sabato 12 novembre 2016

Italia
Seminario a Roma promosso da Caritas italiana. Per un’Europa dell’inclusione sociale
L'Osservatore Romano
Qual è l’impatto concreto, sulle persone e sulle comunità, delle politiche europee, soprattutto quelle relative all’inclusione sociale, alla lotta alla povertà e alla tutela dei diritti degli ultimi, degli esclusi, dei migranti, degli invisibili? E come promuovere e sostenere l’inclusione sociale dei poveri in Europa, in un contesto mondiale sempre più orientato ad alzare muri, a escludere, a contrapporre interessi particolari? Cercherà di rispondere a queste e ad altre domande il seminario «Per un’Europa no exit», promosso da Caritas italiana, che si terrà a Roma lunedì 14 e martedì 15 novembre.
Dopo i saluti e l’introduzione di don Francesco Antonio Soddu, direttore nazionale di Caritas italiana, sarà la prolusione del cardinale arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, presidente di Caritas italiana, ad aprire i lavori. Seguiranno le relazioni del vescovo di Gent, Lucas Van Looy, presidente di Caritas Europa, e di Enzo Moavero Milanesi, direttore della School of Law dell’Università Luiss Guido Carli di Roma. I lavori si concentreranno poi sulle politiche sociali, in Italia e in Europa, e sulle sfide delle migrazioni, con il contributo di esperti e rappresentanti dell’associazionismo.
Durante il seminario verrà presentato il ventesimo Dossier di approfondimento di Caritas italiana, dal titolo «Generatori di risorse. L’economia sociale: un approccio per un nuovo welfare». Si tratta di una riflessione sull’impatto della crisi economica e finanziaria sui sistemi tradizionali di welfare europei: «La consapevolezza che le risposte classiche si sono rilevate inefficaci — si evidenzia — ci spinge a cercare con un nuovo sforzo “generativo” esperienze di welfare che hanno funzionato nonostante la crisi. L’economia sociale è una di queste. Risposte in cui vengono rimesse al centro le persone, anche quelle più vulnerabili. Persone intese sia come individui, ognuno con le proprie capacità e i propri limiti, sia come membri di una comunità, con cui ciascuna persona costruisce e coltiva le proprie relazioni».
L'Osservatore Romano, 12-13 novembre 2016.