mercoledì 9 novembre 2016

L'Osservatore Romano
«La migrazione è un fenomeno epocale, non passeggero, che cambia la geografia dell’umanità». E in questo senso «la Chiesa è da tempo in prima fila a difesa dei più deboli». È quanto ha ribadito il vescovo ausiliare di Roma e presidente della fondazione Migrantes, Guerino Di Tora, nel corso di un convegno in cui lo stesso presule ha reso noti i dati dell’impegno della Chiesa in Italia sul fronte dell’accoglienza a profughi e immigrati. «A ottobre erano circa 30.000 i migranti accolti in circa 3000 strutture di 199 diocesi», ha detto il presule, per il quale «si tratta di una accoglienza letteralmente ramificata in strutture piccole e grandi». Quello della Chiesa verso i migranti è un impegno che certamente non nasce oggi ma che, indubbiamente, ha ricevuto nuovo robusto impulso dagli appelli di Papa Francesco. Ad aprile, «data del nostro ultimo report — ha spiegato monsignor Di Tora — i migranti ospitati erano 22.600: il 63 per cento nelle strutture di prima accoglienza, il 15 per cento in quelle di seconda accoglienza, il 20 per cento nelle parrocchie, l’1 per cento nelle 175 famiglie che avevano garantito la loro disponibilità». A ciò si aggiunge l’impegno di oltre sessanta istituti religiosi femminili e di molti istituti maschili.
L’opera della Chiesa, tuttavia, si scontra non raramente con una cultura segnata da intolleranza, xenofobia e manifestazioni di odio tanto violente quanto ingiustificabili. Per questo, ha sottolineato al riguardo il vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei) Nunzio Galantino, «nel decennio in corso la Chiesa italiana ha assunto l’opera educativa come ambito prioritario di impegno, con l’attenzione a superare i confini parrocchiali e ad allacciare alleanze con le altre agenzie educative, cercando insieme di formare alla cittadinanza responsabile con, in particolare, l’impegno esplicito a superare ogni forma di intolleranza e di conflitto, come pure paure, pregiudizi e diffidenze, promuovendo la mutua conoscenza, il dialogo e la collaborazione». Di qui le «numerose iniziative assunte con convinzione e continuità dalle comunità ecclesiali», che «spaziano dalle proposte di percorsi di volontariato e di servizio civile in Italia e all’estero, all’accoglienza di decine di migliaia di immigrati, rifugiati, richiedenti asilo e vittime della tratta». Di pari passo, «vanno le centinaia di progetti sostenuti nel Sud del mondo e rivolti allo sviluppo integrale della persona».
Sul fronte dell’impegno culturale, monsignor Galantino ricorda «le iniziative di dialogo interreligioso con ebrei e musulmani, come il sostegno alla campagna per la riforma della legge di cittadinanza, così da riconoscerla alle centinaia di migliaia di bambini e ragazzi figli dell’immigrazione e nati o comunque cresciuti nel nostro Paese: per molti di loro gli oratori e le sale della comunità sono luoghi di incontro e di effettiva integrazione». Nella sola diocesi di Genova — è stato ricordato dal cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco nel corso della celebrazione del giubileo dei migranti e dei senza fissa dimora — sono circa ottocento le persone accolte dalle strutture ecclesiali. Per il presidente della Cei, riguardo all’accoglienza dei migranti, «l’Europa potrà fare di più soltanto se ripenserà se stessa e alle sue basi che non possono essere prevalentemente economiche, finanziarie e di profitto, ma devono essere anzitutto fondamentalmente delle basi spirituali e morali».
L'Osservatore Romano, 9-10 novembre 2016.