giovedì 24 novembre 2016

Italia
A mezzo secolo dal concilio. Profezie per l’oggi
L'Osservatore Romano
Pubblichiamo la nota editoriale del curatore di «Profezie per l’oggi» (Magnano, Qiqajon, 2016, pagine 233, euro 20). 
(Enzo Bianchi) A più di cinquant’anni dalla fine del concilio Vaticano II, e in particolare a quarantacinque dalla pubblicazione della lettera pastorale dell’arcivescovo di Torino, padre Michele Pellegrino, e a trent’anni dalla sua morte, abbiamo scelto di ripubblicare alcuni testi di una forza profetica inaudita.
I testi presentati in questa raccolta erano profetici all’epoca in cui furono scritti (coprono un arco temporale che va dal 1962 al 1979), ma sono profetici anche oggi: gli autori sono “sentinelle” che ancora ci ricordano le esigenze evangeliche radicali e ci spingono a viverle e attualizzarle nella chiesa e nel mondo contemporanei. Una stagione di fermento e di speranze che ho avuto la grazia di vivere con piena consapevolezza e, per alcuni degli autori qui raccolti, anche nel prezioso spazio dell’amicizia. La scelta tra i numerosi testi profetici che in quel periodo cercavano di far circolare il vento della novella Pentecoste conciliare ha seguito un criterio ben preciso: far riecheggiare la voce di persone che non vivevano ai margini della compagine ecclesiale ma vi svolgevano un ministero pastorale come vescovi o superiori generali di congregazioni religiose. La rara combinazione di istituzione e profezia aveva appena conosciuto la luminosa vicenda di Papa Giovanni, profeta per la Chiesa e per il mondo, ed ecco che, nella sua scia, altri uomini rivestiti di autorità magisteriale la ponevano al servizio degli ultimi e dei poveri, facendosi eco del Vangelo delle beatitudini. Tra i numerosi tratti che accomunano questi diversi testi emerge con evidenza proprio la povertà, compresa e incarnata come scelta di rinunciare a ogni potere sugli altri, scelta di conformarsi sempre più alla vita di Gesù narrata nei Vangeli. Ma questa povertà è una scelta non soltanto e non tanto per i singoli, ma anche per la comunità ecclesiale e per l’istituzione chiesa, che è il corpo di Cristo nella storia. I primi due scritti sono diretta espressione del Vaticano II: il discorso di Lercaro pronunciato nella prima sessione dell’assise conciliare, e il cosiddetto “Patto delle catacombe” firmato da vari vescovi che lo diffusero tra i padri conciliari. Nel testo della conferenza di Camara ritroviamo, poi, le speranze del primo postconcilio, speranze che oggi diventano per noi sprone alla conversione. Le lettere pastorali di Pellegrino e Franzoni, scritte nei primi anni Settanta, sono un tentativo di mettere in pratica l’aggiornamento richiesto dal concilio nella realtà sociale e della chiesa locale, un’attualizzazione “politica” nel senso più ampio e profondo del termine.

E non dimentichiamo che Paolo VI (l’autore di due testi magisteriali altrettanto profetici quali l’Evangelii nuntiandi e la Populorum progressio) volle confermare Pellegrino nella comunione proprio dopo la pubblicazione della Camminare insieme. I due discorsi di Arrupe sono davvero dirompenti e ci colpiscono per la semplicità e il coraggio con cui spronano a non separare la teologia e la fede in Dio dall’impegno contro le ingiustizie e contro la miseria. Infine, la conferenza del cardinale Kim lega nuovamente la scelta della povertà della Chiesa alla necessità di una evangelizzazione coerente, che in primis passa attraverso l’esempio della vita.
Oggi, che questo desiderio di “una chiesa povera e per i poveri” è stato apertamente ribadito da Papa Francesco all’inizio stesso del suo ministero petrino, queste parole ritrovano tutta la loro attualità e autorevolezza: la profezia, la voce che ripete con forza le esigenze del Vangelo, continua a risuonare mentre la chiesa si riscopre ancora una volta semper reformanda, sempre alla ricerca di un’autentica “ri-forma”, una forma che la riconduce giorno dopo giorno al suo Signore.
L'Osservatore Romano, 23 - 24 novembre 2016