martedì 29 novembre 2016

(Stefania Careddu) Correva l'anno 2004 e dalle pagine del Direttorio Comunicazione e Missione della Cei scaturiva l' animatore della cultura e della comunicazione, un soggetto pastorale del tutto originale al quale veniva affidato il non facile compito di agire nell' ambito culturale e mediatico per aiutare la Chiesa a diventare 'estroversa'. Sono passati poco più di dieci anni, ma il vorticoso sviluppo tecnologico ha disegnato panorami e situazioni completamente diversi, addirittura impensabili solo qualche tempo fa. Viene allora spontaneo domandarsi se valga ancora la pena parlare di questa figura o se non sia ormai superata dalla storia e da nuovi stili di vita. «Oggi più che mai c' è bisogno di animatori della comunicazione e della cultura, di persone preparate che sostengano la comunità ad avere uno spirito critico», ribatte senza esitazione padre Gianni Epifani, dell' Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei e coordinatore del corso Anicec, sottolineando l' attualità di un profilo che non solo non è passato di moda, ma assume un ruolo ancor più preponderante in un momento in cui i media sono diventati l' ambiente in cui si vive e non semplici strumenti. Anche perché, come rilevava il sociologo Marshall McLuhan, uno dei massimi esponenti degli studi sulla comunicazione sociale, «ogni miglioramento nelle comunicazioni aumenta le difficoltà di comprensione ». «Siamo sempre connessi e ciascuno può essere autore, oltre che destinatario, della comunicazione. Ma sono tutti capaci di discernere ed orientarsi? », si chiede padre Epifani per il quale «i numerosi errori di comunicazione evidenziano quanto sia complesso e delicato muoversi nel mondo dei media». Diventa dunque fondamentale e strategico avere operatori attenti e competenti. Ecco perché, spiega il religioso rogazionista, «continua il progetto di formazione dell' Anicec, avviato dopo la pubblicazione del Direttorio che rappresenta ancora un punto di riferimento importante per la Chiesa italiana e per il mondo della comunicazione». Dalla suo esordio sono circa 600 coloro che, nell' arco di nove edizioni, hanno partecipato all' iniziativa Anicec e che oggi, rileva Epifani, «sono impegnati nelle parrocchie e nelle diocesi così come nei media ecclesiali e laici». Tra loro, ricorda, «ci sono ad esempio direttori e operatori di alcuni uffici diocesani per le comunicazioni sociali, giornalisti dei settimanali cattolici, persone desiderose di formarsi e approfondire, oltre che giovani che hanno deciso di mettere le proprie abilità a servizio della comunità ecclesiale». Sebbene ci siano pilastri inamovibili, per stare al passo con i tempi l' offerta formativa è andata differenziandosi e aprendosi alle frontiere dei social network. «Per l' anno 2017 - annuncia il religioso - abbiamo voluto privilegiare il confronto con gli esperti e l' approccio pratico dei laboratori». Scelte che trovano conferma nel programma del tradizionale incontro residenziale che si terrà a Roma venerdì e sabato, a conclusione dell' edizione 2016. L' appuntamento, che ha per titolo «Progettare il cantiere della comunicazione cattolica », sarà un' occasione per confrontarsi e condividere idee ed esperienze a partire dagli spunti offerti dalla riflessione di Vania de Luca, vaticanista di RaiNews24 e presidente dell' Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), ma anche per mettersi alla prova e lavorare in rete: i corsisti infatti dovranno elaborare, sotto la guida di un tutor esperto, un progetto di comunicazione nel campo radiofonico, televisivo, del web o della carta stampata.