mercoledì 16 novembre 2016

Italia
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - ©copyright) Ovviamente non intendiamo polemizzare con i quattro porporati che hanno scritto il 19 settembre scorso una lettera al Santo Padre per porre alcune domande, espressioni dei loro dubbi su alcuni passaggi dell’Amoris laetitia. Sul merito della questione, se esiste, altri hanno i titoli e le conoscenze, non certamente il sottoscritto. Alcuni lo hanno già fatto, per la verità pochi.
Non ci piace il silenzio tombale che sta coprendo questa triste vicenda mentre alcuni siti, conosciuti per le loro posizioni critiche nei confronti del Papa, così come alcuni avventori dei Bar “Twitter” e “Facebook”, sono attivissimi. 
Sarà il Papa a risolvere la questione come vuole e quando vuole. Noi, nel nostro piccolo, vogliamo rompere questo curioso cerchio di silenzio, con alcune domande e null’altro.
Si tratta di una faccenda nella quale i cattolici, almeno così la penso io senza voler parlare a nome di altri, si dovrebbero astenere di comportarsi come tifosi. Non c'è nessuna partita tra squadre diverse da risolvere con una vittoria o una sconfitta. Non c'è neanche nessuno scontro al vertice tra il Pontefice e alcuni suoi cardinali.
Dunque non entriamo nella controversia, diventata ancora più delicata - anzi, delicatissima - dopo l'intervista del cardinale Burke a Edward Pentin (National Catholic Register) dove anticipa, minaccia, una sorta di atto formale di correzione del magistero del Papa se Francesco non risponderà alla lettera.
Ci poniamo alcune domande dolorose che, immaginiamo, turbano moltissimo le coscienze e la serenità di non pochi cattolici. 
1) Non ci sembra scandalistico né inappropriato che i cardinali, molti, pochi o qualcuno, si rivolgano in privato, per porre dubbi e perplessità, al Papa. Accade d'anni ed è un'esperienza che hanno vissuto diversi Papi dopo il Concilio Vaticano II. In alcune circostanze è stato chiesto al Pontefice una parte riservata all’interno di un Concistoro per trattare cose delicate, importanti, senza il clamore e le mediazioni della stampa che si sa come si comporta in questi casi. 
2) Ci sembra invece almeno sorprendente che si agisca come gruppo (ed è ben noto che non è la prima volta), come cordata, come corpo separato, nei confronti del Papa. A questo punto i dubbi della lettera diventano marginali perché ciò che appare come preminente è un'operazione contro il Pontefice; operazione pensata e programmata come una escalation anti-papale molto funzionale alla tecnica, in atto da qualche anno, del "Character Assassination". 
3) Risulta incredibile che questi firmatari, non avendo ricevuto risposta personale dal Papa, come arma di pressione, e forse di discredito, abbiano deciso di informare i loro giornalisti amici, consegnando loro copia di una lettera inviata in forma privata al Santo Padre (quindi documento divenuto proprietà del Papa come erano quelli che Paolo Gabriele sottraeva dalla scrivania di Benedetto XVI), quasi volessero denunciare pubblicamente il Pontefice. Allora perché non si sono rivolti al Papa da subito con una lettera pubblica, aperta? Perché questa pretesa operazione di logoramento?
Una cosa simile non si era mai vista. 
4) Nel caso specifico del card. Burke, molto impegnato da tempo in rilasciare ovunque interviste e commenti anche su Trump e dintorni, la cosa appare più sorprendente ancora. Lui, come si sa, ha spedito al Papa, insieme con gli altri tre porporati, il 19 settembre, la lettera pubblicata in questi giorni in diverse testate web. Lo scorso 10 novembre il card. Burke è stato ricevuto dal Papa in udienza privata. Ci domandiamo: avrà chiesto spiegazioni al Papa sull'attesa risposta? Avrà detto al Papa: Santità visto che Lei non ci ha risposto daremo ai nostri giornalisti amici il testo della lettera privata? Avrà detto il cardinale Burke al Papa: Santità se Lei non corregge l'Amoris laetitia noi faremo un documento per correggere pubblicamente il suo magistero? 
5) Questi prestigiosi cardinali nel loro pianificare, concordare e agire in concorso, si saranno posti la questione della coscienza, sensibilità e stato d'animo dei cattolici quando questi sarebbero venuti a conoscenza di tutto ciò che poi i porporati hanno fatto per mettere in difficoltà il Papa?  Avranno meditato sulle conseguenze di questi loro comportamenti? Si saranno sentiti anche loro responsabili della serenità dei cattolici, dell'unità della Chiesa, della rilevanza unica e  insostituibile del Successore di Pietro? 
6) E poi, dove ci sono gli appigli canonici per paventare, anzi minacciare, una correzione formale pubblica del magistero pontificio? Il cardinale Burke, con le sue dichiarazioni di oggi a E. Pentin, sino a questo momento non smentite, ha introdotto nella vita della comunità ecclesiale un gravissimo, tremendamente doloroso, elemento di disturbo e disorientamento. Ne è consapevole il porporato?