domenica 6 novembre 2016

Paesi Bassi
Nei Paesi Bassi organizzazioni cristiane contro la povertà. Uniti nella carità
L'Osservatore Romano
Chiese alleate contro la povertà: accade nei Paesi Bassi dove la Knooppunt Kerken en Armoede, piattaforma di collegamento tra istituzioni di matrice cristiana, ha lanciato l’allarme per il notevole incremento delle situazioni di difficoltà sociale. Chiedendo parimenti a gran voce un intervento più qualificato da parte delle istituzioni statali.
L’occasione è stata la recente presentazione del rapporto «Povertà nei Paesi Bassi 2016», settima edizione di un’indagine che fotografa i servizi e gli aiuti alle persone svantaggiate messi in campo da parrocchie, comunità e istituzioni assistenziali di dieci diverse denominazioni cristiane. Un esempio di ecumenismo della carità, insomma, che trova concreta applicazione nei Paesi Bassi. «Il numero complessivo di richieste di aiuto è aumentato da 39.481 nel 2012 a 49.474 nel 2015. Hanno trovato risposta 44.177 di esse, contro le 32.569 nel 2012», hanno detto presentando il rapporto — riferisce l’agenzia Sir — monsignor Gerard Johannes Nicolaas de Korte, vescovo di ‘s-Hertogenbosch, e René de Reuver, segretario della Chiesa protestante in Olanda.
Sono soprattutto le iniziative assistenziali della comunità protestante e di quella cattolica ad avere visto un significativo incremento delle richieste di intervento: da 12.151 nel 2012 a 18.857 nel 2015 per i centri protestanti; da 14.957 nel 2012 a 16.255 nel 2015 per gli aiuti cattolici.
Il bisogno più diffuso è quello di soldi a fondo perduto (88,9 per cento) necessari per pagare le bollette o gli affitti; al secondo posto vi è la richiesta di generi di consumo (71,7 per cento), al terzo l’aiuto economico sotto forma di prestiti (51 per cento). Ad aver bisogno di aiuto sono «gruppi sociali vulnerabili»: persone senza lavoro innanzitutto, poi le famiglie monoparentali, i richiedenti asilo, i malati mentali e gli anziani. Sono cresciute rispetto al 2012 le richieste di aiuto da parte di malati cronici e disabili, da chi ha debiti per via dei mutui, dai lavoratori autonomi. In questo quadro, le diverse comunità cristiane hanno speso complessivamente oltre 36 milioni di euro per «alleviare la povertà», 7 in più rispetto al 2013 nonostante «la diminuzione in tante Chiese del numero di fedeli, di organizzazioni caritative e di risorse economiche disponibili».
Il sostegno è, ovviamente, dato a tutti, a prescindere dall’appartenenza ecclesiale di chi lo richiede. Nell’opera di assistenza, secondo quanto emerge dal rapporto, sono impegnate a vario titolo 16.800 persone. E 549.700 sono le ore di volontariato. Se si contano poi anche le iniziative di solidarietà «su scala comunitaria», come le collette alimentari e altre manifestazioni diffuse, sono altre 28.000 le persone coinvolte per 728.600 ore. «Sarebbero state necessarie 683 persone stipendiate a tempo pieno per compiere lo stesso lavoro», viene sostenuto nel rapporto. Per lo Stato un risparmio stimato in oltre 38 milioni di euro.
Tuttavia le Chiese non riescono ad arrivare ovunque. E per arginare la povertà nei Paesi Bassi — è questa la richiesta — sono dunque necessarie «misure legislative di sostegno», come l’innalzamento del salario minimo garantito, o l’esclusione dei gruppi vulnerabili dai tagli dei benefici e anche di «semplificare e velocizzare i tempi per l’erogazione degli aiuti». Ma soprattutto si chiedono anche urgenti misure per affrontare i problemi legati al debito e alle relative speculazioni. Infatti, anche il salario minimo garantito è oggi troppo basso per riuscire a vivere dopo aver pagato i «costi fissi troppo onerosi per l’affitto, l’energia, l’assicurazione, l’assistenza sanitaria».
Sul piano delle municipalità invece è necessario migliorare i servizi, rendendoli più accessibili e personalizzati. In questo senso, è opportuno liberare risorse per «fondi di emergenza»; definire politiche locali di lotta alla povertà e verificare quali siano gli effetti proprio sulla povertà di ogni misura politica adottata, qualsiasi ne sia l’ambito.
Per migliorare invece il lavoro delle Chiese viene sottolineata la necessità di investire ulteriormente nella formazione per quanti sono impegnati nelle strutture del volontariato. E perché l’aiuto sia sempre più efficace e risolutivo viene stimata come necessaria una maggiore collaborazione tra le Chiese anche nel lavoro di «monitoraggio della povertà e delle politiche sulla povertà», così pure nel dialogo con le istituzioni locali.

L'Osservatore Romano, 5-6 novembre 2016