sabato 12 novembre 2016

Malta
Lettera pastorale del vescovo di Gozo. Il giubileo dell’impossibile
L'Osservatore Romano
La parola “impossibile” non figura nel vocabolario di Dio. Per questo la porta della Chiesa resta aperta per tutti, anche per coloro che vivono situazioni umane e famigliari dolorose e particolarmente intricate. È quanto sostiene monsignor Mario Grech, vescovo di Gozo (Malta), nella lettera pastorale diffusa in occasione della conclusione dell’anno santo della misericordia.
Il documento, intitolato The Crucifix a narrative of the forbearance and the mercy of God (“Il Crocifisso racconto della pazienza e della misericordia Dio”), in primo luogo mette in luce i frutti maturati in questi mesi nel corso del giubileo che, rileva il presule, ha «inaugurato una nuova stagione, non solo per molte persone, ma anche per noi come Chiesa». Infatti, «anche se ci è stato chiesto di chiudere “la porta della misericordia” che abbiamo aperto nella cattedrale e nei santuari di Ta’Pinu e dell’Immacolata Concezione, mi auguro che in futuro la “porta della Chiesa” resti socchiusa per tutti». E che con grande pazienza si «continui ad accogliere e accompagnare coloro che sono alla ricerca di misericordia, in particolare quelli che ritengono che non c’è posto per loro tra le braccia della madre Chiesa», come coloro, cita espressamente monsignor Grech, che sono divorziati e che hanno contratto una nuova unione. «A tutti costoro, diciamo di nuovo che la parola “impossibile” non esiste nel dizionario di Dio e che Dio stesso è una nuova possibilità per noi esseri umani».
Certamente, riconosce il vescovo di Gozo, «non abbiamo soluzioni già pronte» per una rapida soluzione dei singoli casi personali. Sta di fatto che «a volte Dio scrive diritto su righe storte». Tuttavia, questo processo «richiede molto tempo» ed esige quindi anche tanta «pazienza». Ma non c’è da disperare perché «il nostro Dio non molla mai». E la sua pazienza «supera quella di Giobbe».
L'Osservatore Romano, 12-13 novembre 2016