lunedì 28 novembre 2016

(Roma, Basilica di Santa Croce di Gerusalemme, domenica 27 novembre 2016)
Rivestitevi del Signore Gesù Cristo!
1.Con questo invito di San Paolo proclamato nella seconda lettura inizia il tempo di Avvento anche per le Chiese di rito romano, come quella sede del Successore dell’Apostolo Pietro, alla quale apparteneva don Andrea. L’Oriente cristiano, che il nostro fratello Andrea ha amato e servito, ci ha già preceduti da due settimane. La Parola di Paolo è singolare, se pensiamo al fatto che il tempo che ci prepara al Natale in realtà ci pone anzitutto di fronte al Verbo che si fa carne, “tessuta con filo di porpora nel grembo di Maria”, come dicono i Padri. La salvezza che è più vicina ora, la notte che è avanzata e il giorno che è vicino infatti sottolineano proprio questo primato di Dio, che viene per riconciliare, salvare e amare. Verrà certo come Giudice della storia, ma viene anzitutto in questo tempo, in questa nostra storia, in questo ora che diventa l’Oggi della salvezza per ciascuno di noi. Non a caso lo stesso Vangelo appena proclamato si conclude con l’affermazione: “perché nell’ora che non immaginate il Signore viene”.
2. L’invito ad indossare le armi della luce, a comportarci onestamente – “come in pieno giorno” – non sono allora degli sforzi morali per essere perfetti e a posto con la coscienza e con gli altri, ma anzitutto delle risposte d’amore alla Luce di Cristo che è venuta ad abitare in mezzo a noi e bussa alle porte dei cuori perché l’accolgano e ne diventino dimora. È proprio la certezza che canteremo a Natale: “la luce splende nelle tenebre”.. e continua a farlo, anche se le tenebre non l’hanno riconosciuta, perché non è in loro potere cancellare o distruggere la fiamma che arde e non si consuma, come il fuoco del roveto. Essere uomini secondo lo Spirito significa essere capaci di percorrere questo itinerario verso la luce ogni giorno e ogni istante, a partire dal proprio cuore, e aiutando così il mondo e i fratelli che vi abitano a fare altrettanto. Bisogna essere consapevoli del male e delle tenebre che possono avvolgere la vita dell’uomo, interiormente con la malattia del peccato, ed esteriormente, attraverso le fatiche, le violenze e talora le persecuzioni a cui si è sottoposti se si rimane di Gesù, come stanno sperimentando tanti fratelli e sorelle nel mondo. Il Giubileo della misericordia appena concluso ci ha ricordato di non lasciarci vincere dal peccato, perché più forte ed eterna è la misericordia del Signore, e possiamo con fiducia aprirgli il cuore, per essere sempre rivestiti della Sua Grazia. E la fede in Cristo, vittoria che ha vinto il mondo, ci consegna la certezza che nessun male può cancellare il nostro nome, che è scritto in cielo ed è prezioso per il Padre. Ecco che la consapevolezza delle tenebre si trasforma allora in certezza della luce di Dio, che ci invita ad esserle testimoni con la nostra vita, senza smettere però di invocare e di intercedere. Questo è stato lo stile anche di don Andrea: ce lo conferma per esempio l’aver ritrovato, dentro la copertina della sua Bibbia compagna di tante veglie e pellegrinaggi, un libretto, consunto e utilizzato, contenente il piccolo esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli, scritto dal Pontefice Leone XIII. Andrea non ha mai smarrito né sottovalutato il mistero del Male che agisce dentro la storia, per quanto già vinto da Cristo Risorto. Tale preghiera non esprime l’umana e scomposta paura di una forza oscura, bensì il saggio attingere quotidiano a Colui che è la nostra garanzia di vittoria su ogni male e rifugio sicuro dentro le tentazioni.  E Andrea non ha mai smesso di invocare la rivelazione del Volto del Signore, come scriveva vent’anni fa, trovandosi in Giordania: “Signore, vieni, prendi il rotolo della mia vita, aprilo, dissigillalo, penetrane il mistero, il segreto, l’enigma, le oscurità, le contraddizioni, il peccato, gli aneliti, i desideri, le aspirazioni.. Vieni, fanne un disegno sapiente, una realizzazione santa. Tu immolato per me: sei l’unico che può farlo. A te consegno la mia vita.. non piango più, perché Qualcuno c’è che può abbracciare, leggere, costruire il disegno della mia vita, salvarlo, liberarlo”..
3. “Come furono i giorni di Noè”, ci ha detto il Vangelo. Quali erano questi giorni? Assolutamente normali, dove l’umanità era impegnata in tante vicende quotidiane, forse con un rincorrersi di opere e iniziative come ai giorni nostri, ma ormai dimentica del senso del tempo e soprattutto di Colui che lo aveva donato. Mentre tutti facevano molte cose.. “non accorgendosi di nulla”, Noè rimaneva col cuore in Dio e si mise a costruire l’arca che sarebbe stato il segno della salvezza e della nuova alleanza tra cielo e terra. Dio consente ai suoi amici di sapere interiormente che mentre crescono le nuvole della tempesta e l’oscurità copre la terra, sopra di esse rimane lo splendore del sole che tornerà un giorno a far biondeggiare le messi dei campi. L’azione del giusto allora è quella di colui che ascoltando la voce di Dio, richiama anche gli altri a fare altrettanto, e a lasciare che il Signore possa tornare ad essere il porto sicuro in cui trovare la stabilità e la vita vera. Don Andrea ha saputo vivere il quotidiano di prete nelle parrocchie di Roma cercando di mettersi in ascolto della voce di Dio e aiutando tanti a fare lo stesso. Pervaso da una certa inquietudine, ha voluto quasi essere ponte e finestra tra le “sorgenti” degli apostoli e dei martiri della Chiesa di Roma, e la “sorgente” dell’Oriente cristiano, da dove anche Pietro e Paolo sono venuti per predicare il Vangelo. Ha saputo accendere il fuoco della Parola di Dio e della carità nelle comunità che ha guidato, ma ha voluto ripercorrere a ritroso la via delle scintille apostoliche che ci hanno portato il Vangelo, recandosi lui stesso, come sacerdote fidei donum di questa Diocesi, in Oriente. Gli appuntamenti che sono stati organizzati in collaborazione col Vicariato di Roma in questo anno ci hanno consentito di mettere  a fuoco i tratti salienti del suo profilo di uomo, credente, pastore e testimone del Vangelo. In questi dieci anni dal sacrificio della vita di don Andrea in tanti hanno chiesto incontri e testimonianze per conoscere e approfondire la sua figura e la sua spiritualità, ma ciò che colpisce è come anche persone che non avevano mai avuto nulla a che fare con lui si sono avvicinate, o qualcuno, come sacerdote, ha voluto ripercorrerne i passi verso Oriente. Quanto è accaduto quel 5 febbraio di dieci anni fa nella Chiesa di Trabzon ha commosso e ferito ben al di là dei confini della Diocesi di Roma e del Vicariato di Anatolia in Turchia, ma è una ferita da cui sta germogliando bene spirituale per molti, come ha ricordato anche Papa Francesco nel corso di una Udienza Generale. Su questi segni dello Spirito la Chiesa di Roma è chiamata a interrogarsi e riflettere, ma ciascuno di noi deve alimentare la fiammella accesa nel cuore dal Signore anche grazie al sacrificio di don Andrea.
4. Il Signore anche in questo Avvento vuole prendere carne in noi: non possiamo vivere questo tempo come spettatori distratti o come i contemporanei di Noè. Chiediamo il dono di essere discepoli, come Maria. Con Lei andiamo fino a Betlemme e così preghiamo con le parole di don Andrea: “Signore faccio voto di mitezza, di tutto offrire e niente chiedere, di essere presente senza pesare, di offrire senza pretendere, di attendere all’infinito con pazienza, di rendermi presente fuori della porta senza chiedere conto, di essere te come tu sei stato qui a Betlemme, lì a Nazareth, lassù sul Calvario. Pura presenza e offerta, puro dono, puro assumere tutto, assorbire tutto, puro attendere, puro offrire te stesso e noi in te. Signore, sii tu questo voto in me perché senza te sono duro e incapace. Signore, fatti carne in me affinchè la mia carne sia te, fatti uomo in me affinchè io sia uomo in te e appaia salvezza, mitezza, offerta pura e attesa: offerta al Padre facendomi tutti, offerta agli uomini facendomi volto del Padre. Signore Gesù, fammi strumento nelle tue mani, fammi te. Maria, partoriscimi e concepiscimi di Spirito Santo. Maria generami salvatore, prolungamento di Gesù salvatore”. Amen.