L'Osservatore Romano, 29-30 novembre 2016