martedì 22 novembre 2016

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - ©copyright) La testata online "San Francesco" (e anche Huffington Post), pubblica oggi un articolo del suo direttore, il francescano padre Enzo Fortunato, piuttosto sorprendente e non solo per il titolo. Infatti l'articolo si presenta così: "Il perdono di san Francesco e la svolta sull'aborto di Papa Francesco". No, caro padre, la tale pretesa "svolta" non esiste. Nella Lettera apostolica "Misericordia et misera" non vi è nessuna svolta. Il Papa ha deciso di autorizzare in forma permanente, estendendo a tutti i sacerdoti, la facoltà di assolvere il peccato commesso con l'aborto. Questa possibilità prima era riservata ai vescovi diocesani e altri presbiteri autorizzati dal vescovo. Allora dov’è la svolta? Non cambia nulla tranne il fatto che ora tutti i sacerdoti, ministri ordinati, possono accogliere il pentimento delle persone coinvolte nel peccato, discernere ed eventualmente assolvere. Perché questa decisione sarebbe una svolta?
P. Fortunato scrive inoltre:
Per capire Papa Francesco bisogna leggere la sua enciclica Dives Misericordia dove cita un episodio dell'Abate Gaston
No. Prima di tutto la "Dives misericordia" (30 novembre 1980) è una enciclica di s. Giovanni Paolo II e non è di Papa Francesco.
Poi, l'episodio dell'abate Gaston non si trova nella “Dives misericordia” bensì nella Prefazione del libro-intervista di Andrea Tornielli a Papa Francesco "Il nome di Dio è misericordia". Alla pagina 5-6 si legge: “Qualcosa di simile si ritrova in una pagina nel romanzo di Bruce Marshall, A ogni uomo un soldo. Il protagonista del libro, l’abate Gaston, deve confessare un giovane soldato tedesco che i partigiani francesi stanno per condannare a morte. Il soldato confessa la sua passione per le donne e le numerose avventure amorose vissute. L’abate gli spiega che deve pentirsi per ottenere il perdono e l’assoluzione. E lui risponde: «Come faccio a pentirmi? Era una cosa che mi piaceva, se ne avessi l’occasione lo farei anche adesso. Come faccio a pentirmi?». Allora all’abate Gaston, che vuole assolvere quel penitente segnato dal destino e ormai in punto di morte, viene un lampo di genio e chiede: «Ma a te rincresce che non ti rincresca?». E il giovane, spontaneamente, ribatte: «Sì, mi rincresce che non mi rincresca». Cioè mi spiace di non essere pentito. Quel dispiacere è il piccolo spiraglio che permette al prete misericordioso di dare l’assoluzione."
Infine p. Fortunato scrive: "Nell'enciclica, Bergoglio, mette in luce il desiderio di una chiesa in uscita, che perdona".
No, caro padre. "Misericordia et misera" non è un'Enciclica. E' una Lettera apostolica, cosa ben diversa.