giovedì 24 novembre 2016

Italia
#StandTogether: un nuovo progetto per dare voce ai cristiani perseguitati
 (a cura redazione "Il sismografo")
(Francesco Gagliano - ©copyright) Dalla cooperazione tra il Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, l'Associazione Amici di Rome Reports, la Fundacion Promocion Social de la Cultura e l'Associazione ISCOM è nata una nuova piattaforma digitale: #StandTogether. Il progetto, presentato dal responsabile del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione Roberto Fontolan e il CEO di Rome Reports Antonio Olivié, punta a raccogliere e rilanciare notizie e storie della stampa internazionale sulla condizione di discriminazione e persecuzione che i cristiani subiscono nelle varie aree del globo, specialmente in Medio Oriente.
Prima della presentazione ufficiale, oggi a Roma, la piattaforma ha già avuto una buona visibilità sui maggiori social network, segno che il tema delle discriminazioni e persecuzioni - non solo in Medio Oriente ma anche in America e Africa - è sentito come urgente da molti utenti della Rete e che non è confinato all'interno del mondo dell'informazione religiosa anche perché oltre a cristiani di diverse confessioni vi sono fedeli di altre religioni o gruppi etnici, come gli yazidi. 
«E' motivo di grande dolore constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell'epoca» osservò Papa Francesco il 20 giugno 2014, ricevendo i partecipanti al Convegno Internazionale sulla libertà religiosa promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Lumsa e dalla School of Law della St. John's University. Il Papa ha voluto inoltre sottolineare: «Risulta incomprensibile e preoccupante» che nel mondo «permangano discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede».
Solo una civile convivenza tra popoli e religioni, dove le minoranze sono salvaguardate e libere di espriemre la propria appartenenza ad una fede specifica, che mai può e deve essere motivo di discriminazione o, peggio ancora, persecuzione; sin dai primi tempi del suo pontificato Papa Francesco sostiene che: «Gli ordinamenti giuridici, statuali o internazionali, sono chiamati pertanto a riconoscere, garantire e proteggere la libertà religiosa, che è un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato.
La libertà religiosa, recepita nelle costituzioni e nelle leggi e tradotta in comportamenti coerenti, favorisce lo sviluppo di rapporti di mutuo rispetto tra le diverse Confessioni e una loro sana collaborazione con lo Stato e la società politica, senza confusione di ruoli e senza antagonismi. Al posto del conflitto globale dei valori si rende possibile in tal modo, a partire da un nucleo di valori universalmente condivisi, una globale collaborazione in vista del bene comune».