lunedì 7 novembre 2016

Jaime Ortega e Rosario Murillo
(Luis Badilla - ©copyright) Per la Gallup l'astensione nelle elezioni presidenziali nicaraguensi di ieri, domenica, che ovviamente ha vinto (per la quarta volta) il Presidente Jaime Ortega, leader del Fronte Sandinista, supera il 50% e per altri osservatori indipendenti invece supera il 70%. Gli elettori erano 4 milioni 300 mila. Avrebbero dunque votato, in un caso meno di 2.150.000 e nell'altro caso non sarebbero andate alle urne più di 3 milioni di elettori. In attesa dei dati ufficiali sembra chiaro che alla fine in Nicaragua ha vinto l'astensione, l'apatia, l'indifferenza e la stanchezza,  e non la politica, la partecipazione e l'impegno civile.
Secondo i primi dati (21% dei voti scrutinati) Ortega avrebbe l'appoggio di oltre il 71% dei votanti.
Triste e sorprendente anche perché si tratta di un Paese dove in passato il popolo, che lottò eroicamente contra le orrende dittature di Somoza, oggi appare sfiduciato e devastato, anzi, rassegnato solo al fatalismo della lotta quotidiana per garantirsi il pane della giornata. Un popolo che non vota e non decide è un popolo senza orizzonte e senza futuro e si trasforma in una massa informe da manipolare. Tutto fa pensare che questa sia ormai la situazione del Nicaragua.
Il Paese, dove i minori di 24 anni sono ben oltre il 50% della popolazione, sarà governato da un leader che il 10 novembre compirà 71 anni e che cavalca la politica da 37 anni. Era certo che Ortega avrebbe vinto. Era stato fatto tutto per garantire la sua "vittoria". Ortega aveva prima modificato la Costituzione per essere "Presidente all'infinito". Poi, in queste ultime consultazioni aveva eliminato per via giudiziaria i suoi due avversari più importanti, lasciando nella competizione elettorale cinque figure minori. Non aveva autorizzato osservatori internazionali con le modalità richieste a più riprese fuori e dentro il Nicaragua. In pratica non vi è stato nessun dibattitto politico e programmatico pre-elettorale. Nella formula presidenziale Ortega ha presentato come candidato alla Vice presidenza sua moglie, la signora Rosario Murillo, il vero potere forte nel Paese, ormai da diversi anni.
Il Fronte Sandinista di una volta, quella ribellione di popolo che spazzò via la famiglia dei Somoza, dinastia dittatoriale orrenda, d'anni non esiste più se non il suo nome. Tutti i dirigenti storici se ne sono andati. L'élite intellettuali da tempo hanno abbandonato le sue file. Il tutto, gradualmente, si è ridotto ad un gruppo politico-militare ristretto che tiene le redini del Paese con modalità ferree e autoritarie. L'ideale "sandinista" della rivoluzione democratica e libertaria, del protagonismo del popolo, ormai è solo un ricordo del passato; anzi, è un sogno tradito da ambizioni di potere sfrenate, da vanità inaudite e scandalose, da un piccolo gruppo di rivoluzionari che gradualmente è diventato un'oligarchia ormai insopportabile.
Si avvicinano tempi duri per il sofferto popolo nicaraguense e con ogni probabilità - purtroppo - alle molte ferite sanguinanti dell'America Latina presto se ne potrebbe aggiungere un'altra. In queste ore, partiti e organizzazioni dell'opposizione parlano di "farsa elettorale" e rifiutano i risultati, aggiungendo che "non riconosceranno i presunti eletti perché illegittimi e illegali".
Secondo la stampa locale si attende un pronunciamento dell'Episcopato che alla vigilia delle elezioni aveva chiamato a decidere in coscienza se andare o non a votare, esortazione insolita nella storia ecclesiale della regione. Alcuni vescovi, a caldo, hanno dichiarato in queste ore che si rende necessaria una vera e onesta consultazione elettorale.