mercoledì 16 novembre 2016

Mondo
Per un quinto del mondo la religione non è un diritto
Avvenire
(Luca Liverani) Non c' è solo il Califfato, l' Arabia Saudita o la Corea del Nord. E perseguitati per la loro fede non sono solo i cristiani, ma anche gli ebrei e i musulmani. Perché oggi professare un credo è rischioso in ben 38 Paesi del mondo. Uno ogni cinque. È il quadro drammatico che emerge dal "Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo" della Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla chiesa che soffre (Acs). Il dossier, pubblicato in 7 lingue, giunto alla 13esima edizione, è stato presentato dal presidente di Acs, Alfredo Mantovano, dal presidente internazionale, cardinale Mauro Piacenza, dal giudice della Consulta, Giuliano Amato. A moderare, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.
Sono 38 i Paesi che violano in modo grave la libertà religiosa, tra cui 23 che si distinguono per le persecuzioni più feroci: 12 da parte dello Stato, 11 da gruppi militanti radicali. Per 7 la situazione è tragica: Arabia Saudita, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Nord della Nigeria e Corea del Nord, cui va la "maglia nera". Spiega Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia: «In Corea del Nord si può adorare solo il dittatore Kim Jong-un. I cristiani dovrebbero essere 15 mila, tra 11mila protestanti e 4mila cattolici. Nel 1945 erano 300mila. Partecipare a una Messa può costare torture e la condanna a vita ai lavori forzati». 
Il presidente di Acs-Italia, Alfredo Mantovano, spiega che «questo libro è anche uno strumento per sostenere le comunità perseguitate: Acs negli ultimi anni ha intensificato gli interventi materiali». Ma il dossier è soprattutto «la dimostrazione del prezzo che paga oggi chi professa la propria fede, qualunque fede». 
Marco Tarquinio sottolinea le «responsabilità che gravano su molti cittadini del mondo, perché numerose persecuzioni non sono solo azioni di vertici politici: ci sono movimenti dal basso che si intrecciano con le operazioni di potere». Da operatore della comunicazione lamenta come «le tragedie che si ripetono con ciclicità nella vita quotidiana del mondo non vengano considerate notizia». «La libertà reli- giosa è la madre di tutte le altre libertà umane - spiega il cardinale Mauro Piacenza - ed è frutto del cristianesimo che ha progressivamente penetrato la cultura, avviando il dialogo tra fede e ragione. Di certo un potere che limita la libertà religiosa finirà per limitare tutte le libertà». 
Il presidente di Acs sottolinea che nelle democrazie liberali «nessuno osa sindacare le personali convinzioni religiose, a patto che non rivendichino riconoscimenti pubblici e la capacità di incidere sull' ordinamento della società». Giuliano Amato, già presidente del consiglio e ministro dell' Interno, mette in guardia sui ritorni di un "ateismo di Stato" novecentesco, mascherato da "laicità": «Il sentimento religioso negato diventa un fattore identitario "contro", che prima o poi riemerge con modalità intolleranti». E dunque «si possono fare guai anche con la laicite francese. Alla lunga può diventare fonte di integralismo». 
Esemplare il caso del burkini: «C' è da combattere il terrorismo e vogliamo costringere una ragazza che, per suoi motivi, vuol andare in spiaggia coperta, a mettersi in bikini?». Da qui l' invito a pensare «se sia davvero "normale" una società che non onora il padre e la madre, che dedica il giorno di festa a qualsiasi attività tranne che alla spiritualità, in cui l' individualismo egoista è l' unico metro. Una società che esercita un ruolo repulsivo verso chi ha una visione diversa della vita, permette ad altre società di dire che l' Occidente è il male». Drammatica la testimonianza di monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siriano siro- cattolico di Hassaké-Nisibi, responsabile di una diocesi che confina a Sud, Est e Ovest con il Califfato. «L' islam non conosce libertà di coscienza e di culto - sostiene - e i cristiani sono tollerati solo quando pagano. E questo non avviene solo nel Daesh. 
L' islam quando è debole accetta tutto, quando è forte impone la sharia che pretende il pagamento di un tributo ». L' islam siriano però è geneticamente frutto di successive invasioni ed è diverso dall' islam duro e puro degli wahabiti dell' Arabia saudita, del Daesh e di Al-Nusrah». Il dossier segnala che anche in Italia si sono verificati negli ultimi due anni discriminazioni religiose. A dividere sono state le unioni civili, la teoria del gender e la sua diffusione nelle scuole, la famiglia. Per ricordare al mondo le persecuzioni ieri sera è stato illuminato di rosso il Cristo di Rio de Janeiro, come fu per la Fontana di Trevi ad aprile. Il 23 novembre toccherà a Westminster a Londra.