venerdì 18 novembre 2016

Il vescovo di Ischia Mons Pietro Lagnese scrive una Lettera alle Confraternite della Chiesa che è stato chiamato a guidare dal 2013 auspicando che queste Associazioni di Fedeli ritornino ad essere veri cenacoli di fede, di speranza e di carità. Pietro Lagnese – rifacendosi a documenti del Magistero quali Apostolicam Actuositatem e Christifideles Laici – sottolinea il ruolo assolutamente necessario dell’apostolato dei laici nella missione della Chiesa e invita a «rimettere al centro della vita delle confraternite, come ha sottolineato Papa Francesco parlando proprio a loro, tre parole: evangelicità, ecclesialità e missionarietà».Nel solco di Evangelii gaudium il presule insulano ha richiamato le Confraternite ad una visione più cristiana nella gestione del patrimonio con una rinnovata attenzione verso i poveri.
Nella già citata esortazione apostolica Papa Francesco scrive infatti: «preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita» (n. 49). In seno all’improrogabile conversione pastorale, il vescovo di Ischia ha voluto quindi affrontare alcune situazioni dette “irregolari”, per quanti non hanno contratto matrimonio canonico, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, ai quali – secondo il vigente Statuto per le Arciconfraternite, Confraternite, Pii Sodalizi del 1995 della Chiesa Isclana – era impedito partecipare alle associazioni dei fedeli sottoposte all’autorità ecclesiastica.
Nell’esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia, al n. 299, il Santo Padre invita la Chiesa ad entrare in una logica dell’integrazione affinché queste persone ferite non si sentano scomunicate ma sappiano di appartenere al Corpo di Cristo che è la Chiesa, «occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate».
Il vescovo Lagnese ha quindi dato «facoltà, anche a persone che vivono situazioni cosiddette “irregolari”, di poter essere iscritte a pieno titolo alle suddette realtà aggregative con la possibilità di essere pure elette per lo svolgimento di compiti direttivi».
Ma attenzione a facili esemplificazioni e libertinismi che possono nascere da una cattiva interpretazione del metodo che trapela da Amoris Laetitia nell’accompagnare, discernere e integrare la fragilità: sarà necessario valutare ogni singolo caso attraverso il discernimento degli assistenti ecclesiastici delle rispettive confraternite non solo per le situazioni “irregolari” affinché sia reale l’effettiva partecipazione alla vita della Chiesa.
Nella Lettera il vescovo ha esortato anche i singoli assistenti ecclesiastici ad accompagnare l’aggregazione e ad «incoraggiarla in un cammino di crescita nella comunione e nella missione della Chiesa».
Questa rilevante attenzione a chi vive situazioni “particolari” si incastona in una Chiesa locale che sta cercando di dare spazio ai conviventi e alle famiglie ferite: la recente Missione diocesana vissuta dal 4 al 13 novembre scorso e il percorso di formazione su Amoris Laetitia tenuto da d. Silvio Longobardi, esperto di pastorale familiare, sono espressioni di reale cura nei loro confronti.
La decisione di Lagnese è mossa quindi dalla preoccupazione di una Chiesa che desidera «accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza, come la luce del faro di un porto o di una fiaccola portata in mezzo alla gente per illuminare coloro che hanno smarrito la rotta o si trovano in mezzo alla tempesta» (Amoris Laetitia, n. 291).
(Testo integrale della lettera).