mercoledì 30 novembre 2016

“Sono rimasto conquistato dalla sua familiarità e dalla sua grazia, e dal modo in cui ha gestito l’incontro, apparentemente molto informale. C’era qualcosa nel suo volto e nel suo sguardo che mi ha fatto sentire immediatamente a mio agio”. Così Martin Scorsese, in un’intervista esclusiva a Tv2000 realizzata da Fabio Falzone e in collaborazione con il Centro televisivo vaticano, in onda stasera alle 21 con uno speciale dedicato al regista statunitense, ha raccontato dell’incontro di stamane in Vaticano con Papa Francesco.“Ho donato al Papa – ha aggiunto Scorsese - un quadro della Madonna delle Nevi, un dipinto su pergamena, giapponese, del XVII secolo, venerato clandestinamente dai cristiani, che in origine si trovava in un museo d’arte di Nagasaki, e lo abbiamo usato nel film, non l’originale, ovviamente, e anche un dipinto di un artista gesuita del 1662, ora nel convento dei Gesuiti. Quindi abbiamo parlato del film. E mi ha molto colpito perché ha voluto dare una benedizione alla mia famiglia e a quelli che erano con noi, in particolare ponendo la mano sulla fronte di mia moglie. Sia lei che mia figlia erano molto commosse”.
“Io ho 74 anni – ha proseguito Scorsese - il primo Papa di cui mi ricordo era Pio XII. Dovevo avere 7 o 8 anni e poi mi ricordo di Giovanni XXIII, di Paolo VI. Ero qui a Roma quando è morto Giovanni Paolo I ed è stato eletto Giovanni Paolo II ma non avevo mai incontrato un Pontefice, questa è la prima volta”.
Ieri Scorsese ha presentato nell’aula del Pontificio istituto orientale il suo ultimo film "Silence", sui missionari gesuiti nel Giappone del milleseicento: “Il Papa ha detto che si augura che il progetto porti frutto nel mondo. Allora l’ho guardato e gli ho detto: con la sua ispirazione, Santo Padre. E lui ha detto: preghi per me”.
Cinema, Scorsese: “La fede ti aiuta a superare prove della vita”
Il regista statunitense in esclusiva a Tv2000: “Sono cresciuto in un quartiere difficile. Miei genitori non erano molto religiosi”
“Certamente è un’ossessione, e come potrebbe non esserlo? Come potrebbe la Fede non essere un’ossessione, finché siamo vivi, finché esistiamo. Sono sempre stato ossessionato dai temi dell’amore, della compassione, della fede. Quella fede che ti aiuta a superare le prove della vita”. Lo ha detto Martin Scorsese, in un’intervista esclusiva a Tv2000 realizzata da Fabio Falzone e in collaborazione con il Centro televisivo vaticano, in onda stasera alle 21 con uno speciale dedicato al regista statunitense e al suo ultimo film ‘Silence’, sui missionari gesuiti nel Giappone del milleseicento.
“Sono nato e cresciuto in un quartiere duro, molto difficile – ha raccontato Scorsese - I miei genitori non erano molto religiosi, i miei nonni erano contadini della campagna siciliana, emigrati a New York, analfabeti, e il loro primo scopo nella vita era provvedere alla famiglia. Quindi quando sono stato introdotto alla fede ad un altro livello, questo è avvenuto nella vecchia cattedrale di St Patrick, la prima cattedrale cattolica di New York. Lì ho ascoltato discorsi di compassione e amore, di responsabilità e obblighi, avevo sentito discorsi simili in famiglia, da mio padre, mia madre, i loro fratelli e sorelle, i nonni, la cultura dei miei nonni era saldamente radicata nel loro piccolo villaggio in Sicilia, soprattutto per la moralità, quindi assistevo costantemente a discussioni in materia etica”.
“Certo – ha concluso Scorsese - non sapevamo che il film sarebbe uscito proprio in questo momento storico. Sembra il momento di Dio. Proprio adesso. C’è tutto questo dibattito sull’intolleranza religiosa, molto vivace, e nessuno ne parlava 6 o 7 anni fa”.Cinema, Scorsese: “Prossimo film ? De Niro ha un progetto per me si chiama ‘The Irish man’”
Il regista statunitense in esclusiva a Tv2000: “Ha un bellissimo copione, in produzione prossimo anno”  
“Se penso di poter trovare un progetto per farne un altro? Non so, De Niro ha un progetto per me, si chiama ‘The Irish man’, ha un bellissimo copione”. Lo ha annunciato Martin Scorsese, in un’intervista esclusiva a Tv2000 realizzata da Fabio Falzone e in collaborazione con il Centro televisivo vaticano, in onda stasera alle 21 con uno speciale dedicato al regista statunitense e al suo ultimo film ‘Silence’, sui missionari gesuiti nel Giappone del milleseicento. “Penso che potremo andare in produzione – ha aggiunto Scorsese - verso maggio o giugno del prossimo anno”.
Cinema, Scorsese: “Silence ? Ci ho messo 28 anni. E’ successo di tutto”
Il regista statunitense in esclusiva a Tv2000: “Ho anche perso molti attori lungo la strada. E’ stata lotta continua”. “Il motivo principale per cui ci ho messo 28 anni a fare questo film è che quando ho letto il libro volevo davvero farne un film, ero davvero entusiasta, ma non avevo capito il libro”. Lo ha detto Martin Scorsese, in un’intervista esclusiva a Tv2000 realizzata da Fabio Falzone e in collaborazione con il Centro televisivo vaticano, in onda stasera alle 21 con uno speciale dedicato al regista statunitense e al suo ultimo film ‘Silence’, sui missionari gesuiti nel Giappone del milleseicento.
“Ho cercato di scrivere una sceneggiatura, con il mio amico Jake, - ha raccontato Scorsese - ma ci siamo bloccati a metà. C’erano delle cose in mezzo, come delle astrazioni, ma sapevo che c’era qualcosa di grosso lì dentro, ci dovevo arrivare, visivamente, con le parole scritte sulla pagina. Dovevo accompagnare Rodriguez lungo il suo Calvario, capisce, ed ero anche molto affascinato dalla storia di quell’uomo, quel sacerdote che aveva un grande potere, e mi chiedevo: come può qualcuno andare oltre se stesso, verso la vera fede. L’idea di portare il mondo della fede universale nel mondo asiatico, che ha una cultura così diversa… e fino a che punto conosci questa cultura? E come la affronti? Secondo i parametri occidentali? Questo è il conflitto che si produce nella storia. ma non avevo idea di come realizzarlo, mi ci sono voluti anni e poi tutte le questioni legali, tante persone coinvolte, e molte spese di mezzo. Ho anche perso molti attori lungo la strada, ma io sapevo che dovevo sempre tornare a quel punto, era come un pellegrinaggio interiore per me. Per tutti noi di fatto, il cameraman, il montatore, per noi è stata una continua lotta, giorno dopo giorno, e questo è andato avanti per due anni e mezzo. E poi problemi finanziari, problemi di salute, problemi familiari, ogni genere di problemi. E ogni volta che eravamo pronti a girare, succedeva qualcosa che ci bloccava. Oppure ogni volta che eravamo pronti a montare un girato, succedeva qualcosa che ci bloccava”.
“Non so se sono riuscito – ha proseguito Scorsese - ma sentivo che dovevo assolutamente farlo. E soprattutto per me adesso, che ho 74 anni, e ho una figlia di 17, ho capito che c’è molto di più di spirituale nella nostra vita, di esistenziale, rispetto alla dimensione materiale”.