martedì 29 novembre 2016

Italia
Verso le Settimane sociali dei cattolici italiani. Per la dignità del lavoro
L'Osservatore Romano
Il lavoro come vocazione, opportunità, valore, fondamento di comunità e promotore di legalità. Sono le cinque “prospettive” verso cui sono chiamati a guardare i cattolici italiani, in vista della prossima Settimana sociale, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017 sul tema «Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale». A declinarle è la lettera-invito che l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, in questi giorni ha indirizzato — per tramite dei rispettivi vescovi diocesani — a tutti i «cattolici in Italia».
In un contesto di perdurante crisi economica che coinvolge fasce sempre più ampie di popolazione «con una progressiva perdita dei diritti lavorativi e sociali», monsignor Santoro sottolinea «la necessità che quel modello di “lavoro degno” affermato dal magistero sociale della Chiesa e dalla Costituzione italiana trovi un’effettiva attuazione nel rispetto e nella promozione della dignità della persona umana». Da qui, appunto, le cinque prospettive, a partire dalla vocazione al lavoro, che «va formata e coltivata attraverso un percorso di crescita ricco e articolato, capace di coinvolgere l’integralità della persona». In secondo luogo, viene sottolineato, la creazione di lavoro «è conseguenza di uno sforzo individuale e di un impegno politico serio e solidale». Poi, «il lavoro è valore — rileva il documento — in quanto ha a che fare con la dignità della persona, è base della giustizia e della solidarietà sociale e genera la vera ricchezza». Ancora, il lavoro «è fondamento di comunità, perché valorizza la persona all’interno di un gruppo, sostiene l’interazione tra soggetti, sviluppa il senso di un’identità aperta alla conoscenza e all’integrazione con nuove culture, generatrice di responsabilità per il bene comune». Infine, ed è la quinta ma non meno importante prospettiva, «rispetto a un contesto in cui l’illegalità rischia di apparire come l’unica occasione di mantenimento per se stessi e la propria famiglia», il lavoro degno deve promuovere la legalità, e quindi «diventa indispensabile creare luoghi trasparenti affinché le relazioni siano autentiche e basate sul senso di giustizia e di eguaglianza nelle opportunità».
La Settimana sociale, che si propone di «realizzare un incontro partecipativo» e rinnovare «l’impegno delle comunità cristiane» sul tema del lavoro, andrà preparata — segnala il Comitato organizzatore — con un «percorso diocesano» per portare a Cagliari un contributo «partecipato», seguendo alcuni «registri comunicativi». Dapprima, la «denuncia» delle «situazioni più gravi e inaccettabili: sfruttamento, lavoro nero, insicurezza, disuguaglianza, disoccupazione — specie al Sud e tra i giovani — e problematiche legate al mondo dei migranti». Poi il «racconto» delle esperienze: «Vogliamo raccontare il lavoro — prosegue il documento — nelle sue profonde trasformazioni, dando voce ai lavoratori e alle lavoratrici, interrogandoci sul suo senso nel contesto attuale». L’invito è pure a «raccogliere e diffondere le tante buone pratiche che, a livello aziendale, territoriale e istituzionale, stanno già offrendo nuove soluzioni ai problemi del lavoro e dell’occupazione». Infine, l’aspetto non trascurabile delle «proposte», costruendone alcune «che, sul piano istituzionale, aiutino a sciogliere alcuni dei nodi che ci stanno più a cuore».
L'Osservatore Romano, 29-30 novembre 2016