martedì 15 novembre 2016

Avvenire
(Mimmo Muolo) I religiosi italiani di fronte al cambiamento. Parola d' ordine «riorganizzazione delle Province ». Ma non si tratta solo di una questione organizzativa. Perché, come fa notare il presidente della Conferenza italiana dei superiori maggiori (Cism), padre Luigi Gaetani, questo processo «o si colloca nel movimento di riforma della Chiesa, oppure rischia di essere autoreferenziale». E invece «ogni processo di riorganizzazione, unificazione, ridisegno istituzionale nella Chiesa deve avere un respiro teologale e di comunione ecclesiale».
Detto in altri termini, deve partire da «un elemento cardine: la riforma della propria vita dal di dentro; e successivamente arrivare ad una riforma o riorganizzazione delle strutture». Padre Gaetani ha così aperto, ieri pomeriggio a Rimini, la 56ª Assemblea generale della Cism, che si occuperà proprio della ristrutturazione delle Province religiose in Italia. Ma non ha nascosto che il problema è ben più ampio. «L' invecchiamento, il calo vocazionale e di conseguenza la fatica a reggere presenze attuali e opere collegate (scuole, parrocchie, oratori, i centri educativi, il ramo della sanità, le presenze del mondo culturale - ha fatto notare - ci spingono a chiederci: come tenere in piedi tutto questo quando ci troviamo con il fiato corto?». Allora vengono in mente le parole del Papa, puntualmente citate dal presidente della Cism. «La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta e che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di uscita». In questo orizzonte dunque ci si può interrogare anche intorno ad altre questioni. «La riduzione - si è chiesto padre Gaetani - porterà alla desertificazione di presenze su alcuni territori? Quali? L' abbandono delle periferie? Non sarebbe accettabile». Invece, ha proseguito, «se l' organizzazione deve rispondere ad piano generale della Chiesa, allora dobbiamo imparare a dialogare tra Congregazioni, per non lasciare magari soli terrori interi - immagino piccoli centri, zone intere del Sud e del Nord del Paese - ipotizzando presidi comuni». Ciò che si può immaginare è dunque «una strategia non vista individualmente come Istituti, ma come sinfonia, per una più ragionata geografia di presenza». L' Assemblea di quest' anno sarà perciò come una sorta di laboratorio. «Sei famiglie religiose - ha annunciato il presidente - saranno chiamate a narrarsi e noi a riconoscerci. Insomma l' ascolto reciproco per capire e discernere: c' è una sinodalità e nessuno va da solo». Dunque i frati minori parleranno in merito all' unificazione delle Province presenti nel Nord Italia, i passionisti con un progetto di unione delle realtà in Italia meridionale, Francia e Portogallo. I maristi riferiranno sull' accorpamento delle realtà presenti nel Mediterraneo e analoghe esperienze saranno al centro del racconto di scalabriniani, conventuali e salesiani. «Sei esperienze tipologiche per nuovi percorsi possibili », ha sottolineato Gaetani. Ma soprattutto la consapevolezza di uno stile. «La riforma non va di fretta, è un processo aperto e storico. Non un' astrazione ideologica, ma una esperienza fatta di persone, tempi e luoghi, che imparano a dialogare con la realtà, tra relazione e alterità». E in tal modo «la riforma va vista come opportunità ». «Che non siano i numeri e le strategie a frenare l' annuncio della tenerezza e della gioia del Vangelo - ha concluso il presidente della Cism -, sapendo che ogni riorganizzazione sapiente all' interno della Chiesa non è segno di una storia che finisce, ma di una presenza dello Spirito che fa nuove tutte le cose».