domenica 13 novembre 2016

Italia
Indirizzo di saluto del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, al Convegno “Damasco – Prisma di speranze”
Pontificio Istituto Orientale
[Text: Italiano, English]
Eminentissimo Segretario di Stato di Sua Santità, Card. Pietro Parolin,
Sua Santità, Aram I, Catholicos Patriarca della Gran Casa di Cilicia,
Sua Beatitudine Gregorio III Laham, Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti,
Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi,
Eccellentissimi Signori Ambasciatori,
Illustri Relatori e Distinti Ospiti,
Reverendissimo Rettore del Pontificio Istituto Orientale,
Stimati Professori,
Cari Studenti ed amici!
1. Il 15 ottobre del 2010, nel suo intervento come Delegato fraterno in rappresentanza della Chiesa Siro-Ortodossa all’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente, il Metropolita di Aleppo, Mor Youhanna Gregorios Ibrahim, affermava che “il nemico più pericoloso che cristiani e musulmani devono affrontare è l’ignoranza, che spesso è ciò che domina il discorso religioso creando tensioni, instabilità e conflitti tra cristiani e musulmani”, e proseguiva suggerendo che la Chiesa cristiana promuova il pensiero illuminato e si affidi ai moderati. Siamo convinti che il valore di queste affermazioni non si sia spento con il rapimento avvenuto nell’aprile del 2013, insieme con il confratello greco-ortodosso Boulos Yazigi. La voce risuonata in questi giorni di Convegno è anche la loro voce di speranza, di sogno e di futuro per l’amata Siria: chi ha sperimentato o sperimenta la cattura, la prigionia, financo la tortura - ce lo hanno raccontato alcuni testimoni in questi anni di violenze e di conflitto – affronta il dramma di ogni giorno, da un lato lasciando sempre più spazio dentro di sé a Dio, affidando a Lui il difficile presente, e dall’altro custodendo il sogno di un futuro di ritrovata libertà, in cui poter tornare a lodare i prodigi dell’amore del Signore.
2.Ne siamo convinti ancora di più oggi, in un luogo quale il Pontificio Istituto Orientale che sta celebrando l’anno centenario dalla Fondazione e la cui missione era stata evocata proprio nell’Instrumentum Laboris del già citato Sinodo Speciale per il Medio Oriente: in questo luogo di conoscenza e di studio possiamo dire che si combatte ogni giorno il nemico indicato da Mor Gregorios Ibrahim: l’ignoranza. Non soltanto attraverso i percorsi accademici che qui vengono proposti, ma anzitutto attraverso la continua riscoperta del volto dell’altro. Sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose, laici, qui percorrono un tratto di strada insieme, sapendo della propria diversità di provenienza e appartenenza, ma volendo l’uno accanto all’altro compiere l’esperienza di un pellegrinaggio alle sorgenti del pensiero teologico, spirituale, liturgico e disciplinare dell’Oriente cristiano. Proprio in queste sorgenti ritrovano le tracce di passi possibili verso l’unità visibile tra tutti i cristiani.  Sanno anche che essa in contesti come la Siria e l’Iraq è già proclamata non da dichiarazioni o eventi ecumenici, ma dal sangue egualmente sparso in quanto discepoli di Cristo, accanto a quello di tanti altri fratelli e sorelle in umanità, anche non cristiani, che cadono vittime innocenti dei colpi dei diversi schieramenti. Confrontarsi, studiare, approfondire in questo Istituto – come in altre qualificate Istituzioni accademiche in Medio Oriente - diventa una risposta luminosa al velo di tenebra che in tanti hanno voluto si distendesse su quelle terre, grazia a ideologie e schieramenti che non tollerano che sia possibile la convivenza tra diversi e un modello di stato che viva, detto in termini occidentali, una sorta di laicità positiva. I seguaci di tali ideologie sono tutti uomini che attingono a cisterne screpolate, per usare un’immagine del profeta Geremia, abbeverandosi ad acque che sembra vogliano cancellare la memoria: la memoria del bene, di una coesistenza pacifica, di produzione artistica e letteraria, di pensiero politico, ma anche la memoria dei mali, non per coltivare il rancore e lo spirito di rivalsa, ma perché le ferite siano guarite e certe tragedie non abbiano più a ripetersi. In questo senso è ancora più triste ad esempio che Aleppo, che fu luogo di accoglienza e rifugio sicuro un secolo fa per esempio per gli armeni scampati agli eccidi da tutti conosciuti, oggi veda i suoi cittadini messi in fuga o nuovamente colpiti.
3. In tanti si sono domandati sul senso del Convegno come quello che stiamo celebrando: non servirebbe piuttosto una nuova conferenza di pace, un tentativo ulteriore di mediazione? Non sarebbe questo il luogo e il contesto. Ma vuole essere piuttosto lo spazio in cui levare la voce, far vibrare le corde del desiderio e dire: “Anche noi ci siamo”! Anche noi come Chiese Cristiane Orientali, vogliamo coltivare il sogno: offrire il nostro contributo ad una possibile ricostruzione, avere di nuovo la possibilità di mettere tutto il potenziale delle nostre risorse educative ed umane perché i bambini e i giovani della Siria tornino ad avere la visione di un futuro luminoso in quella amata terra e per i suoi abitanti. Sappiamo bene che i cinque anni di conflitto hanno rubato la speranza a tanti di loro, e che tante risorse formative sono state quasi annientate. Seguendo l’immagine profetica che tanto ama il Santo Padre Francesco, vogliamo essere come quegli anziani che hanno sogni, per aiutare i giovani ad avere visioni. Siamo venuti da tanti luoghi e da tante Chiese, per dire insieme questa comune volontà di bene per il futuro della Siria. Non poteva che essere questo il luogo: esso fu fondato nel 1917, insieme alla Congregazione per le Chiese Orientali, da Papa Benedetto XV. Era il segno della lungimiranza e maternità della Chiesa. L’Europa e il mondo erano sconvolti dalla Prima Guerra Mondiale, l’Oriente vedeva dissolversi progressivamente la Sublime Porta dell’Impero Ottomano, e il Pontefice -  mentre chiedeva con vigore che cessasse “l’inutile strage” – fondava una Casa per l’Oriente e un luogo per la sua conoscenza qui a Roma. Siamo convinti che anche questa altra ignobile strage si fermerà, e il Medio Oriente potrà tornare ad essere casa accogliente per i cristiani, gli ebrei e i musulmani ed ogni uomo di buona volontà che è figlio della pace.
4. Il Signore, che guida la storia e le sorti dei popoli, faccia giungere presto questo momento, ci ascolti in questo “tempo della misericordia” evocato dal brano di Isaia che fa da sfondo a questo nostro incontro. Ogni altura e monte dell’idolatria umana – il mercato, il profitto, anche a prezzo del sangue degli innocenti -  siano abbattuti e trasformati in strade per il ritorno a casa, per l’incontro tra i popoli, per celebrare il culto in spirito e verità. Grazie.
Inglese
Welcome address by Cardinal Leonardo Sandri, Prefect of the Congregation for the Oriental Churches, at the Conference "Damascus: Prism of hopes" - Rome, Pontifical Oriental Institute, Sunday, 13 November 2016 A.D.
Most Eminent Secretary of State of His Holiness Pope Francis, Cardinal Pietro Parolin,
Your Holiness, Aram I, Catholicos Patriarch of the Great House of Cilicia,
Your Beatitude Gregory III Laham, Patriarch of Antioch of the Greek Melkites,
Your Excellencies, the Archbishops and Bishops,
Honorable Ambassadors, Illustrious Speakers and Distinguished guests,
Most Reverend Rector of the Pontifical Oriental Institute,
Esteemed Professors, Dear Students and Friends!
1. On 15 October 2010, in his speech as fraternal delegate representing the Syrian Orthodox Church in the Special Assembly of the Synod of Bishops for the Middle East, the Metropolitan of Aleppo, Mor Gregorios Ibrahim, stated that "the most dangerous enemy that Christians and Muslims face is ignorance, which often dominates religious discourse, creating tensions, instability and conflicts between Christians and Muslims". He continued by suggesting that the Christian Church promote enlightened thought and entrust itself to moderates. We are convinced that the value of these claims has not been extinguished with his kidnapping, which took place in April of 2013, along with his Greek-orthodox brother, Boulos Yazigi. The voice resounding during the days of this Conference is also their voice: one of hope, of dreams and of a promising future for beloved Syria. Those who have experienced or are experiencing capture, imprisonment, even torture - testimony of which we have heard from so many witnesses in these years of violence and conflict – now face the drama of every day in a different way: on the one hand, leaving more space within to God, entrusting to Him the difficulties of the present and, on the other, treasuring the dream of the return of freedom, and the ability to praise Him for the wonders of His love.
2.     We are even more convinced today, in a place such as the Pontifical Oriental Institute, which is celebrating the centenary year of its Foundation, and whose mission was recalled precisely in the Instrumentum Laboris of the aforementioned Special Synod for the Middle East. In this place of learning and study, we can say that every day that enemy is being fought, which was identified by Mor Gregorios Ibrahim: ignorance. Not only through the academic courses that are offered here, but primarily through the continuous rediscovery of the face of the other. Here, priests, seminarians, religious and lay people run a stretch of road together, well aware of their diverse origins and commitments, but nevertheless desiring to experience together a pilgrimage to the sources of the thought - theological, spiritual, liturgical and disciplinary - of the Christian East. In these very sources they discover the traces of possible steps leading to visible unity among all Christians. They also realize that, in contexts such as Syria and Iraq, this path to unity has already been signed not by statements or ecumenical events, but by blood. Christians have shed their blood equally, simply as disciples of Christ, beside so many other brothers and sisters in humanity, who, though not Christians, have fallen innocent victim to violence from various quarters. Meeting, studying, learning, here in this Institute - as in other qualified academic institutions in the Middle East - becomes a luminous response to the veil of darkness that many have wanted it to stretch out over those lands. It is as if the coexistence of different sorts of people and a positive model of secularism – to put it in Western terms - cannot be tolerated by certain ideologies and factions. Such as these are men drawing water from broken cisterns, to use an image of the prophet Jeremiah, still drinking from waters that they simultaneously seek to eliminate from history: the memory of the good, of a peaceful coexistence, of artistic and literary production, of political thought, and even the memory of the evils that have occurred. Their memory, too, is important - not to cultivate resentment and the spirit of revenge, but rather to allow the wounds to heal and to prevent such tragedies from being repeated. In this sense it is all the sadder that Aleppo, for example, which was a place of welcome and a safe haven a century ago for the Armenians who were escaping the massacres known to us all, now see their descendants put to flight and stricken once again.
3.    Many have wondered about the purpose of the Conference during these three days: would it not rather be more useful to hold another peace conference, or make a further attempt at mediation? This is not the place and the context. Here, rather, a space has been opened up, in which to speak out, to stretch the strings of desire and say, "we are with you!" We, too, along with the Eastern Christian Churches, want to nurture the same dream. We seek to offer our own contribution to a future reconstruction, to be able once again to have the opportunity of employing the full potential of our educational and human resources in order that the children and young people of Syria may have a vision of a bright future in that beloved land and for its sake. We know only too well that this five-year conflict has robbed many of them of hope, and that so many educational resources have been practically annihilated. Following the prophetic picture that the Holy Father Francis loves so well, we want to be like those elders who have dreams, to help young people to have visions. We come from many places and from many Churches to affirm together this our common commitment to a bright future for Syria. Only this Institute could serve as the place to do this: it was founded in 1917, along with the Congregation for the Oriental Churches, by Pope Benedict XV. It was a sign of the far-sightedness and the maternal instinct of the Church. Europe and the world were immersed in the First World War, the East was witnessing the gradual dissolution of the Sublime Porte of the Ottoman Empire, and the Pope – even while asking forcefully that the "senseless slaughter" be stopped - founded here in Rome a “Home for the East” and a center for a deeper knowledge of it. Likewise, we too are convinced that the despicable carnage of our day will soon end, so that the Middle East may become again a welcoming home for Christians, Jews and Muslims and for every man of good will who is a son of peace.
4. May the Lord, who guides history and the fate of peoples, make this day dawn quickly! May he listen to our cry, in this "time of mercy" evoked by the passage from Isaiah that is the backdrop to this meeting. May every hill and mountain of human idolatry - the market, profits, made even at the price of the blood of the innocents – be laid low, turned into roads for the trip home, for the encounter of peoples, eager to worship together in spirit and in truth. Thank you.